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lunedì 16 febbraio 2015

50 Sfumature di presa per il culo

Se non ho dormito per tutta la durata del film, sappiate che l'ho fatto per voi.
Perché poteste evitarvi 8 euri di biglietto del cinema e spenderli per una messa in piega dai cinesi. 
Il film dell'anno, tratto del libro che ha fatto bagnare metà popolazione femminile è nelle sale. 
Per le temeraria che hanno avuto il corteggio di guardare negli occhi le amiche e dire: No, quella porcheria non l'ho letta, con conseguenti sguardi compassionevoli che si riservano alle gattare che non vedono pisello da due lustri, riassumo così, il capolavoro cartaceo di E.L. James e l'altrettanto capolavoro su pellicola di Sam Taylor-Johnson. 

C'erano una volta una sciacquetta e un demente. 
Lei, Anastasia, con sciapo look anni 90, lui Christian, monoespressivo che manco Scamarcio. 
Potrei finirla qua, nel senso che non c'è molto altro.
Ma andiamo avanti.
La favola moderna comincia con la sciacquetta che intervista il miliardario monoespressivo, (la cui ricchezza non è chiaro se provenga dallo spaccio di eroina, da immobili, o da presentazioni in casa stile La ragazza con la valigia rossa), ricchissimo, giovane e bello. Insomma. Cinque minuti per capire che la trama ha la stessa veridicità di Biancaneve e del tappeto volante di Aladdin messi insieme. 
Lei goffa, inciampa in continuazione, simpatica come un ceppo di Ebola sconosciuto che ti si presenta il giorno di Natale, passa 90 minuti a succhiarsi il labbro. 
Già alla seconda inquadratura qualcuno avrebbe dovuto consigliarle un bravo psicoterapeuta, fatto sta che a lasciare in pace sto labbro, proprio non ci pensa. E succhia, e succhia, e si ferisce, e si strappa le pellicine al limite del rivoltante. Roba che se una di noi replicasse sta scena davanti ad uno sconosciuto, quello si assenterebbe per andare a comprare le sigarette senza tornare mai più.
Invece al monoespressivo questo gesto fa tanto sesso, talmente tanto che imita espressioni facciali come se avesse un cobra nei pantaloni che non riesce a domare.

(Mi dicono goliardicamente che per Basic Instinct fossero indecisi se far accavallare la gambe a Sharon Stone, o procurarle una forchetta per fare a pezzi e mangiarsi il suo labbro inferiore. Fortunatamente lei scelse di smutandarsi).

Il capolavoro di comicità ha la sua apoteosi quando la sciaquetta si dichiara vergine e il monoespressione le confessa che lui Non fa l'amore, scopa duro e che quindi non le rimangono che due possibilità: o farsi battezzare dal dio del sadomaso, o mantenere sano e salvo il suo imene inesperto. 
A tutte le vergini del mondo sarà capitato di farlo per la prima volta con uno che è indeciso se incaprettarti o mandarti affanculo. Ma la sciaquetta, che ha aspettato un casino di anni il grande amore, decide che vada per l'incaprettamento. 
E già qui, la donna media amante del trash, dovrebbe avere un barlume di lucidità per capire che forse, ma dico forse, la stanno prendendo per il culo.
La sciaquetta nel frattempo, vittima della sindrome da crocerossina, decide di legarsi sentimentalmente e non solo metaforicamente al suo aguzzino, che le mostra senza troppi imbarazzi il minibar e la sala delle torture. Non necessariamente in quest'ordine. 
E lei, come ogni vergine maggiorenne che si rispetti, si spoglia senza il minimo imbarazzo e fa uscire il suo lato Moana in 5 secondi netti. Lui la frusta e lei muggisce, lui la appende come un salame e lei nitrisce, lui la penetra e lei orgasma. 
Eccerto. 

Solo a noi povere stronze ci vogliono almeno tre partner per capire effettivamente dove sia il punto G., e almeno 2 anni per riconoscere un pene decente da un pene demotivato. 
Ma la nostra sciaquetta ha donato le sue chiavi del paradiso all'uomo giusto. Che riassumendo è anche ricco, bello e bravo a letto. Ci mancava che le dicesse Posso far avverare tre desideri, e il colossal Disney era belleppronto.
Ma non finisce qui. Eh no. Perché mica avrebbe avuto tutto sto successo se fosse terminato con un E vissero felici, contenti ed escoriati. 

L'autrice infatti ha pensato bene di metterci anche la parte tenera. Che in questo contesto si sposa bene come Sei stata mollata e Buon compleanno nella stessa frase. 
Il monoespressivo emotivamente non disponibile, anafettivo, edonista e narciso, che dopo un mese di romantici Ti lego, Ti scopo, Ti faccio dimenticare di avere una dignità, cambia per lei. 
Cambia per lei. 
CAMBIA PER LEI.
Un mutamento che non avevamo più visto dai tempi della Bella e la Bestia. 
E così lui, l'uomo con più cambiamenti umorali di una donna in pre-mestruo, le giura amore eterno, le fa firmare un contratto post sessuale, continua a frustrarla come un ciuco, ma si vota alla monogamia. Capirete la soddisfazione della sciaquetta.
Che non regge un chupito senza svenire, ma sopporta stoicamente la frusta sulla schiena. 

Quindi. 
Christian Grey non esiste. E se esistesse sarebbe un uomo orribile.
Anastasia Steele non esiste. E se esistesse nella vita farebbe l'attrice porno.
Questa trama non esiste. E se esistesse sarebbe un libretto di quarta categoria tramutato in un filmetto di ottava categoria.
Manco il cinepanettone ha così poche sfumature. 


mercoledì 17 dicembre 2014

Quando SEXY non fa rima con TAGLIA

La prima volta che mi spogliai davanti ad un uomo, ero completamente ubriaca.
Avevo in corpo circa dieci shottini di tequila, cosa che mi diede una certa disinibizione.
Ricordo che lo stronzo manco aveva spento le luci e nella stanza eravamo in tre. Io, lui e la mia ritenzione idrica. 
Ricordo anche, che un po' per i fluidi alcolici nel sangue, un po' perché il mio mantra è sempre stato Fottecazzo, mi tolsi il mio intimo di H&M da 19.90 euro, con una serenità da santone indiano.
Risi un sacco quando i jeans si bloccarono sui fianchi. Anche quando mi mise una mano sui miei botticelliani cuscinetti. Che poi dico botticelliani perché SeiLargaComeUnTavolino, non sta bene.
La prima volta andò così.
Benedetta fu, la tequila.
Considerato che lui si mostrò molto contento e molto prodigo alle lusinghe, capii all'istante che esisteva, da sempre, una pesantezza sull'argomento sesso, veramente fastidiosa.

Negli anni ho conosciuto donne bellissime, piene di fisime quando arrivava l'ora di spogliarsi. Ed ho conosciuto uomini che lamentavano il problema dell'andare a letto con donne troppo paranoiche.
No non mi giro, che si vedono tutti i Big Tasty che ho mangiato il mese scorso.
Non indosso il tanga che c'ho il culone.
Le autoreggenti, manco per sogno, che l'effetto salame è assicurato.
I bustini? Cosa sono i bustini?
Se rido durante il sesso penserà che io sia posseduta.
Se mi alzo nuda, senza un pigiama, un piumone e un asciugamano da barca intorno alla patonza, vedrà le mie cicce ballonzolare.

Ora, amiche, lasciatemi dire una cosa.

IO PORTO UNA 48 OTTIMISTA.
E il fatto che sia alta 1 metro e 82 non mi salva dal girone infernale di quelle che ogni volta che si mettono a dieta salutano i grassi saturi come se salutassero il fidanzato che sta per partire per l'Afghanistan.
Le minigonne le ho abbandonate in terza media e l'ombelico fuori, solo in spiaggia con un minimo di 54 gradi.
Detto ciò.
Se un uomo viene a letto con me, sa che non si sta per scopare Kate Moss. Sono stata anche con dei Neanderthal, ma mi pare che siano arrivati al concetto anche loro.
Mi spiegate che tipo di problemi vi fate?
Mi spiegate perché pensate di non essere sexy?
Mi spiegate cosa caspita è sta ossessione per i chili di troppo?
Mi spiegate perché un uomo che decide di fare sesso con voi dovrebbe trovarvi poco attraenti?



