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mercoledì 18 febbraio 2015

Lettera all'uomo sbagliato

Caro uomo sbagliato,
ti scrivo da Padova, una piccola città del nord est che avrei voluto lasciare se tu fossi venuto a prendermi.

So che come incipit non è esattamente quello giusto, insomma, cheppalle, un'altra donna che aspetta un uomo per dare senso alla propria vita.
E invece no.
Ti scrivo solo per farti sapere cosa ti sei perso.

Ti ho aspettato verso i sedici anni, un'età in cui avresti proprio dovuto vedermi.
Innanzitutto perché ero più magra e poi perché ero molto tenera. Me ne andavo in giro con convinzioni che sapevano di pietre miliari sulle spalle. Avevo una mia opinione su tutto, ma in particolare sull'amore. Che esprimevo con dolcezza, non con saccenza. Ti ho aspettato a quell'età perché a quell'età ognuno di noi ha il dovere di imparare l'educazione affettiva e il diritto di perdersi dietro ad albe che sorprendano gli innamorati abbracciati.
Io ho solo imparato a dire di no agli sconosciuti che mi offrivano caramelle e a vedere la casella del Vuoi metterti con me? sbarrata sul No.
Insomma. Ha fatto male. Avresti potuto esserci e salvarmi.



A vent'anni ho imparato a dire io di no. Quindi se vogliamo, hai fatto bene a starmi lontano.
Ero in una fase in cui era molto chiaro che avrei dovuto salvarmi da sola, con tutte gli aggettivi del 
caso, come Indipendente, Cazzuta, Forte, Disinibita, Divertente. 
Non te lo dirò mai quante volte, nel bilocale sui Navigli che dividevo con le amiche, ho pianto da sola, con i ricci affogati nel cuscino e una mano sulla bocca. Non te lo dirò, perché è giusto che non ti dia questa soddisfazione. Avresti potuto esserci e tenermi stretta, in quel mare di lacrime e promesse non mantenute.
Ma come dicevo, hai fatto bene a starmi lontano. Dovevo sperimentare, toccare, crescere, capire come rapportarmi con tutti quei bugiardi, artisti, scrocconi, merdosi che ho conosciuto.
(Anzi ne approfitto per scusarmi con te, Alessandro, ti ho trattato da schifo solo perché eri più carino degli altri. Cerca di capire, ero disorientata.)
Volevo solo lettere d'amore alle quali non credere.

A venticinque anni ti aspettavo sul serio.
Avevo imparato molte lezioni utili, come il Non andare a letto la prima sera con uno che ti piace, troppo trucco non va bene, le gonne corte solo se hai i leggins, insomma molte cosa che mi avrebbero resa più attraente ai tuoi occhi.
Ero Determinata e Goliardica. Ironica e Lunatica. Ottimista e Instancabile.
Mascheravo insicurezze e smascheravo bugie.
Nascondevo intenzioni e mostravo pezzi di pelle.
Più stronza, mi avresti trovata. Ma se fossi arrivato prima, stronza probabilmente non lo sarei stata. Quindi è solo colpa tua.
Ti cercavo un po' ovunque. Nelle discoteche, alle feste, su internet, nelle mani di sconosciuti.
Avevo fretta di trovarti. Non di sistemarmi. Semplicemente di smettere di cercare. Perché la caccia al tesoro è bella finché non inizia a piovere. E ormai l'acqua era entrata dalla cucina.
Comunque tu continuavi a nasconderti.
Io allora ho preso un cane, ho fatto le valigie e ho viaggiato.
Mi sono persa tanto, a venticinque anni. Vedevo nell'ennesimo "Non innamorarti di me" la cosa più erotica del mondo, l'invito a tuffarmi in quel NON, perché sembrava un invito per donne coraggiose, e il coraggio non mi è mai mancato. Mi mancavano i Resterò. Con i NON ci facevo amicizia.



I miei spigoli si sono accentuati, le mie sfumature si sono moltiplicate, ho affrontato la vita con la solita leggerezza curiosa di chi ha aspettato tanto.

Solo per dirti che non servi più.
Che ormai mi arrangio. Che vivo con me stessa in armonia. Che te ne puoi anche andare affanculo.
Ah. Un'altra cosa.
Ti sei perso tanto, peggio per te. Perché mentre cercavo te, come una cercatrice di tesori antichi, è arrivato qualcuno che ha preso il tuo posto.
L'uomo giusto, forse.

Non mi interessi più. Rimani nascosto.




mercoledì 11 febbraio 2015

Statistiche speranzose per cuori solitari

Ogni anno, a ridosso di San Valentino, accade una cosa alquanto bizzarra.
Ognuno sente la smania di parlare d'amore. Come se non lo facessimo già tutto l'anno con le nostre amiche.
E siccome l'amore è una faccenda che potrebbe essere semplice, ma viene puntualmente gestita in maniera psycodramatic, non si sa mai come affrontare l'argomento.
E allora via, al parere degli esperti che oltre a esprimere preoccupazione per il freddo assolutamente atipico per l'inverno, a dirti che se esci in t-shirt potresti prenderti il raffreddore e che se te magni due chili di stinco di maiale con cotenna, c'è il rischio di disturbi digestivi, partono con le statistiche sui sentimenti.
Eccolalà.
Due cuori e una parentesi graffa. 
Gli scienziati non potendo più vomitare per il 36esimo anno consecutivo, frasi tipo Sei single? Nessuno ti fila? Stai serena. Arriverà una persona giusta anche per te, con quell'anche finale che sa da ultima sopravvissuta del Titanic, si cimentano in statistiche creative.
E poiché ormai di sapere che il 76% delle donne intelligenti sono sole, e che il 19% delle veline hanno una vita sessuale migliore della nostra, ci provoca incazzature magistrali, loro, i sapientoni, inaugurano algoritmi su come smettere di essere Bridget Jones, come se la donna moderna cercasse un compagno con lo stesso spasmodico desiderio di trovare dei collant contenitivi.
L'ultima teoria ce la infligge la professoressa Hannah Fry, docente in matematica all'University College di Londra, che ha sentito lo straziante bisogno di scrivere un libro (The Mathematics of Love), in cui afferma con una certa serietà, che l'uomo della nostra vita lo incontreremo dopo aver frequentato 5 persone sbagliate.
5.
Cinque.
C-I-N-Q-U-E.
Probabilmente la tenera Hannah vive in una contea del Surrey in cui a parte il panettiere e il postino non c'è molto altro, sennò sta minchiata non si spiega.