Donne vi prego, divertitevi. Divertiamoci. 
Trattiamo il nostro corpo come qualcosa di fantastico che tra vent'anni, potrebbe non esserlo più.
Facciamoci toccare, annusare, gustare, assaporare da questi uomini che in quel preciso momento vogliono solo noi, fregandocene se non siamo perfette, perché se loro avessero voluto la perfezione, adesso non starebbero spogliando noi, ma la vicina di casa strappona che si nutre unicamente di the verde dal 1999.
Pensiamo al bello del sesso, alla magia del momento, alla passione.

Pensiamo a mani che toccano fianchi morbidi. A quanta soddisfazione ci possa essere nell'abbracciare qualcuno che non si ha paura di spezzare.
Avete incontrato un demente a cui non piacete? E da quando è un problema vostro?
E questo non ha nulla a che vedere con la taglia che indossate. La sensualità non è una questione di centimetri, ma di atteggiamento. Ho visto donne banali trasformarsi in femme fatale solo con un'occhiata, e sosie di Brigitte Bardot insicure, nascoste in angoli bui di discoteche, a controllare ogni 5 minuti lo stato del proprio rossetto.

La sensualità non è un vestito troppo scollato, è una risata che sala dal petto, inaspettata e piena.
Divertitevi. Divertiamoci. 
Con noi stesse, con il nostro corpo, con la nostra sessualità, che a 60 anni penseremo a tutte le mani che non ci hanno toccato, quando le nostre tette stavano ancora dignitosamente su.
Siate sicure di voi stesse, non per la taglia che indossate, ma per le vostre idee, per i libri che leggete, per le persone che ogni giorno decidete di essere, per tutte le volte che dite No, ad un uomo che si è permesso di trattarvi di merda.
Ve lo dice una che è assolutamente convinta di essere sexy. E nessun numero sulla bilancia, mi convincerà mai del contrario.
Che non significa incentivare dei comportamenti alimentari dannosi, o dire curvy è figo, normopeso è morte brutta.
No. Io cerco di promuovere il concetto dell'accettazione del proprio corpo, alto, basso, muscoloso o molliccio, sodo o prosperoso, che non riguarda se per cena avete mangiato un bisonte o un'insalata.
Impariamo a continuare a volerci bene anche se i pantaloni non si chiudono più. Impariamo a ridere del nostro fisico, dei suoi cuscinetti bastardi, della cellulite e dei mille difetti che non ci sono, ma che vediamo sempre, come nemici che non se ne vanno mai.
Amiamoci perché siamo fottutamente belle.

"Il sex-appeal è al cinquanta per cento quello che hai e al cinquanta per cento quello che gli altri pensano che tu abbia. "
- Sophia Loren -



martedì 25 novembre 2014

Credevo fosse amore -e invece erano botte-

Oggi è uno di quei giorni in cui bisogna parlare di un argomento.
Bisogna. 
Come quando c'è la giornata della memoria e su tutte le reti televisive vanno in onda Schindler's List, il Pianista, La Vita è Bella.
Li conosciamo a memoria, tutti e tre. Quella splendida bambina con il cappotto rosso è stata una dei personaggi più inquietanti della mia infanzia. 
Eppure, nonostante la pesantezza del tema, nonostante urliamo STOP BOMBING ISRAEL, quei film ce li guardiamo ogni anno, con la solita struggente malinconia. 
È un fattore di rispetto, di passato, se si smette di ricordare si dimentica, di ipocrisia, perché piangendo alla vista di carcasse ammassate, ci sentiamo in pace con le nostre putride coscienze. 

Ed è il motivo per cui oggi, parlerò della violenza sulle donne. 
È un tema che mi è caro, un argomento sul quale ho litigato con quasi tutti quelli che conosco. 
L'ho affrontato diverse volente su questo blog (Storia di S. dagli occhi color del mare), descrivendo questi esseri schifosi come l'ultimo anello evolutivo della specie umana.
Uomini vili, senza palle, frustrati, che hanno bisogno di mostrare i centimetri del loro pisello, nella violenza delle loro mani. 

Siamo tutti d'accordo nel sostenere che i bambini vadano educati. Quando rispondono male alla mamma, quando picchiano un compagno di classe, quando si nascondono dietro ad un nickname per insultare un conoscente su Ask.com, quando prendono in giro l'amica in sovrappeso. 
Tutto vero e disarmante nella sua infinita consapevolezza. 
Ci uniamo nel disappunto quando Barbarella D'Urso manda un'intervista di 45 minuti sull'ennesimo caso di violenza familiare. Ci raccogliamo chiedendoci come è possibile che le donne allevino dei mostri. 
Crepet ci fa due coglioni quadrati sulla psicologia infantile e sui traumi inconsci. 
Siamo diventati una nazione piena di espertissimi psicologici ed educatori senza laurea, grandi conoscitori degli animi umani, per poi non riuscire a controllare i nostri bambini manco al ristorante.

Ma io ho un altro tipo di pensiero. Parallelo, se vogliamo. 
Che ad essere educate devono essere anche - e soprattutto - le donne. 
Perché la violenza non inizia mai con le botte. Nè con un omicidio. 
Parte tutto da un prima. 
Dalla prima volta in ci sentiamo rispondere con un tono troppo aggressivo per essere ignorato, che giustifichiamo con un serafico Ha avuto una giornata pesante in ufficio. 
Dal primo Stai zitta, che ci dice, come se avesse a che fare con un chihuahua che abbaia troppo.
Dalla prima sfuriata per aver trovato un messaggio del collega che ci prova.
Le botte arrivano dopo. 
Dopo che abbiamo abbassato la testa davanti a una raffica di insulti. 
Dopo che abbiamo pensato Tanto non cambia niente. 
Dopo che abbiamo silenziosamente accettato la sua storica predominanza maschile.

Se siamo complici nell'essere trattate male, se siamo consapevoli di non essere trattate come desideriamo, se chiudiamo un occhio prima e l'altro dopo, allora chiudere le braccia per cercare di ripararci dai pugni vigliacchi, sarà solo la naturale evoluzione della nostra relazione.

Educhiamo le nostre bambine, le nostre amiche, le nostre sorelle, le nostre mamme, ad alzare la testa, ogni volta che si verifica qualcosa che non si desidera, che stona dalla meravigliosa equazione amore-felicità-sicurezza anche a costo di passare per esagerate, per scassacazzi, per psicotiche, per nevrotiche.
Educhiamo le nostre bambine che ci sono due tipi di uomo-merda. 
Quello che non chiama dopo averci giurato amore eterno, del quale si ride con le amiche e lo si manda simpaticamente affanculo.
E quello che ci mette le mani addosso. Da mandare, meno simpaticamente, in galera. 




giovedì 13 novembre 2014

Non chiamatele molestie

Recentemente sul web sta spopolando un video che a me, personalmente ha fatto inorridire.
Nulla di che, sia chiaro. Nessun animale brutalmente seviziato e nessuna insegnate psicopatica che sfoga le sue nevrosi su bambini indifesi.
Solo una ragazza carina, vestita in modo sobrio, che cammina per le strade di Manhattan.
L'esperimento, che coinvolge una volontaria che per 10 ore filate cammina da sola e in silenzio, è promosso da Hollback, un'organizzazione che si batte contro la violenza sulle donne, che grazie al suddetto video, vorrebbe far intuire il turbamento tipico di ogni ragazza, a cui vengono rivolti complimenti.
Il video ve lo propongo a fine pagina.
Sì. E' vero. In 10 ore la donna ha ricevuto tantissimi apprezzamenti.
Ma vogliamo veramente parlare di molestie?
Gli aggettivi e le frasi trasportati di peso sul banco degli imputati, sono stati:
- Ciao bella
- Come stai?
- Passa una buona giornata
- Sei bellissima
- Sei vera?
- Passa una buona serata
- Hey baby
- Cosa fai?
- Carina!
- Che Dio ti benedica


C'è stato (in 10 ore, ripeto) solo un uomo davvero fastidioso, che per qualche minuto l'ha affiancata in maniera invadente, le ha parlato chiedendole di prendersi il suo numero di telefono. Stop. Niente mani volanti e niente volgarità. Solo uno da rimettere, con educazione, al proprio posto.
La rete invece si è mobilitata. Donne che hanno espresso la loro frustrazione nell'essere abbordate per strada, donne che hanno parlato di sessualità dominante contro sessualità dominata, donne che hanno tirato in ballo le parole "indecenza, arroganza, abuso, violenza psicologica, mancanza di rispetto", come se suddette affermazioni fossero nel banco frigo e potessimo appropriarcene senza considerarne il vero significato.
I commenti possono essere fastidiosi, possono irritare, possono lusingare o far piacere, a seconda del carattere delle persone. Molestare mi pare esagerato.
Allora, poiché presa da una rabbia feroce, la mia ve la devo dire.

Punto 1.
Quando ero una teenager insicura, (se voi a 14 anni eravate sicurissimi del vostro aspetto nonostante i brufoli, i capelli mai toccati da un parrucchiere, la prima imbarazzante cellulite, i vestiti terrificanti che ancora voleva mettervi vostra madre, Chapeau), i complimenti per la strada hanno rappresentato per me una bella botta di autostima.
Adesso che di anni ne ho 29, ancora mi fanno piacere, se mantengono i canoni del Ciao Bella, Sei carina.

2. Un uomo che per strada ti urla Buona giornata, non solo non è minaccioso, ma è pure educato.
A me Buona giornata non me la augura più manco l'edicolante.

3. Se entro in un bar con un'amica e l'approccio di un uomo è Che meraviglia!, allora mi può anche stare bene. Per strada no. Il che è bizzarro. Ho letto che alcune donne pensano che un vero uomo (giuro, hanno detto questo), non si azzarderebbe mai ad avere un comportamento così "basso".
Beh, sappiate che uno dei grandi amori della mia vita l'ho incontrato a Milano, mentre camminavo per una via affollatissima. Lui mi ha guardato e mi ha detto "Che begli occhi che hai". Era, ve lo posso garantire, un vero uomo. Vero e coraggioso, viste le donne che al posto mio lo avrebbero evirato.
Mi sono innamorata in 4 secondi netti.

4. Ciò che fa male, in questo video, è l'ipocrisia generale.
Se a dire Hey baby fosse stato un modello di intimo della collezione f/w 2015 di Calvin Klein, avrei voluto vedere il fastidio negli occhi delle femmine, o se invece avrebbero urlato al miracolo, accendendo un cero a Sant'Antonio per la sua infinita benevolenza.



5. Siamo non solo perennemente insoddisfatte, ma anche inutilmente polemiche.
Se un tizio ci fa un complimento, allora è molestia.
Noi vogliamo andare al lavoro serene, senza pensare che il nuovo ombretto di Kiko che ci siamo applicate con precisione da chirurgo per 12 minuti di fila, abbia fatto colpo.
Se però nessuno ci dice nulla allora Non esistono più i maschi di una volta. 
Se nessuno ci guarda più, manco una sbirciatina, Sono tutti gay!
Se invece veniamo solo guardate Questi uomini sono conigli e non ci provano!

6. Io alla mattina mi trucco e cerco, nel limite delle mie possibilità, di essere piacevole alla vista.
Giustifico questa cosa con affermazioni fantascientifiche come Lo faccio per me stessa, Voglio guardarmi allo specchio e vedermi bella.
Eccerto.
Perché metti che mi dimentichi di avere le labbra carnose, un bel Rouge Chanel alle 9 del mattino, deve essere pronto a ricordarmelo.
Puttanate.
Vogliamo essere belle per l'immagine che gli altri ci rimandano di noi stesse.
E allora, poiché siamo donne e non il mago Zurlì, non possiamo scegliere a chi far recapitare la nostra beltà.
Capisco che vorremmo che Leo si accorgesse di noi e ci proponesse di replicare le scene hot di Titanic, ma nel frattempo dobbiamo accontentarci del barista 12enne. Ci rifaremo.



7. Combattiamo, battaglie, donne,  che portino a qualcosa di buono. Educhiamo le amiche, le conoscenti, le figlie e le nipoti a denunciare i casi di violenza sessuale e di violenza psicologica subite (la maggioranza delle quali avviene all'interno della famiglia).
Ci indignami per un video del genere e in Italia è stato stabilito che circa 2000 casi di stupri all'anno non vengono denunciati alle forze dell'ordine. Combattiamo perché cambino le donne, non solo gli uomini.

Allora amiche, una cosa la voglio aggiungere.
Molestatori sono quelli che ci toccano il culo in metropolitana.
Molestatori sono quelli che creano paura.
Molestatori sono quelli che ci mostrano il pisello in treno.
Molestatori sono quelli che ci fanno sentire violentate, non solo fisicamente, ma anche per una o più frasi oscene.
Molestie sono quelle che riceviamo in ufficio con il patto Me la dai, Fai carriera. 
Molestie sono quelle che ci vedono vittime mute di una mentalità maschilista.
I mostri sono quelli che stuprano, che vincolano le donne a sé con ricatti psicologici, quelli che  picchiano, quelli che ci chiudono in casa, quelli che annientano i nostri diritti.  

Ciao baby, come stai oggi, che Dio ti benedica, Hey bellezza, non mi sembrano nulla di tutto questo. 
Mi sembrano anzi, frasi alle quali possiamo rispondere educatamente, scherzosamente, stizzosamente,  annoiatamente, per stroncare le intenzioni altrui sul nascere, senza parlare di molestie, perché se io fossi una donna realmente molestata, avrei voglia di prendere questo esperimento e buttarlo nel cesso. Con tutti i relativi commenti. 

Comunque a fine video c'è scritto che si può donare qualcosa, per aiutare l'associazione. 
Ecco, io vorrei donare dei soldi per aver tutte le mattine un uomo (conosciuto o meno, sono flessibile) che mi auguri una buona giornata e che mi dica che sono carina, nonostante le 3 ore di sonno, le mille sigarette, il rossetto sui denti e la Zumba mancata. 

Video


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lunedì 15 settembre 2014

Non me frega un cazzo della pace nel mondo. Welcome back, Miss Italia

Sul palco di quella che una volta era Miss Italia, è andato in scena lo spettacolo dell'assurdo.
E dell'insensibilità.
Nessuno durante le due ore e mezza (2.30 h!!!!) ha fondato una petizione su Change.org per il gatto di Sandro Mayer, costretto -povera bestia- a soggiornare sul suo cranio per tutta la diretta.
Nessuno ha detto A ad una bellissima Alena Seredova, invitata a far parte della giuria solo perché ha digerito le corna meglio di altre colleghe più isteriche e meno famose.  Siamo talmente abituati a botta e risposta a suon di Era impotente, No, lei era frigida, No lui mi rubava i sandali gioiello per andare a far la spesa,  che una volta che una reagisce con un minimo di classe, urliamo al miracolo.
Comunque.
Volevano un'edizione diversa.
E lo è stata. Peggiore. Che ci sembrava impossibile, ed invece...

















Le ragazze, giusto per ribadire il concetto che nello star system conteranno come un nuovo brufolo sulla fronte di Ilary Blasi, non vengono mai chiamate per nome. Solo per numero. Una soddisfazione per l'ego di tante ventenni, già messo a dura prova da calze trasparenti e luci imbarazzanti.
30 anni di lotte femminili spazzate via da una Ventura qualsiasi.

Ma veniamo ai punti salienti della serata:
Sulla scia de Le sfighe mi faranno vincere, la numero 3 inizia uno sproloquio su drammi familiari, conoscenti che non se la cagano a Milano, pezze al culo, insomma, parte quasi una catena solidale con SMS da inviare al 48778 con scritto "Aiutiamo una Miss a farsi degli amici", quando viene precocemente eliminata. Sarebbe stato meglio eliminarla definitivamente per non farla più soffrire, ma dicono che in questa edizione non fosse previsto. Pazienza.
Nessuno avrà mai più notizie di lei e i bene informati parlano già di suicidio.