Facciamo un calcolo.
Il primo bipede sbagliato è quello sfigato che abbiamo baciato alle medie e che con cui abbiamo ballato un lento per cinque minuti prima di capire che avremmo potuto ambire a qualcuno di meglio.
Il secondo è il liceale che scioperava per un mondo migliore, che ci mise le corna con la scafata di quinta A.
Nel terzo potremmo rivedere il compagno di Università che ci dava sicurezza e gran lezioni sul sesso.
Poi è arrivato il Trombamico stronzo. Quello del Non me la sento di impegnarmi, ma continuerei volentieri a metterti a pecora.
E infine LUI. Il faro nella nebbia. Il principe azzurro su bianco destriero. La stella cometa dei Re Magi. Il protagonista della Casa nella Prateria che ci farà dimenticare tutte le relazioni precedenti andate in fumo e ci darà la speranza che la vita sia meravigliosa e finalmente, finalmente, completa.
Ehm. Hannah.
Hannah. Abbi pazienza.
Se le tue elucubrazioni fossero sensate, avrei dovuto sposarmi a 17 anni.
Cinque sono un numero assolutamente ridicolo.
Cinque sono gli psicopatici che ho incontrato solo nell'ultimo anno.
Cinque erano quelli con mi scambiavo teorie sulla 69 a 22 anni.
Cinque sono quelli da cui mi sono eclissata al primo appuntamento. Alzandomi e salutando senza nemmeno aver assaggiato il mio Mojito.
E siamo già a quindici.
Poi mettici quelli che mi sono piaciuti sul serio ma non mi cagavano, quelli che mi amavano e non erano ricambiati, quelli che ho incontrato per una notte, quelli con cui sono uscita per mesi per poi scoprire che erano sposati. I dementi. Gli emotivamente non disponibili. I rissosi. I polemici. Gli arroganti. Gli sfaccendati. Quelli che abusavano di droghe, vino e belle promesse.
Quelli del Ti chiamo domani e sono passati tre anni. Quelli del Sei bellissima ma la tua amica di più.
Quelli da cui sono fuggita, quelli dai quali mi sono negata, quelli che mi erano simpatici come il morbillo la notte di Natale.

Insomma Hannah.
Scrivici di quanto siamo meravigliose anche con un i fianchi larghi, suggeriscici tecniche per conquistare il mondo, pubblica un libro di ricette afrodisiache usando l'algoritmo della vita eterna.
Impegnati, insomma, che qua di sapere quando ci sposeremo non ce ne frega niente.
Vogliamo sapere piuttosto, quando qualcuno si degnerà di amarci come meritiamo, ma per questo un libro non serve a niente.

Serve la pratica. Le bestemmie. La chiarezza di quello che si vuole. E la fiducia.
Scambiando l'ordine degli addendi, il risultato non cambia.


lunedì 9 febbraio 2015

Chiacchiere promiscue

"L'ho conosciuto due sabati fa"
"E come è andata?"
"Carino. Single. Trent'anni circa. O di più. O chissenefrega. Insomma. Mi ha chiesto il numero, poi mi ha scritto un sacco, tutti i giorni e giovedì siamo usciti a cena. Gli ho domandato cosa volesse da me"
"No, dimmi che non glielo hai chiesto"
"Sì invece, perché?"
"Non lo vuoi sapere. Vai avanti"
"Mi ha risposto che non cerca nulla"
"Ma non mi dire"
"Sì, ma lo stesso vale per me. Circa. Gli ho fatto sapere che sono uscita con lui per curiosità ma che non è il momento per nulla di serio. Comunque mi ha invitato a salire a casa sua e ho rifiutato"
"Perché?"
"Perché sì dai. Così alla prima sera. Poi faccio la figura di..."
"Di cosa?"
"Boh. Non mi andava. Comunque ci sono andata a letto ieri. Ci siamo trovati ad un ape e abbiamo  puntualizzato che tra noi non c'è niente di serio"
"Bizzarro come abbiate sentito l'esigenza di mettere in chiaro che non vi innamorerete due volte in una settimana"




"Sai com'è. Poi si spaventano. Alla fine sono andata da lui. E' stato bellissimo. Non ricordavo da quanto non scopavo così. Ero a mio agio. Poi lui è bravissimo. Vuoi i dettagli?"
"Ovvio"
- Su - Giù - A destra - Lingua - Sì, come mi piace - Girati - Sei bella - Anche tu - Era da tempo che non impazzivo così - Anch'io - Vengo - Fine -
"Bene quindi!"
"Molto. Oggi però non mi ha scritto"
"Ripetimi che non volevi niente, era solo sesso, blablabla"
"Sì certo. Però neanche un messaggino su WhatsApp. Un Buongiorno, un Sono stato bene, un Lalalalala fammi godere, niente insomma. Dai è successo anche a te. Ti scopano e poi nulla. Io me ne sono anche andata dopo, perché so che piuttosto che passare la notte con una donna, si farebbero tagliare la pelle dello scroto per farci un portamonete, però..."
"Fammi capire. Accetti di scopare con uno e sparire subito dopo e vorresti un messaggio il giorno dopo?"
"Sì, è una cosa stupida lo so. E' solo che così mi fa sentire come..."
"Come cosa?"
"Dai hai capito"
"Ma cosa ti aspettavi? Hai detto che non cercavi nulla, hai orgasmato meno di una settimana dopo averlo conosciuto, sei scappata dopo il sesso e ti preoccupi di un messaggio? Hai fatto quello che volevi con il tuo corpo, hai giocato alla femme fatale, hai indossato i panni di Messalina e ora vorresti un riconoscimento degno di Giulietta? Amica, ti sei rincoglionita? Quanto è passato dal vostro incontro?"
"24 ore"
"Ah okay. Non sei tu. E' il tuo corpo"
"Scusa?"
"Dopo l'orgasmo il tuo corpo libera ossitocina, un ormone che crea legame. Solitamente smette di circolare dopo 24 ore. E' per questo che brami attenzioni"
"Che significa questo?"
"Che dopo aver fatto sesso, il tuo organismo si sentirà emotivamente legato a quello stronzo con cui ti sei rotolata nel letto. Ma l'effetto svanisce il giorno dopo. Ancora poco e sei salva"
"Come fai a saperlo?"
"Perché mi è accaduto mille volte. La soluzione è semplice. Il giorno seguente all'amplesso spegni il telefono, vai a fare shopping, incontra le amiche. Passate le ore cruciali, andrà meglio"
"Figata, non sapevo, hai altri consigli?"
"Sì. Piantala di recitare un ruolo che non ti si addice. 
La promiscuità sessuale è divertente solo se sei promiscua. Sennò è triste".