Una azzarda un "Sono diventata Miss Italia dentro" e i giurati che iniziano a guardarsi sbigottiti "Sapevi niente tu? Io no tu? No." e il pubblico da casa in preda al panico pensando che la fascia se la sia mangiata.
Tutto fila liscissimo.

Nessuna dice che vuole la pace nel mondo (una numero boh ci fa sapere che desidera solo non mangiarsi più le unghie, anima candida) e Alessandro Preziosi che rimugina "A chi diciamo ora Che bella frase che hai detto?" il copione è notevolmente stravolto.
Quante emozioni. Pare proprio che non finiscano mai.

Gli autori ci avevano fracassato le palle con slogan che preparavano psicologicamente gli utenti a veder sfilare ragazze curvy. E qui vorrei dire un paio di cose:
una ragazza non è curvy quando:
-Ha mezzo chilo in più rispetto altre altre
-Ha mezzo chilo in più rispetto alle altre, di tette
-Ha mezzo chilo in più rispetto alle altre, di capelli
-Ha mezzo chilo in più rispetto alle altre, di ossa grandi
Capisco che vogliate essere democratici, ma quelle non si chiamano curvy, si chiamano "Ho lo stesso metabolismo di Fassino". Sono cose diverse, perdio.
"La 20 è burrosa! " Urlano come scolarette eccitate davanti ad un UFO. Ed io sprofondo nel divano pensando che se quella è burrosa io ho culo di triplo lardo di colonnata. Punto.
Ho visto ragazze non arrivare ai 50 chili manco dopo un cenone di Natale.
Fatevene  una ragione, voi, adolescenti con disturbi alimentari. Con 55 chili per 1,80 cm non siete magre. I medici mentono! Siete curvy. CURVY! Evviva. Evviva.

Poi.
Mi si dice che "Quest'anno è importante la bellezza interiore". Eccerto. Perché non è più un concorso di bellezza fisica, è diventato un concorso di poesie.
E quindi via all'ipocrisia, con la sfilata in tailleurs, di Cosa vuoi fare da grande, come se noi guardassimo la tv per sapere i sogni nascosti della numero 19. Al massimo ci interessa se la numero 19 ha le doppie punte. 
Perché è questo il concetto. Miss Italia è un programma storicamente basato sui "se": se una è figa o no, se rispetta i canoni attuali o no, e se no, se ha un impatto televisivo così forte da poterli cambiare.
La numero 23 sa cucinare? Sa limonare come un'aspirapolvere. Chissenefrega!
Ha la cellulite? Ottimo!
E' nato come uno show di rara bassezza e superficialità, non si è mai evoluto dai suoi esordi, allora che sia superficiale.
Allora che ci mostrino i culi, l'ignoranza, le passerelle su tacchi mobili.
Nel calderone dello show tutto viene mescolato per sembrare meno grigio, meno inetto. Si parla di femminicidio con una in costume che sorride alla telecamera, dopo che si è chiesto a una numero X di imitare un Gorilla in amore. Mayer è molto divertito. La Simo, nella sua celestiale sobrietà ride come una matta. Che spettacolo ragazzi!
Lo show vuole essere moderno, lievemente inspessito, quando il risultato è una fiera dell'assurdo con problemi mescolati a smalti glitterati, quando i problemi a Miss Italia non li vuole sentire nessuno.
Perché se è vero che questo programma rappresenta la mercificazione delle donne, va anche detto che è nato esattamente per questo.
Celarlo dietro a strati di presunta profondità, fa più inorridire di vedere della carne da macello in prima serata.

E poi viene nominata una Miss.
Che non mi pare proprio bellissima, ma in giuria c'è Emis Killa e lui sì che se ne intende.
Domani non se la ricorderà nessuno. Servirà solo, tra 20 anni, a paragonarla ad un'altra Miss e a farci pensare Che banalità, la bellezza degli anni 2000.






mercoledì 10 settembre 2014

La 71esima mostra della vanità

Quest'anno è stato un anno particolare per me.
Ho passato un inverno molto pigro, direi quasi letargico, durante il quale sono uscita pochissimo.
Non mi sono fatta trascinare alle (poche) feste di Padova, ho evitato come la peste le discoteche e mi sono un po' persa.
Mi piace pensare che mi sia riposata. Le bugie a me stessa sono quelle che mi riescono meglio.
Non ho la minima idea di come io abbia affrontato un intero inverno senza la mia scorta solita di Martini in corpo.
Poi è arrivata l'estate e tutto ciò che avevo evitato fino a quel momento, ho iniziato a desiderarlo, come una nostalgia che ritorna. Un po' spaventata ed un po' arrogante.
Ho vissuto di notte, ripescando dalla gioventù quello che era il batticuore da pre-serata, lo sforzo immenso di apparire bella davanti ad uno specchio, la riluttanza verso i tacchi che però, maledizione, sono sempre sexy.
Ho fatto finta di non accorgermi della lentezza del mio recupero fisico post-sbronza, della fatica di non sbadigliare. Ho abilmente ignorato gli sguardi di desiderio, diminuiti rispetto ai miei 20 anni e con essi anche la voglia di divertirsi a tutti i costi.
Ho vissuto, insomma. Con fatica, ma ho vissuto.

Così sabato, ho raccolto le forze, il mio tubino Calvin Klein, una truccatrice bravissima (Elisa Smile), un parrucchiere da urlo (Paolo Rubin) e con la mia amica B. mi sono diretta alla terrazza del Molino Stucky, Giudecca, Venezia, per la festa di conclusione della mostra del cinema.
In questa parata di vanità assoluta ci sono cose che ho imparato, altre che ho confermato, e molte che mi hanno stupita al punto da lasciarmi stordita.
Ho scoperto che chiedere una pizza a Venezia dopo le 10 di sera equivale a domandare un diamante ad un ragazzo riluttante.
Ho conosciuto uomini bellissimi e completamente cerebrolesi. Che non è una banalità, perché io, figlia di una cultura completamente maschilista, ho sempre pensato che fosse una prerogativa delle donne.
Ho capito che se uno è figo, davvero figo, può indossare un completo rosso fuoco e che i concierge degli alberghi di lusso possono essere un'ottima risorsa.
Ma soprattutto ho tristemente notato una cosa.
Che lo stile e la classe sono diventati pigri, escono di rado, come me, lo scorso inverno.
Ho visto ragazzine in jeans e t-shirt entrare alla mia stessa festa, quella festa dove il dress code imponeva ELEGANZA.
Ho visto ninfette vomitare a cuor leggero davanti all'entrata dell'Hilton, come se il proprio stomaco non fosse un problema loro.
Ho visto russe con minigonne inguinali e calze a rete, accompagnate da papponi con camicie a scacchi.
Ho visto seni scoperti e capelli arruffati.
Ho visto una generazione corrermi accanto, fatta di unghie fluo e ciabattine con tacchi.
Ho visto tanto che alla fine mi bruciavano gli occhi.

E tra un vaporetto ed un vodkalemon mi è arrivata la rivelazione. 
Aveva ragione Aristotele Onassis quando diceva:" Per avere successo, sii abbronzato, vai a vivere in un palazzo elegante (anche se abiti in cantina), fatti vedere nei ristoranti alla moda (anche se ti berrai una bibita), e, se chiedi un prestito, vacci giù pesante.".
Perché tutto è diventato una parata del sé, un'incuranza verso l'etichetta, una maniacale corsa verso uno scatto sul giornale. 
La voglia di stupire che si accascia su se stessa e risorge volgare e primitiva. 
Allora io a queste ventenni figlie di una cultura alla Roberto Cavalli non dirò assolutamente nulla, non mi immolerò sul pulpito dell'eleganza, perché no, non ne ho le credenziali. 
Mi piacerebbe però girare per la strada e vedere donne curate, con le unghie appena fatte, con vestiti adeguati al loro ruolo: di casalinga, di manager, di studentessa, di mamma, qualunque esso sia. 
Perché partecipare ad eventi con gente agghindata come se stesse andando all'Esselunga fa male al senso estetico. 
Di chiunque. 