mercoledì 28 gennaio 2015

La Leggenda degli Amori Impossibili

Ci sono storie d'amore che sono solo storie.
Ci sono storie d'amore che mai saranno storie.
Ci sono storie d'amore che vivono nella loro pienezza senza mai concretizzarsi.
Ci sono storie d'amore che non si vogliono, ma accadono.
Ci sono storie d'amore che ingenuamente non fanno i conti con il tempo, con la distanza o con un altro cuore.
Ci son storie d'amore che mai vedranno l'agognata ultima riga delle favole: E vissero per sempre felici e contenti.
Ci sono storie d'amore fatte di speranze e mai d'abbracci. 
Sono gli amori impossibili, plasmati su sogni che non si realizzeranno. Il dramma di tutti gli innamorati che amano a senso unico.
Bastardi amori impossibili, che ci fanno desiderare qualcuno che non ci vuole, che magari vorrebbe averci, ma di fatto, non ci vuole.


Come si sopravvive ad una passione così?
Come si fa a continuare a respirare quando pensi di aver trovato qualcuno per cui ne valga la pena, ma il destino è schifosamente avverso?
Smetto all'istante i panni di Jane Austen. Scusate, mi sono fatta prendere la mano.
Ma questo tema mi è caro perché mi ha reso vittima e mai carnefice.
Ho provato a definire l'amore impossibile, che è un po' come voler definire l'orizzonte.
Ma quando è effettivamente così, o quando invece è goffamente celato dietro una scusa?
1. Lui ci ama, ma non è proprio il momento.
Perché il lavoro fa schifo, a 40 anni non ha ancora lasciato il nido, la sua mamma è in punto di morte, la cagnetta è in calore, sta aspettando che nascano i girasoli o ha perso la Kamchatka a Risiko, tocco blu non gioco più. Insomma. Ci fornisce motivi più o meno validi per cui noi tecnicamente siamo anche le donne giuste, ma le nostre anime non possono essere legate da qualcosa che si chiami Relazione. Ci convince che in un'altra vita, in un altro momento, in un'altra galassia, saremmo più fortunati. E noi ci perdiamo dietro alle sue scuse, ci lamentiamo di questo Dio che (come disse la mia amica S., citando City of Angels), ci fa incontrare ma non ci dà la possibilità di stare insieme.  
Roba da attaccarsi alla bottiglia finchè morte non sopraggiunga.
Non è un amore impossibile e Dio non c'entra un cazzo. E' un amore dove uno stronzo non vuole stare con noi. No, non è amore. E' codardia.
2. Lui ci ama ma ha sposato la donna sbagliata. 
Dopo promesse di vita felice a due, lui si sposa. Non con noi ovviamente, sennò mica faremmo sto casino. Si sposa con quella sciapa, quella insulsa, quella che non esprime un pensiero manco sotto torture cinesi. Quella che può gestire e continuare a farsi i fatti suoi. Con noi.
E noi lo accettiamo perché poverino, ha fatto la scelta sbagliata, si è sposato per pigrizia, perché aveva una pistola alla tempia, per non far piangere il cuginetto, non si sa. Ma siamo relegate al ruolo infame di amanti, perché l'amore impossibile che lui elargisce con il contagocce, ci dà quel brivido al cuore, per cui tanto impazziamo.
No, non è un amore impossibile. E' un amore marcio ed egoista che ci farà stare da schifo.

3. Lui ci ama. Ma ha paura.
Di cosa? Boh. Forse delle implicazioni sentimentali, del dire Ti amo, come se un Ti amo si traducesse in matrimonio imminente con relativo trasferimento di nostra mamma nella sua tana, della convivenza, delle cavallette, dell'Isis, degli alieni o delle polpette al sugo che gli cuciniamo.
Non si sa il reale motivo, ma il cucciolo è terrorizzato.
E noi pazienti lo accudiamo come una foca che ha appena perso i parenti uccisi a mazzate, aspettando che il piccolino non tremi alla frase Questo week end stiamo insieme? 
No, non è un amore impossibile. E' un amore masochista che dovremmo riconoscere, per poi fuggire a gambe levate con il primo cubista del Cocoricò.
Lui non è un uomo. E' un mollusco.

Fondamentalmente sono arrivata alla conclusione che l'amore impossibile esista in rarissimi casi, e non contempli la parola Ma.
Se l'amore è amore, il Ma non sussiste.
L'amore impossibile è quella scusa che diamo a noi stesse per non ammettere che non siamo amate abbastanza. Che nessuno voglia rischiare per noi. O che noi, non vogliamo rischiare tutto per qualcun altro, perché ad amare si fa fatica e come dico sempre, La felicità fa più paura della tristezza.
Gli amori impossibili sono per donne infelici. E sono gli unici che, sfortunatamente, durano in eterno.

lunedì 12 gennaio 2015

Cosa NON è l'amore

Con l'anno nuovo le psicosi delle amiche single si moltiplicano.
C'è chi cerca l'amore come se cercasse di rientrare in una 42 dopo le abbuffate natalizie. Con quella dedizione caparbia e un po' incosciente.
C'è chi dell'amore si è stufata.
C'è chi credeva fosse amore, ed invece era pene. Nel senso di pisello, organo genitale maschile, che provoca gioie e pene nella medesima percentuale.
C'è chi si è fatta dei film mentali il primo di gennaio, per poi scoprire, il 2 gennaio, che il maschio medio che aveva promesso casette in Canadà, in realtà è padre di famiglia.
E tra un Sono davanti a WhatsApp da 4 ore, chissà quando il cerebroleso si degnerà di scrivermi un cazzo di messaggio, a un Io i maschi ormai li odio tutti, la domanda su cui ci scervelliamo è sempre la stessa: Ma che cazzo è l'amore?
Perché stabiliamo amicizie decennali senza nessun tipo di turbamento e poi impazziamo davanti ad un invito a cena che non arriva?

L'innamoramento è facile da definire.
E' quando anche le frasi di Fedez ti sembrano romantiche. E' quando scegli lo smalto in base al suo colore preferito. Sono le farfalle che svolazzano nello stomaco, e nessuna voglia di ingerire del veleno per ucciderle. E' quando passi metà giornata a pensare a cosa dirgli quando lo vedrai, e l'altra metà a sognare di quando lo vedrai.
E' quello dove si immaginano mani intrecciate e occhi che danzano insieme. Una corsa nel buio, senza sapere bene chi stia guidando.



E dopo?
E dopo son cazzi, amiche.

Perché se esci con una ragazza è facile, se c'è affinità diventerete amiche. Al massimo amiche del cuore. Nel peggiore dei casi solo amiche su Facebook.
Con l'amore le sfumature sono infinite.

E quello che sembra Amore ed invece è fuffa?

Ho stilato una lista di quello che potrebbe essere, ma fidatevi, non è.
C'è l'amore low cost. 
Quello che prendi all'ultimo minuto, come un volo Ryanair, e come con un volo Ryanair non hai nessuna aspettativa. Difficile che ti sorprenda. Gli snack sono sempre a pagamento, i sedili stretti, le turbolenze probabili.
Gli amori low cost sono quelli all'avventura. Quelli che sai quando parti e quando torni, nel mentre te la godi. Sono i viaggi ad Ibiza, mica a New York. Spendereste uno stipendio per un volo fino in Spagna? No. Breve, massimo profitto, costo basso, col cazzo che la felicità sia il tragitto e non la meta. Sbattimenti pochi, vantaggi diversi.
Poi arrivi ad un'età in cui vuoi viaggiare comoda. E allora passi ad Alitalia. Scioperi, cazzi e mazzi, ma quando sei a bordo sei serena. Puoi anche imbarcare il bagaglio senza il supplemento. E vogliamo parlare delle noccioline?
C'è l'amore in offerta.
Quello che come il latte in offerta, sai che costa meno perché è in prossimità di scadenza.
Lo acquisti perché è un'occasione, ma solo se lo consumi subito. Poi succede che te lo dimentichi in frigo e fa la muffa. Allora sopraggiunge la consapevolezza di aver buttato nel cesso i soldi.
Lo si prende e lo si cestina, senza manco averlo consumato. Di solito si traduce in un maschio che ti informa subito che non potrà darti nulla oltre allo scadere del tempo. Che decide lui. Te lo dice in anticipo, come se fosse un piccolo oracolo di Delfi, il controllore dei battiti del suo cuore. E' onesto? No, è un codardo.
C'è l'amore a profitto.
Avete presente le ragazze alla pari straniere? Tu le ospiti, loro non pagano l'affitto, ma in cambio ti rassettano casa. Do ut des.
Solitamente in alcune equazioni amorose è lo stesso. Cambiano i fattori. Compagnia in cambio di sesso. Verbi coniugati al plurale in cambio di un pompino. Variabili infinite. Con una costante.
Entrambi ci guadagnano solo se non si scomoda la parola Amore.
C'è l'amore piantina.
Come quella che compri al mercato. Tu di piante non capisci un cazzo. Ti sei detta mille volte che è colpa della genetica, dei traumi infantili, della Kryptonite, fatto sta che non sei dotata di pollice verde. E allora perché minchia continui a comprare le piante? 
Perché c'ho al speranza che questa non muoia.
Ah. Ok.
A volte con l'amore è uguale. Non è il tuo momento, non ci sei portata, o forse non ami i glicini, ma le querce. Insomma. Ucciderai anche questo amore e ti sentirai uno schifo.
Cambia hobby.
C'è l'amore dietetico.
Avete mai osservato la differenza tra i vostri carrelli della spesa, a dicembre e a maggio?
A dicembre sono un concentrato di grassi saturi, zuccheri, carboidrati, cioccolato, che metti che un giorno siate tristi. A maggio fotte se il morale è sotto ai tacchi, perché la prova costume è la priorità.
E quindi si aprono i battenti ad insalate, frutta, cracker poveri di sodio, biscotti al cartone pressato. Gnam!
Mangiamoci sto dolcificante, ma poco, che ingrassiamo. Andiamo a cena fuori. Ma ordiniamo un Cesar, che c'abbiamo la cellulite. Tutto è misurato. Pesato. Centellinato.
Con questa tipologia di amore, lo scenario è identico.

Non importa che siete voi le vittime o le carnefici.
Non importa che vogliate tanto un amore e che questo stronzo non arrivi.
La cosa fondamentale è l'uso delle parole.
Perché? Perché se chiamiamo Amore un Trombamico, lo colmiamo di significato romantico, perdendo la percezione della realtà, che no, se vi scopa e non vi chiama, difficilmente vi ama. Perché appunto è un Trombamico.
Si dice che in amore non occorra definire.
Io invece dico Definiamo.
Iniziando ad esempio col accomunare la parola Amore con Costruzione. Se si vuole Costruire, si può iniziare a dire AM.
Il resto, dopo.





lunedì 22 dicembre 2014

Perché compatisco le amanti

Nella mia vita ho recitato qualsiasi tipo di ruolo.
Nel palco delle buone intenzioni, sono stata protagonista di storie d'amore meravigliose con uomini che mi erano completamente devoti, ma ho avuto anche relazioni marce e scontate, la mia dignità è stata presa e buttata nel cesso più volte, mi sono disperata, ho giocato alla casalinga senza arte e sono stata l'altra donna.
L'altra donna, la puttana, la rovina famiglie, quella nel buio, quella messa in disparte durante le feste, quella da incontrare nei motel e nei ristoranti di periferia.
Le mie storie passate sono state sporcate e ripulite da tradimenti di esseri indegni, che preferivano una scopata di una notte con la prima ninfetta disponibile, che costruire un futuro con me. 
E' successo diverse volte, e per ognuna c'è stato un lutto da metabolizzare, la perdita di autostima, Che schifo l'amore, non ne voglio più sapere.
Da tre anni convivo con un uomo meraviglioso.
Questo per dire che ho varcato la barricata e mi sono spostata dall'una, all'altra trincea.
Però nonostante la mia imperfetta vita sentimentale, non ho mai capito l'accanimento verso le amanti.