Ps. Ringrazio infinitamente tutte le persone tremendamente eleganti che ho visto.
Le ringrazio perché per un attimo mi sono scordata del lavoro, delle bollette da pagare, della mia solita inquietudine.
I bei vestiti hanno anche questo potere.





martedì 29 luglio 2014

Eravamo 4 peli al bar

Eravamo 4 peli al bar.
Uno fu distrutto dalla ceretta fredda, un male pazzesco.
Poi calda. Un male porco.
Uno fu prelevato da uno strumento di tortura rotante rumorosissimo. Stai tranquilla, le dissero, quello di nuova generazione non è così doloroso.
Uno fu strappato da una pinzetta che insieme al pelo portò via 2 centimetri quadrati di pelle.
L'ultimo fu bruciato con una crema per pelli sensibili che provocò un'ustione di secondo grado.

Erano gli anni 1990-2013 e i peli erano considerati la cosa più antiestetica del mondo, secondi solo al reggiseno senza imbottitura color carne, quello per capirci con l'elastico delle spalline cadenti.
Io ero una di quelle che girava con il rasoio in macchina, perché vai te a sapere cosa può succedere all'improvviso. Mica mi faccio cogliere impreparata.
Siamo state bombardate fin da bambine.
Pelo = Caduta imminente del pisello.



















Eppure.
Eppure è nato un blog: Hairy Legs Club (http://hairylegsclub.tumblr.com), una sorta di confraternita virtuale dove si riuniscono le donne barbute, a quanto pare sempre -o oltimamente- piaciute.
No, non sono fuggite dal Circo.
Hanno semplicemente detto NO alla ceretta e fottecazzo del colesterolo.
I giornali si sono scatenati: La rivoluzione della donna moderna, hanno scritto, seguito da commenti poco carini su questi prototipi di donne a metà strada tra Madonna e una scimmia.

A questo punto mi è venuta una voglia irrefrenabile di dire la mia.
Cari amici giornalisti,
Partiamo da un concetto fondamentale.
La Rivoluzione io vorrei farla con leggi e proposte che non contemplino i peli superflui. Mi piacerebbero dei dibattiti costruttivi sui pari diritti per i gay, per i genitori single, per le coppie di fatto -che qua bisogna sposarci per avere un minchia di diritto di base, che mi pare inaccettabile- sulla scuola, sulla tutela per gli animali. Insomma. Su cose che portino un beneficio al nostre ex bel paese.
La rivoluzione basata sul glabra o non glabra, mi fa sorridere.
Dove sono finiti i magnifici slogan de Il corpo è mio e faccio quello che mi pare?
Se decido che me ne sbatto e mi trasformo nella sorella figa di Yoghi, dove sta il problema?
E' antiestetico? Chissenefrega.
La moda non lo prevede? Anche le ragazze di 90 chili dovevano stare giù dalle passerelle di Milano, pena un attacco di convulsioni di Stefano Gabbana, ed ora invece sfilano con questi fianchi da 116 centimetri che sono una meraviglia.
Poi diciamocelo.
Dobbiamo compensare.
Perché se negli ultimi mesi le donne sono meno attente alle proprie ascelle, va anche detto che sono anni che gli uomini sono diventati accortissimi coi i loro pubi.
Dal mio punto di vista ci sono poche cose meno eterosessuali di una coscia maschile liscia come la seta. Tocco i pettorali di un uomo e penso Ho più peli io. 
E questo noi donne dobbiamo sopportarlo in nome di cosa?
Della scienza?
Del buongusto?























Ho pensato a dei motivi per cui non depilarsi può effettivamente essere una figata:
1. Basta male pazzesco. Che tra cicli mestruali, parti ed emicranie più o meno vere, è tutto un dolore.
2. Risparmio economico mensile. Una ceretta alle gambe costa in media 25/30 euro + braccia 15 euro + ascelle 8/10 euro + inguine 15 euro circa. Aggiungiamoci i baffetti, le sopracciglia e in 30 anni mi potevo comprare una casetta.
3. Se ci annoiamo possiamo impiegare il tempo a farci delle treccine sotto le ascelle.
4. Possiamo organizzare una gita al mare all'ultimo momento.
5. Se una domenica ci fanno una sorpresa portandoci in piscina termale a dicembre, non dovremo inventarci di avere l'influenza.
6. Eviteremo di avere le gambe come carta vetrata al terzo giorno post crema.
7. Dalle nostre docce spariranno quegli orribili rasoi pieni di peli incastrati dal 1992.

E finiamola con sta storia che se una non rispecchia i canoni classici di bellezza, fa schifo.
Anche la Venere del Botticelli ora sarebbe considerata grassa. E pazienza se è una dea.

Ecco. Solo per dire che sono cazzi e peli nostri.


























venerdì 18 aprile 2014

Dell'amore e di altri demoni

Le mie storie d'amore io le ricordo tutte.
Per un ragazzo, per un nuovo animale che portai a casa, per la mia amica,  per il primo romanzo dignitoso in cui per caso incappai.
Avevo circa 10 anni, e iniziavo a sentirmi umiliata nel dover continuare a leggere i vari Puzzy la strega sudiciona, e Clorofilla dal cielo blu. 
Capii che era arrivata l'ora di dare una svolta alla mia vita, aprendo un libro che non fosse scritto da uno che pensasse di rivolgersi a una mocciosa alla quale si potessero raccontare storie e fandonie di pari passo.

Fu così che misi il naso nella biblioteca della mamma, quasi a dirle Ora ci penso io, e tra tutti i libri ne scelsi uno con la copertina rosso fuoco. Dell'amore e di altri demoni di Gabriel Garcia Marquez.
Ci sono storie d'amore che iniziano così. Colpo di fulmine e via.

Tra leggende popolari e mito, il romanzo parlava di una ragazzina colombiana Sierra Maria, che durante una passeggiata al mercato venne morsa da un cane rabbioso. Cercata di salvare da tutti gli stregoni dell'America Latina con risultati nulli, il padre si convinse che era posseduta da Satana.
Un giovane prete cercò di aiutarla, ripulirla dai suoi demoni, parlarle, cullarla, fino ad innamorandosene perdutamente.
Che detta così potrebbe essere la trama del peggior romanzo Harmony sulla piazza.
E invece no.
Il dolore straziante raccontato come in una favola, la purezza di questa inconsapevole Lolita, la magia con cui si segue un racconto dal tragico finale, la leggerezza verso il tema della morte, capito perfino da me, una bambina con in mano un libro da grandi.
Una storia piena di demoni, uno tra tutti L'amore. Quello che consuma, quello irrealizzato, quello che ti spezza, ma senza il quale non riesci a vivere.
Ecco io lì, in quel momento, decisi che avrei voluto morire consumata dall'amore. D'altra parte fu proprio Gabriel a scrivere nel suo "Il mare del tempo perduto": Aveva sentito dire che la gente non muore quando deve, ma quando vuole.
Io avevo scelto il mio destino.

Al terzo rifiuto consecutivo però, decisi che l'amore non era cosa per me.
Troppo difficile, troppo drammatico. L'amore è per chi ha pazienza, e non ha null'altro da fare.
Quindi optai per una morte d'infarto come tutti, senza rompere tanto le balle al karma, che non mi sembrava il caso.
Gli disse che l'amore era un sentimento contro natura, che dannava due sconosciuti a una dipendenza meschina e insalubre, tanto più effimera, quanto più intensa.

Rivalutai l'amore, nel corso degli anni. Come un raffreddore che torna, che a volte vorresti dannare, e altre benedire, con il suo geniale presentarsi prima delle verifiche di scuola.
E' così la vita. Fare e disfare castelli di convinzioni per poter dire ogni volta "Ecco. Questo è il pensiero giusto. La strada giusta". L'Amore ai tempi del colera arrivò come un uragano a disturbare i miei sogni di amori monogami. Fermina che ama due uomini. Entrambi meravigliosi e non uno meraviglioso e l'altro terribile. Come qualsiasi storiella dal finale scontato. No.
Entrambi stupendi. E no, la vita non decide per lei, come spesso farebbe comodo.
Si può essere innamorati di diverse persone per volta, e di tutte con lo stesso dolore, senza tradirne nessuna, il cuore ha più stanze di un bordello.