Quelle single o impegnate, che decidevano di farsi un giro in giostra con il mio uomo, colui che ventiquattro ore prima aveva giurato di desiderare solo me.
Quello con cui pensavo di mettere al mondo tanti bambini biondi e di passare i successivi cinquanta Natali davanti ad un albero stracolmo di lucine colorate.
Lei, la strega che infangava la purezza della mia storia per del sesso - a mio avviso - troppo modesto, quella che si metteva in mezzo ad una favola, quella cagna che per spirito solidale femminile avrebbe dovuto dimostrare un po' di comprensione, farsi da parte, Un po' di amor proprio, un po' di rispetto verso una relazione felice.
Ed invece no, come un piccolo ragno tessitore, aveva creato la sua ragnatela intorno ai miei sogni, per poi distruggerli. Che stronza.

Devo dire però, che a parte quell'attimo di nervoso iniziale in cui avrei preso la puttana per i capezzoli per immergerla in una vasca di scorpioni velenosissimi, nell'equazione delle mie storie fallite, l'amante non l'ho mai considerata più di tanto.
Sono sempre partita dal presupposto che non esista essere umano così meraviglioso, da potersi inserire in una coppia felice. 
Nel momento in cui c'è una feritoia nel muro, la luce entra. Non ci sono cazzi.
Con commozione immensa recentemente ho letto quello che Paul Newman disse a proposito del suo matrimonio (che durò 50 anni, fino alla morte dell'attore) e delle tentazioni di Hollywood: "Perché dovrei volere un hamburger, quando ho un filetto a casa?" 



E non solo.
A me le amanti hanno sempre fatto un'infinita compassione.
Si trovano ad essere desiderate perché posseggono quel qualcosa che le fidanzate non hanno. Piccolezze, s'intende. Un po' di dolcezza, un po' di leggerezza, un po' di inconsapevolezza, sempre voglia di fare sesso, mai una rottura di palle.
Però raramente vengono scelte, proprio perché tranne le piccolezze, non hanno nulla di eccezionale.
E se, sporadicamente, si ritrovano ad essere loro, le ufficiali, si rendono conto di aver ereditato un pacco pesantissimo.
Perché fare l'amante è facile.
Si prende il bello di una persona e si lascia che la fidanzata si sorbisca i macigni. I colleghi, il lavoro, la famiglia, il mutuo. Ma la quotidianità non sono i weekend lontani, né il rotolarsi per una notte intera tra le lenzuola di lino.
Le amanti sono quelle a cui è destinata l'infelicità.
Pazienti e remissive per non disturbare l'equilibrio fragile del fedifrago, si trovano ad un certo punto o a non essere scelte, o a rendersi conto che quello che apriva loro la portiera della macchina, non è sempre così meraviglioso. Hanno la consapevolezza bastarda, che se il loro uomo ha tradito la ex, probabilmente lo stesso destino capiterà a loro.
Quindi;
- Precarietà
- Nessuna sicurezza
- La certezza che alla sera l'amato tornerà da un'altra persona
- Il dubbio di essere relegata per tutta la vita al ruolo marginale di concubina, trovandosi poi a quarant'anni senza aver costruito nulla, aspettando ancora un individuo che continua a non voler scegliere
- La certezza che prima che lui lasci la compagna, passerà tantissimo tempo
- La possibilità di essere tradita a propria volta
- Socialmente considerata una sporca meretrice, nonché donna indegna
Una vita d'inferno, povera donna.

E lui invece? Il porco, il traditore?
Ho visto donne, che volevano la testa dell'amante su un piatto d'argento, additandola pubblicamente, per poi riprendersi in casa il fidanzato appena 48 ore dopo aver scoperto il fattaccio.
Ecco, qui amiche, non ci siamo.
Cosa vi interessa se una donna ci prova con il vostro uomo?
Non dovrebbe essere lui a portarvi rispetto? Non dovrebbe essere lui che tiene le altre a distanza perché crede fortemente nel vostro progetto di vita in comune?
Non dovrebbe essere lui a dire No, grazie? Che c'entra lei?
Nel momento in cui non è una vostra amica, avrà pur il sacrosanto diritto di fare avances a chi vuole? Sarà lui a dover tutelare la sua relazione, mica lei.
Solo per dirvi, che è facile mettere una taglia sull'amante e poi far finta di niente con il fidanzato.
Volete qualcuno da sacrificare agli dei? Guardatelo, mangia alla vostra stessa tavola.
Ha preferito una scappatella alla vostra storia.
Prendetegli lo scalpo e andate a bervi un the con la sgualdrina, che probabilmente vi ha fatto anche un piacere, aprendovi gli cocchi sulla mediocrità accanto a cui dormivate ogni sera.

E poi parliamoci chiaro.
Se so che il mio uomo è stato con un'altra, quest'altra può anche tenerselo.
Poi andrò al canile, adotterò un cane e gli insegnerò ad avere il controllo del proprio pisello.



lunedì 1 dicembre 2014

A cosa NON rinunciare (per un uomo)

Che fine fanno le donne intelligenti, indipendenti, sicure di se stesse, che all'improvviso abbandonano la propria vita in favore di succulenti prelibatezze da infornare, casa da rassettare o visite dall'estetista neanche fosse la migliore amica?
Semplice.
Si fidanzano. 


Ultimamente sto conoscendo molte donne che, dopo un invito a cena, un amplesso più godereccio della media, o un cambio di situazione sentimentale su Facebook, abbandonano precocemente la propria esistenza a favore di un maschio conosciuto da poco. 
T. aveva una vita. Il pilates. Le amiche. Un bastardino da accudire.
T. aveva come idea di massima cucina,  gli gnocchi alla sorrentina di Quattro Salti in Padella. 
Ora T. aspetta davanti ad un telefono che il nuovo Lui la chiami per invitarla a cena, ha abbandonato la palestra per seratine casa-divano-fiumidiamore ed è già tanto che si ricordi di portare fuori il cane, abitudine sostituita dalla preparazione di elaborati manicaretti che T. ha cominciato a preparare, con la complicità del libro di Benedetta Parodi. 
T. non sapeva neanche di avere un forno. Ora T. conosce esattamente quanto tempo ci impiega la pasta sfoglia dal passare da croccante, a cartongesso. 
T. si è rincoglionita. 
Ma se fosse solo questo, pazienza. Sta vivendo i sintomi dell'innamoramento, che producono effetti meravigliosi sulla psiche femminile. Niente di male, ci mancherebbe. Anzi, da amica non posso che starnazzare tutta la mia felicità. 
Il punto è un altro.
T. ha abbandonato la sua vita per entrare in quella di un uomo che conosce appena. 
Se si sposeranno, avranno tanti bambini e una vita felice, T. sarà sempre consapevole che una volta era un'altra persona. T. dirà a se stessa che prima era infelice, che i cocktail con le amiche erano roba da Bridget Jones e che lei ora è contenta di fare la mamma, la moglie, la partner perfetta e pace all'anima sua.
Ma se con il nuovo amore, non dovesse funzionare, T. ad un certo momento, si renderà conto di aver perso tutto.  Tutta la sua vita. 