E poi Memorie delle mie puttane tristi, con quella frase lì, quella, che per anni mi riecheggiò nella mente come un tamburo impazzito, ogni volta che avevo il bisogno di giustificare a me stessa uno scalpitìo del cuore un po' più burrascoso: Presi coscienza che la forza invincibile che ha spinto il mondo non sono gli amori felici, bensì quelli contrastati.

Subito dopo fu l'ora di Cent'anni di solitudine con quel Aureliano Buendìa e i suoi discendenti che si chiamano tutti come lui. Facevo una confusione pazzesca, tanto che ho ancora uno schemino scritto a mano, una sorta di albero genealogico in cui capire chi si sposava con chi, e quanti figli avesse. Tenendo sempre nel cuore quella strepitosa Ursula, che continuava a vivere perché non sapeva di essere morta.
Quella di Cent'anni, è la storia di come tutto torni all'origine. Come un cerchio che alla fine deve chiudersi per forza.
E il mio cerchio si è chiuso il giorno in cui mia mamma mi disse che l'aveva letto anche lei, quel casino di solitudine, mentre mi aspettava, con quel pancione ingombrante che le faceva da poggi libro.
Perché alla fine, ogni cerchio, si deve appunto chiudere.

E mi auguro con tutta me stessa di avere anch'io, un giorno, la forza di Vivere per raccontarla.
Questa vita magnifica.

Ciao Amico mio,
grazie per avermi fatto compagnia dall'inizio -e sicuramente- fino alla fine.

L'unica cosa che mi dispiace della mia morte, è che non potrò mai essere lì a raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)



lunedì 31 marzo 2014

Quando una è intuitiva...

Una delle caratteristiche che fanno grande una donna, è l'intuizione.
L'intuizione per le piccole cose, per le sfaccettature delle persone, per la corsa verso i propri sogni, per gli uomini con cui stare, o anche quelli con cui fare solo un giro in giostra.
Bene.
Io ne son completamente sprovvista.
O meglio.
Da bambina ne avevo a palate.
Ero un pozzo di saggezza intuitiva.
Probabilmente qualcuno me l'ha rubata nel sonno, perché ora non ce n'è traccia.
L'ho cercata in lungo e in largo, ho provato a risalire a lei in tutti i modi possibili, come quando non trovo più Ernesto, il mio coniglio, e lo acchiappo seguendo i ciuffi di pelo che perde in casa. Come Pollicino con le briciole.
Ma per la mia intuizione non c'è un tubo da fare. Sparita.

Avevo circa 6 anni e guardando Fantaghirò pensavo: " Io amo Tarabas. Così tenebroso e maledetto. Ma sposerei Romualdo perché è prevedibile e buono".
Che poi a ben pensarci, Kim Rossi Stewart, adesso, me lo farei vestito, ma questo è un altro discorso.
Avevo già intuito che i bad boys vanno bene a 20 anni. A 30 se ti ci innamori, sei una cretina.
Comunque Romualdo sposò quella lesbicona di Fantaghirò, ed io ero felice per lei.


Sta saggezza è perduta. Me la sarò mangiata, non so.

Verso l'adolescenza, ero una vera fan di Baywatch. Non di quelle che ci capitano per caso e se lo guardano.
No. Io avevo un appuntamento fisso, giornaliero, e terribilmente ormonale.

E tra un salvataggio e un limone, mi ero innamorata perdutamente di un numero considerevole di attori.
Logan, ad esempio.
Con quella chioma bionda alla Renegade che non passa mai di moda.
Quel modo di fare da Maschio Alfa. Che ti rimette al tuo posto con un'occhiata.
Quello che prendeva la brunetta dagli occhi blu, e la sbatteva contro un armadietto dello spogliatoio. (Gli autori si erano confusi con la sceneggiatura di Beverly Hills 90210, ma pazienza).
Logan, ovvero Jaason Simmons.
Che io mi immaginavo essere finito in un Ranch in Colorado, ad allietare le milf di mezza America.
Invece no. Ha fatto coming out nel 2008.
Gay. Gayssimo. Parbleu.

Per la cronaca, mi sono infatuata anche del vecchio. Il celeberrimo Mich Buchannon, colonna portante di questa serie super anni '90.
Lasciando stare che negli ultimi 2 lustri hanno fotografato più ubriaco lui di Lady Gaga, va detto che il povero David Hasselhoff ha più botulino in faccia di Patty Pravo. 
Deformato.
E soprattutto, ha sviluppato un fascino tutto suo. Un fascino per cui è un attimo scambiarlo per un pappone russo. 

Poi è arrivato il turno del figlio di Mitch. Hobie Buchannon. Era un ragazzino tenero, con l'occhio dolce, da mugnaio che fa il pane, e ti cita Shakespeare al tramonto.
Io avevo i suoi poster in camera. Ci credevo veramente un casino.
Bene. L'attore, Jeremy Jackson, ora ha 33 anni. Ne dimostra 48, è raffinato come Costantino Vitagliano, e non sembra per nulla un narcotrafficante messicano.
Cuore spezzato. Il mio, ovviamente.
E penso che dio, al quale chiedevo incessantemente di farlo innamorare di me, di sposarci e di vivere in spiaggia con una cucciolata di Labrador, quella volta ha fatto bene a non cagarmi di striscio.
Grazie dio. Ora potrei essere la moglie di questo Neanderthal tamarro.

Fondamentalmente, a parte un paio di casi umani cinquantenni, mi sarei fatta tutto il cast di Baywatch. Comprese le comparse.
Ci sognavo proprio su.
Mi piacevano tutti. Tutti, tranne uno.
Ad un certo punto il telefilm virò verso la versione hawaiana. E anche qui fiumi di ormoni.
Però c'era un attore che quasi non sopportavo.
Se ben ricordo, smisi di guardare il telefilm perché lui mi stava veramente sulle balle. Con sto sorrisino stampato in faccia e un colore di pelle degno dei migliori portoricani.
Si chiamava Jason Momoa. Faccia arrogante e un casino di addominali. Anche troppi, per i miei gusti.
Mi sembrava un bagnino di Ostia Sud e totalmente privo di personalità.
Se avessi dovuto scommettere, avrei lanciato lui, giù dalla torre.
Senza ripensamenti, chè la vita è troppo breve per volersi fare il ragazzo sbagliato.
Beh. Il piccolo Jason è cresciuto.
E un paio d'anni fa ha interpretato Khal Drogo, nella mia amatissima serie Tv:" Games of Thrones".
Quello, per capirci, che prendeva la vergine Daenerys Targaryen da dietro, sull'erba, riuscendo pure a farla belare.


Della serie. Chiedetemi cosa ne penso ora di questo sorrisino arrogante.

Quando si dice saper scommettere sul cavallo vincente.

Bene. Visti i miei trascorsi, io e le mie magnifiche doti intuitive, da domani inizieremo con il Super Enalotto.
Che mi sento fortunata.
E ricordiamoci che l'intuizione rende una donna, una grande donna.
Vado a vedere The Vampire Diaries, che su Damon mica posso sbagliare.


martedì 4 marzo 2014

Il Grande Pisello? No, il grande sonno.

Padre perdonami perché ho peccato.
Perché tu hai cercato di darmi un'istruzione da quando ho circa 3 anni. Perché mi hai insegnato dei valori fighi.
Perchè il mio mantenimento universitario ti è costato come affittare una russa per 15 anni.
Perché tu ci contavi.
Ed io, ho peccato.
Vorrei dire che stavo male ieri, sera. Che un malattia tropicale si era impossessata di me, costringendomi alla permanenza sul divano. Che un maniaco mi aveva obbligata a guardare la Tv, contro la mia volontà. Che ero sotto stupefacenti e non riuscivo a ribellarmi.
E invece no. Ho guardato il Grande Fratello nel pieno delle mie facoltà fisiche e mentali.
Ho peccato. E chiedo perdono.
Dalla mia, posso dire però che ho agonizzato come un leone in gabbia dall'inizio alla fine.
Ma dovevo documentare. Per il bene della nostra specie e di quella futura. Ci sono missioni di vita anche più bizzarre. Portiamo pazienza.