Guardando lo specifico caso di T., mi sono resa conto che il mondo è pieno di donne simili. 
Donne interessanti che non vedono l'ora di trovare un uomo, e quando ce l'hanno, gli mettono in mano la loro esistenza. 
Lasciatemi dire che dal mio punto di vista è una follia. 
Se abbiamo trascorso una quotidianità fatta di noia e privazioni, allora è sacrosanto volerla cambiare. Con la complicità di un uomo, o senza. 
Ma se la nostra vita ci piaceva e l'unico fattore negativo (che vivevamo come tale), era la mancanza dell'amore, allora stravolgerla completamente quando ci si fidanza, è un suicidio.
Ho provato ad elencare a cosa non bisognerebbe mai rinunciare in favore di un nuovo fidanzato. 
1. Le amiche. 
Le amiche c'erano prima, ci saranno durante la nostra relazione, e non se ne andranno dopo. 
Quando saremo così tristi da non riuscire neanche ad alzarci dal divano per andare a comprarci la cioccolata, loro guideranno fino al supermercato più fornito.
Sono quelle che ci metteranno in guardia se annuseranno che il tipo con cui stiamo uscendo è uno stronzo e sono quelle che ci asciugheranno le lacrime quando lo stronzo ci mollerà.
Sono anche quelle che piangeranno di gioia con noi, al nostro matrimonio e quelle che terranno in braccio i nostri bambini. Allontanarle per un pisello è un errore madornale.


2. Gli hobbies.
Non importa che siamo fanatiche del nuoto sincronizzato o della caccia al tesoro. 
Sono delle attività che ci hanno tenute impegnate, che abbiamo amato e che ci hanno rilassato quando il capo urlava in ufficio. 
Saranno utilissime anche quando litigheremo con il nostro uomo, o quando torneremo single. 
Perché abbandonarle? 

3. La dedizione al lavoro.
In un periodo di crisi come questo, sembra insensato, eppure succede. 
Donne che avevano una passione disarmante verso il proprio impiego, all'improvviso diventano apatiche. Il motivo? Stanno a pensare tutto il tempo a quel tipo carino che le ha invitate ad uscire. 
Non importa che siano stagiste o manager d'azienda. I loro pensieri sono concentrati verso un culo sodo. Ne vale la pena? No, ovviamente. Perché qui non si parla di una pausa sigaretta in cui si racconta alle colleghe di quanto sia sexy quel tale. Si parla di mettere in discussione una carriera (o potenziale) per un pisello che magari il mese prossimo non vorremo più. Donne!!!

4. Le abitudini.
Ogni lunedì andiamo a fare la spesa, ogni mercoledì abbiamo zumba ed ogni venerdì vediamo la mamma? E perché cambiare tutto questo, se ci abbiamo messo anni a incastrare ogni attività come un puzzle perfetto?
Quando ci fidanziamo, dobbiamo pensare che sia effettivamente utile fare un posticino nella nostra vita al nuovo maschio. Non stravolgerla e catapultarci nella sua.


Siccome avevo bisogno di un consiglio maschile, ho chiesto a dei conoscenti eterosessuali cosa ne pensassero dell'argomento. Ho preso appunti, giuro.
Beh amiche, è venuto fuori che:
a) Se loro conoscono una donna che ha degli interessi e a loro questa donna piace, trovano fastidioso che di punto in bianco lei smetta di fare quello che abitualmente faceva. 
b) Reputano un: Stasera non posso vederti, ho da fare, molto più intrigante di una che salga su un taxi appena il suo telefono inizi a squillare. 
c) Pensano sia odiosa la dedizione totale femminile all'inizio di una relazione, perché dà l'impressione di disperazione. 
d) Non riescono a comprendere come l'abbandono della propria esistenza in loro favore, possa essere ammirevole in una storia d'amore. Contrariamente sostengono TUTTI che il troppo impegno spinga un uomo a spaventarsi e a correre verso una ragazza meno emotivamente disponibile. 
(e noi non vogliamo spaventare questi cuccioli indifesi, giusto?)

Ecco. Solo per dire che un conto è trovare un fidanzato, innamorarsi, essere felici, un conto è infilarsi nell'armadio di Narnia per cambiare radicalmente la propria esistenza. 
Non solo non va bene per voi, ma manco piace ai maschi. 
Continuate a cucinare gli gnocchi alla sorrentina, così saranno incentivati a portarvi fuori a cena. E a pagare.





martedì 18 novembre 2014

Ti amo ma non possiamo stare insieme. Allora muori

Nei miei 25 anni di singletudine forzata e godereccia, 1 e mezzo di storia con napoletano verace e 3 anni di convivenza felice, ho imparato un mucchio di cose.
Ho scoperto che dire Il Cappuccino senza il cioccolato è comunque buono, rappresenta la più grande mistificazione dei tempi moderni.
Ho appreso che gli uomini dicono Sì, sì, ce piacciono curvy, ma appena iniziamo a mangiare e bere come un rugbista, ci mollano per un palo in culo taglia 40.
Ho notato che le mamme si assomigliano un po' tutte con quelle frasi che si rincorrono di generazione in generazione: Così ti ho fatto, ti distruggo, Questa casa non è un albergo, Non esci finché non hai messo in ordine la tua camera, Sei troppo piccola per tornare a casa alle 3, Quel ragazzo non mi piace, e fottecazzo se hai 14 anni o 30. Finché vivrai sotto il loro tetto, queste affermazioni saranno ripetute fino alla nausea. Perché? Non lo so. Quando qualcuno si prenderà la briga di ingravidarmi, ve lo farò sapere.



Nel frattempo però, sono arrivata anche ad un'altra tragica conclusione.
Come le mamme hanno un repertorio standard per quando sono incazzate, così i maschi medi hanno un glossario tutto loro, appreso forse da un paio di Cioè lasciati in giro da qualche sorella maggiore sciagurata.
Poiché sono stata single per 3/4 della mia vita, posso dire con estrema sicurezza di non aver mai incontrato un uomo che avesse le palle di dirmi Non ti amo. Hai i piedi che puzzano e stare con te è divertente come un comizio di Fassino.
Never happens.
Perché questo avrebbe implicato che, da donna pensante, avrei iniziato un tragedia greca degna del migliore premestruo, in cui il maschio in questione, ne sarebbe uscito vittorioso come Hitler dopo la seconda guerra mondiale.
Quindi, siccome le palle non sono state date in dotazione a tutti, mi sono trovata di punto in bianco, non solo mollata, ma anche presa per il culo.
Che voglio dire. Un po' di rispetto, cazzo. Ti ho insegnato le buone maniere, a vestirti, a valorizzarti, ti ho spiegato la differenza tra PD e PDL quando non la sapevano manco loro, ti ho illustrato come è bello far l'amore, un campo in cui eri esperto come Topo Gigio e mi lasci anche con motivazioni che non darei manco a Dorothy nel magico mondo di Oz, per rispetto alla sua intelligenza.
Ve ne cito alcune che vi giuro, mi sono sentita dire, perché possiate capire che io sì, non ho brillato per culo in amore, ma che se parlate con la vostra vicina di casa, con la collega in ufficio, o con la top model di Intimissimi, una volta nella vita, uno di questi obbrobri sarà capitato anche a loro:

1. Ti amo, ma non possiamo stare insieme.
(Ci stavano per riuscire anche Romeo e Giulietta, Rose e Jack, Biancaneve e il Principe, e noi no? Allora muori)


2. Non è colpa tua, sono io che sono sbagliato.
(Su questo, non c'è alcun dubbio)

3. Ti amo troppo per tenerti legata a me.
(Ehi bello, non mi lego manco al criceto, stai calmo)

4. Sono in un periodo di merda.
(Senza di me, pensi davvero di stare meglio?)

5. Voglio concentrarmi sulla mia carriera, tu sei fantastica, ma sei anche una distrazione che al momento non posso permettermi.
(Ah quindi quella russa con cui eri a cena, era una tua collega?)

6. Ti amo, ma non sei il mio tipo.
(E perchècazzo mi hai frequentato per 6 mesi, invertebrato?)

7. Sei carina, ma la tua amica mi piace di più.
(La mia amica non ti si scoperebbe manco se ti chiamassi Rocco)

8. Al momento non so quello che voglio.
(Fino a ieri sera, quando la tua testa era tra le mie tette, mi sembrava che lo sapessi benissimo)

9. Sono uscito da poco da una relazione importante e non mi sento pronto.
(Sei prontissimo però per uscire con una e andarci a letto, sei prontissimo per fare l'abbonamento a Sky, sei prontissimo per organizzare meeting aziendali e addii al nubilato)

10. I cambiamenti portano grandi responsabilità.
(Questo si era confuso con Spiderman, non c'è altra spiegazione)

Poi, sulla mia pelle, tra un doppio Crispy McBacon e una tinozza di gelato alla stracciatella, ho capito che erano stronzate. Che la verità era sempre una: Non mi piaci, vorrei che mi piacessi, ma non mi piaci. 
E allora perché dire un sacco di cose che oggettivamente non mi faranno stare meglio?
Perché non tirare fuori quel briciolo di Maschio Alfa che ancora dovrebbe esistere in voi e renderci partecipe dell'unica verità visibile a tutti?
Perché indorare una pillola, quando in realtà è una supposta?

Io so che siete spaventati.
Che l'indipendenza delle donne è una sciagura alla quale avreste preferito un'invasione aliena.
So che siamo diventate più aggressive, più spavalde, più cacciatrici, meno prede, rosso di sera bel tempo si spera, blablabla.
Che ci atteggiamo a femmine in cerca di amore/marito/casaconpiscina/indipendenza/facciotuttoio.
So che è dura cancellare 1000 anni di maschilismo, in favore di reggiseni bruciati e ascelle non depilate.
Lo capisco. E' dura. Durissima.
Ma noi vorremo che duri lo foste voi, e non parlo del vostro pisello, parlo delle vostra coerenza. Quella che non potete comprare con Mediaset Premium a 19.90 euro al mese.

lunedì 10 novembre 2014

Tornare con l'ex? Meglio la lobotomia

Il cervello femminile funziona in modo molto bizzarro.
Prendiamo ad esempio una relazione amorosa dove l'uomo si è comportato di merda e l'idillio volge al termine.
Lei passa momenti di tragggedia alternati a istanti vivaci da single.
Poi una sera, magari a novembre, magari quando le strade iniziano a riempirsi di trashissime luminarie con Babbi Natali appesi col culo di fuori e i panettoni Bauli pullulano sui banchi dei supermercati, lei sente che le manca qualcosa. O meglio, un qualcuno.
Qualcuno che le dica Buongiorno amore mio, qualcuno a cui regalare storte sciarpe di lana, qualcuno che la accompagni ad interminabili pranzi con parenti cagacazzi che prima di sapere se il colesterolo la ucciderà, le domandano: "Allora, dov'è Tizio? Ci piaceva tanto".