Inizia il Gf. Che francamente non ne sentivamo un cazzo la mancanza, ma amen.
Entra Alessia. Alessia. Alessia. Alessia è vestita come una che stava andando in spiaggia a Fregene, quando per caso, all'uscita dell'autostrada è stata bloccata da PierSilvio, che le ha ricordato che doveva presentare la prima serata dello show. Per fortuna che ci sono le fashion blogger che su Internet mi dicono che il suo stile farà tendenza.
E' sempre carina, sorridente, e la sensazione che vedrò cose peggiori di lei, durante la diretta, fa si che il mio accanimento per il suo outfit, cessi all'istante.

La parola d'ordine di questa puntata è "Per Caso".
Per caso vengono selezionati dal pubblico due molto ignari concorrenti. Per caso. Per caso erano tirati come fionde, e sempre per caso avevano già preparato dei simpatici video di presentazione.
D'altra parte ci vai proprio a sbattere per caso. Tra il pilates e lo spritz del mercoledì, chi di noi non trova la redazione di un reality che ci fa fare un siparietto davanti a delle telecamere che per caso erano già pronte? Sono quelle coincidenze incredibili che nella vita non possono non capitare a tutti.

Modestina è la prima concorrente a varcare la porta rossa. Non è per niente scontata tanto che esordisce con un ricercatissimo "Al giorno d'oggi la nostra società ha perso i valori importanti!". Oibò. Erano almeno 6 ore che non sentivo una frase di cotanta profondità. Noto che anche la suddetta fanciulla è colpita dalla maledizione dei partecipanti del Gf. Ha 25 anni e ne dimostra 48. Va beh.
Per aumentare la suspance in questa tredicesima (13!) edizione gli uomini sono separati dalle donne. Che parliamone. L'unica cosa sopportabile del programma è rappresentata dagli accoppiamenti sotto le coperte e tu, Grande Fratello masochista, mi togli pure sto piacere. Mai una gioia.

Ecco Andrea, bolognese, che dice l'unica frase che un uomo frequentabile non dovrebbe MAI dire, pena l'eiaculazione precoce per i prossimi 4 anni:" So che sono carino". No caro. Io so che prima o poi ti toccherà morire, altro non so. Finisce nel tugurio moderno chiamato cantina. Ben gli sta. Tiè.
Passano 3 minuti dall'inizio, e parte la prima pubblicità. Sono già innervosita.

Entrano gli opinionisti. Rullo di tamburi. Signorini rimpiazzato da uno che non ho ben capito chi sia, cosa faccia e perché sia ancora vivo, e la Arcuri. Che speriamo partorisca presto prima di implodere. Anzi, si affretta a dire che darà alla lue il pargolo proprio durante una diretta. Non vediamo l'ora.
Io personalmente non credo che riuscirò psicologicamente a reggere la sua gravidanza a livello mediatico. Comunque è raggiante, ma soprattutto fine come Britney Spears negli anni d'oro.

Prima nomination con 3 stronzi, di cui 2 non vedranno manco la cucina della casa. Alla fine vincerà una tale Diletta il cui sogno è fare la maestra.
Non so se ce la farò a reggere a tutte ste emozioni.

Entra un pelle d'ebano del Senegal e io mi innamoro. Parla. Innamorata perdutamente. Ride. Ho bagnato il divano. Unica pecca è che si chiama qualcosa come il Re Leone, ma mica si può avere tutto. Racconta la sua triste storia e Manuela Nazionale, piena di ormoni come una mucca da macello, inizia a piangere. Vomito.

Per non farci mancare niente appaiono due casi umani. Due fratelli che hanno lo stesso fascino di Daniele Interrante, senza i bicipiti, l'abbronzatura, e l'occhio ammiccante, e un carisma che manco Prodi. In effetti assomigliano più a Stanlio, che a Interrante. Si definiscono i nuovi Paola e Chiara al maschile e indossano dei papillon dal discutibile gusto. Convulsioni mie che avanzano.
Questi due ritardati saranno gli unici a finire nella dimora delle donne. Che ne sono ovviamente deliziate. La redazione deve avere scommesso con la Sisal sulla castità delle fanciulle, sennò sta scelta non si spiega.
Tra 7 giorni quando tutti i concorrenti vivranno finalmente sotto lo stesso salotto, le ragazze saranno talmente prive di eccitazione da non riconoscere un maschio da una poltrona Ikea.

Mia è raffinata come Daniela di Uomini e Donne. Esordisce con un "Ahò, me se sta a squaglià er trucco". Sta per entrare con una certa Danila, tirata su probabilmente nella Tangenziale Est di Milano, quando il Grande Fratello decide, con un ennesimo colpone di scena da cardiopalma, che quest'ultima rimane fuori.
Ora. Che cattiveria gratuita. Una si smazza una seria infinita di provini, avvisa tutti che sarà una celebrità, perde l'udito per le urla di quei 4 mongoplegici che fanno cartello davanti alle telecamere, e torna a casa. Una bella gita. Sono soddisfazioni.

Valentina, brutta copia di Emma delle Spice Girls, è senza un braccio. E' una cazzuta, e potrebbe essere un esempio molto positivo, se non che dice "Dopo l'incidente ho dovuto imparare nuovamente a truccarmi e a farmi la piega". Va beh. Sto per andare a letto. Se non che Mia, detta anche Mia l'arguta, la vede e spara un "Oh, ma c'hai la mano morta". Il mio cane esce dalla stanza.
La Arcuri, pozzo di mediocrità senza fine azzarda un "Ahò, ma come è forte sta ragazza".
Ah. La Arcuri per tutta la serata ha detto due frasi. Sempre quelle. "Ahò, come è simpatico" e "Ahò, me piace". Si è sprecata.
Sono tentata a spegnere, ma mancano ancora 2 ore. Accendo la quindicesima sigaretta e spero che il fumo mi vada di traverso, così, giusto per distrarmi.
Ancora altra suspance per gente "a caso" presa dal pubblico e mandata in casa.

Jonathan ha più kajal di me. E comunque rimane fuori. Era uno scherzetto Jonathan, non prendertela.

Mirko imita Celentano come io Jennifer Lopez, e non becca un congiuntivo manco per sbaglio. Ah. tartaglia. Non c'è mai fine alla sfiga. La sua frase d'effetto è :" Come si fa a non amare un pomodoro".
Non occorre che aggiunga altro, credo.
Tutto sarebbe molto più facile se fossi sotto acido. Il Grande Fratello da sobria è inaffrontabile.

Chicca è discretamente figa, con un ego grande come il mio culo. Mi sta sulle balle. E secondo me è anche senza mutande.

Giovanni, ennesimo concorrente estratto "a caso" dal pubblico è belloccio. Non riesco a esprime per lui un concetto più profondo di questo.
Queste estrazioni sono talmente tanto casuali che appena entra, quello che ama i pomodori gli fa "Oh, ma tu eri con me in albergo". Beata ingenuità.
Passo al Prozac, chissà che aiuti.

Francesca nella vita passata era un generale delle SS. In questa, sembra una cubista del Pacha. Si sta per sposare. Io scommetto 10 a 0 che se la terrà per circa 15 minuti. Urla in continuazione in maniera irritante, e spero che il futuro marito abbia comprato un biglietto solo andata per Cayo Largo, che tutti lo capiremo.


Entra Angela che ha le labbra più grandi del mio assorbente maxi con  le ali. I capelli sono incerta se mi ricordano Belen o Renzo Arbore.
Non fa tempo a varcare la soglia che si gioca la carta delle sfighe, facendo sapere a tutta Italia che il suo ex, cesso anzi cessissimo, è fuggito, per poi sposarsi 3 giorni dopo con un'altra. Che anche qui. Voglio dire. Almeno dì che stavi con un manzo da competizione. Sei stata mollata, umiliata, cornificata, e ci tieni tanto a dirci che il tuo lui era pure un mostro. Chapeau.

Roberto gioca anch'egli immediatamente il poker del padre morto. Fatti furbo no? Usa le tue sfortune per la nomination! Devo insegnarti proprio tutto? La Arcuri piange ancora.

Ma quanti cazzo di concorrenti sono?
Pubblicità.
Muoio.

Rullo di tamburi. L'ingegnere dj! O meglio. L'ingegnere scemo. Recita Dante. sarebbe stato più credibile se avesse recitato Leone di Lernia. Sembra svogliato e irritato. Probabilmente stava andando con Alessia al mare, quando qualcuno gli ha puntato una pistola alla tempia obbligandolo ad entrare nella casa. Ha la stessa espressione di quando Arisa vinse il Festival. Una goduria. La frase più eloquente che dice è "Mh.". Cazzo.

Greta è l'ultima. Se dio vuole.
E dopo un Ahò è tosta, e un Ahò me sta simpatica, la serata finisce.
Ho fumato 23 sigarette.

Bella questa prima puntata. Bella davvero. Grazie Mediaset. Quale sarà il promo di quest'anno?
Facevi il vu cumprà? Avevi una vita demmerda? Non trovi un uomo manco su Meetic? Tuo padre ti ha abbandonato al canile e in cambio ha preso un meticcio dal pelo fulvo? Tua madre si prostituiva e il suo compagna ti faceva fare l'elemosina con una scimmietta al guinzaglio? Non ti preoccupare. Entra al Grande Fratello. Qui, un letto e un pacco di umiliazione sono garantiti.

Dormo. Finalmente.

mercoledì 29 gennaio 2014

Perché gli adulti sono dei coglioni

Quando ero piccola, anche piccolissima, mia madre aveva sempre bisogno di chiedermi cosa ne pensassi del mondo.
Non ho mai capito perchè lo facesse.
Si metteva lì, vicino a me, magari mentre stavo facendo una cosa fighissima, tipo capire l'accoppiamento tra unicorni e delfini, e mi chiedeva con aria speranzosa “Amore, cosa ne pensi di..” o “Qual è la tua opinione su”
Io, che  non capivo un cazzo come tutti i bambini, e non avevo un'opinione mia su nulla, ( cosa normale quando hai appena imparato a dire il tuo nome completo, e il mio, Maria Giovanna, mi faceva sembrare più intelligente degli altri,) alzavo le spalle e non sapevo cosa dire.
Allora lei assumeva quella tipica espressione da mamma testarda e mi ripeteva il quesito, fino a quando, insieme, riuscivamo a dare una forma ai SUOI pensieri. 
Che entrambe ci illudevamo fossero i miei. 
La sua domanda preferita era “Cosa ne pensi degli adulti?” O anche “Come vedi tu gli adulti?”.
La verità è che io, un po' per quieto vivere, ed un po' per mancanza di argomentazioni sensate, degli adulti pensavo benissimo. Non mi sembravano dei coglioni spaziali come li vedo adesso. Mi sembravano carini e affettuosi, e soprattutto molto inclini ai regali. Che voglio dire. Mi pareva più che sufficiente per non insultarli appena mi voltavano le spalle. 
Invece lei, mia mamma, sperava sempre in qualche cosa di poetico e profondo, della serie “Gli adulti sono esseri immorali e superficiali. Predicatori di futili verità e meravigliose sciocchezze”. Roba che a 30 anni non saprei ripeterlo. 
A me piacevano gli adulti. Forse a lei no. Forse lei avrebbe dovuto dirmi che idee aveva e smetterla di tormentarmi. 
Il bello è che adesso non me lo chiede più. Quella domanda, passata l'età in cui imparai anche a contare, fu messa nel dimenticatoio. 
D'altra parte,il suddetto mistico dilemma, uscì così tante volte nei miei primi anni, che probabilmente si erano esaurite le volte in cui poter essere interpellato. 
Fine della corsa, insomma. 
Con l'arrivo della fase in cui si scopre che l'uomo deriva dalle scimmie, incominciarono altre domande, ancora più rognose, se si può, : “Dimmi cosa ne pensi delle droghe”. Ma cazzo. Che razza di test è? Ho 8 anni, cosa vuoi che ne pensi? 
Comunque. 

Adesso, alla soglia dell'età in cui uno si sente a tutti gli effetti un adulto (e solo perchè definirsi adolescente a 28 anni non sta bene, per dio), voglio dire quello che penso degli adulti. 
E perchè non ci siano fraintendimenti, per me gli adulti sono quelli che hanno dai 50 anni in su. Prima sono tutti mocciosetti.
Gli adulti, dicevamo.
Gli adulti sono dei coglioni incredibili.
E questo perché:
1) Hanno un sacco di esperienza di vita, ma ridono ancora come iene quando qualcuno scorreggia.
2) Potrebbero insegnare a noi post adolescenti come si sta al mondo. Insomma, condivideteci due regole cazzo! E invece ci sono le super milf che credono che un uomo le richiamerà, e dei vecchiardi che pensano che una ventenne stia con loro per amore.
3) Gli adulti non ci credono. Nel senso che non credono nei giovani. E questo fa di loro dei coglioni.
Prendiamo i genitori: passano tutta la vita a dirci come dovremmo stare al mondo”Lavati le mani, ringrazia sempre, usa i preservativi, le gonne troppo corte fanno mignottone, al colloquio di lavoro non parlare di soldi” ecc…
Però poi accade una cosa buffa. Che arrivi ad un’età tale per cui finalmente, dopo anni di lobotomizzanti Sailor Moon e Sampei, hai dei pensieri.
A dire la verità hai un’idea abbastanza precisa del mondo. 
Ma loro, gli adulti, pensano sempre che tu dica minchiate. 
Non capisci la politica. (Loro si, infatti negli ultimi 40 hanno votato loro, mica tu. E con che risultati!)
Non capisci l’economia. (Eccerto. Mica eri grande tu, negli anni ’80, in pieno boom economico).
Non capisci l’amore. “Ma voi siete divorziati!” “Appunto. Abbiamo imparato” 
4) Gli adulti hanno il terrore di lasciare il trono. 
Ecco. Questo secondo me è il nodo di tutto. L’opinione personale che mi sono fatta. 
I “grandi” hanno paura che tu sia più bravo di loro, più competente, più intelligente. 
Non lo fanno per troppo spirito di competizione. No. Assolutamente no. 
Lo fanno pechè hanno paura, anzi terrore, che una volta che tu avrai una filosofia di vita personale, un tuo credo inossidabile, loro automaticamente diventeranno inutili. 
Hanno bisogno di essere ancora fondamentali. 
Hanno bisogno di sentirsi ancora i padroni delle verità. Rimpiangono quando tu avevi 4 anni e chiedevi in continuazione “Perché”.
Loro vorrebbero ancora che tu chiedessi  perché.
Perché papà si deve fare questo?
Perché mamma hai messo la tazza così?
Hanno bisogno che ci accoccoliamo tra le loro braccia con gli occhi pieni di lacrime.
Hanno bisogno che li svegliamo ancora nel cuore della notte con l’anima in subbuglio.
Hanno bisogno che dipendiamo ancora da loro.
Hanno bisogno di portarci a pallavolo, calcio, basket. Alle feste degli amici. Al campeggio. A sciare con un freddo porco. 
Hanno bisogno dell'abbraccio del dopo scuola. E del bacio della buona notte. 
Loro ne hanno bisogno. 
Hanno bisogno di noi. Per mille ragioni. Ognuna personalissima e ognuna oggettiva. 

Alla fine, rileggendo e ripensando, forse non sono proprio dei coglioni. 
Forse sono persone terribilmente tenere a cui fa paura mostrare questo lato.
Perché un conto è avere un papà che non ha paura di nulla e un conto è avere un papà tenero. Il mio sicuramente preferisce non avere paura di nulla.