Allo stesso tempo, prendiamo una relazione terminata perché lui era insopportabile e Lei aveva ben chiaro che piuttosto che finire all'altare con uno così, meglio una pustola vaginale.
Solita scena. Luminarie, parenti, nessuno che le regalerà il bracciale di Tiffany manco sto anno.
In entrambi i casi, Lei dimenticherà all'istante quanto Lui fosse la reincarnazione di Casanova o di Leone il cane fifone e prima di addormentarsi, ripercorrerà i momenti belli della sua storia d'amore. Quando il perfido maschio era adorabile e quando l'inetto era interessante.
Tutte le urla, le incazzature si dissolveranno all'istante, i problemi? Quali problemi!
A nulla serviranno le amiche come gruppo di sostegno.
"Ma se l'hai lasciato perché voleva farsi anche il tuo cane!"
"Ma va, era solo dolce, sono io che non l'ho compreso"
"Ma se l'hai lasciato perché era più simpatico il tavolo della cucina!"
"Ma no, ero io intollerante, lui era speciale".
"Ma se non scopavate da mesi!"
"Ma sì, non mi depilavo, la colpa era mia".
Lo so. La solitudine fa schifo e la paresi sessuale è anche peggio. Ma ha senso darsi millemila giustificazioni per non arrendersi al dato di fatto? Ovvero che cercare un nuovo uomo è molto più complicato che riscaldarsi un piatto di Quattro Salti in Padella. Anche se si sa che sarà immangiabile, perché la mozzarella filante il giorno dopo non sarà più filante e quelli che ci si aspettava rimanessero  gamberetti dell'Indonesia ora sono micro francobolli dal sapore di plastica.
Ma pazienza. Piuttosto che niente è meglio piuttosto, ho 30 anni, le amiche si accasano, ricominciare l'iter degli appuntamenti è un'agonia, solo rimasti liberi solo gli psicopatici, eccetera eccetera.
Tutto vero, ma...
Ho provato a stilare i 10 motivi per cui tornare con un ex, sarà un successo come chiedere al direttore della banca 10.000 euro senza interessi.

1. Hai provato il baccalà. Ti fa schifo il baccalà. Al pensiero del baccalà, vomiti. Perché costringerti a buttarlo giù per forza? Te l'ha ordinato il medico?

2. Le uniche persone che cambiano sono i personaggi Disney e quelle in punto di morte. Per gli altri è durissima. Gli esseri umani adulti possono smussare qualche spigolo vivo, ma non muteranno nella forma e nell'odore. Facciamocene una ragione.
L'hai lasciato perché non si lavava i piedi? C'è speranza.
L'hai lasciato perché era inaffidabile, immaturo e non voleva una famiglia? Ti risparmio lo sforzo. NON E' CAMBIATO NULLA.



3. Se pensi che è meglio mal accompagnate che sole, ti devo avvisare, sorella. La solitudine la puoi gestire. Una persona di merda no. E alla fine una persona di merda ti farà sentire più sola e più vuota di qualsiasi vigilia di Natale passata con il tuo gatto anafettivo.

4. Accontentati di usare per il secondo anno di fila quel golfino rosso infeltrito. Al massimo ti selezioneranno per una puntata di Ma come ti vesti?, che è sempre meglio di essere tra le concorrenti di La mia ossessione. 
Le persone devono essere volute nella propria vita. Ti puoi accontentare dei funghi al posto delle patate per cena, non della persona che si sveglierà tutti i giorni al tuo fianco.

5. Harmony docet. Ci siamo incontrati quando non era il momento giusto. Ci amavamo, ma non potevamo stare insieme. Siamo maturati e ora è il nostro momento. 
No baby. Se due persone sono compatibili lo sono ora e fra cent'anni. 
Lo insegnano le amicizie. Le mie ConfiAmiche per eccellenza, sono le stesse dai banchi da scuola. Certo, se ne sono aggiunte altre, con alcune ci sono più scontri, con altre c'è meno voglia di fare le 6 del mattino abbracciate al cofano della macchina per colpa di un Mojito di troppo, ma ci sono ancora. Tutte.
A 20 anni, in aula studio conobbi una ragazza che per me era insopportabile. Di quelle magre, fighe arroganti ed irritanti. L'ho rivista questo weekend. E' sempre magra, figa arrogante ed irritante.
Giustamente si circonda di amiche che l'apprezzano. Io non sono tra quelle.

6. Sei terribilmente curiosa di sapere se nel lasso di tempo in cui vi siete detti Addio e Ciao, come è bello incontrati di nuovo, lui abbia appreso delle nuove tecniche sessuali che l'hanno fatto progredire da Homo Inespertus a Homo Siffredus. Lo so, ci siamo cascate tutte.
Quindi ci rifai un giro in giostra e le possibilità sono tre: Ti piace un casino, ti lascia indifferenti, ti fa schifo. Se ti piace, inizia una paturnia degna da premestruo costante. A lui sarà piaciuto? Se non mi chiama? Se mi ha usata? Peggio dell'uomo nuovo con cui sei preparata a questo tipo di drammi, c'è l'ex con cui NON pensavi di provare più nulla del genere.
Se la performance è stata divertente come la Traviata in 7 atti per la durata di 8 ore consecutive, beh, sai di aver perso tempo = fritti grassi per cena che tirano su = +600 grammi sulla bilancia la mattina dopo.
Se fa schifo sei conscia che potevi stare a casa a guardare i tramacci sessuali di Brooke Logan, sapendo che lei, in fatto di sesso, non sbaglia mai. Tu sì. E correrai anche il rischio che il povero Lui ti si attacchi come una cozza. Cheppalle!!

7. Ci esci. Stare con Lui è bello. Più bello di prima. Poi finisce. Ancora.
Non importa di chi sia la colpa. Dovrai sollevarti di nuovo dalla stessa persona che ti ha deluso in passato. Dovrai raccattare i cocci della tua autostima andata in pezzi, again and again. 
Uscirne la prima volta è più semplice. La seconda avrai la certezza che potevate evitarlo, che ti sei fatta del male, nel pieno delle tue facoltà mentali. Patata bollente, da digerire.
Una tragica tempesta emotiva, che a confronto, l'Odissea era un trip di funghetti.



8. A 25 anni avevate bene o male gli stessi interessi. Uscite, bevute, sessioni di sesso no limits, porno, cinema e amici.
Ora hai 30 anni. Con tutto ciò che implica. Ti senti una donna che vuole concretizzare se stessa ed il suo universo. Lui ha 30 anni. Con tutto ciò che implica. Si sente incastrato in un'età in cui non è ben chiaro se vuole costruirsi una famiglia o una sala da biliardo.
Tu sei sicura di ciò che vuoi. Lui no. Sogna ancora un Labrador con te. Ma vorrebbe anche una squillo che gli massaggi il prepuzio alla fine di una giornata di lavoro. Ma la beffa è che lo sapevi che non era pronto ad una vita a 2. E allora perché hai insistito?

9. Le tue amiche lo odiano. Che ti abbia distrutto l'ego o che sia stato insopportabile per il 90% della vostra relazione, loro hanno dovuto sorbirselo a lauree, feste e cene. Quando vi siete lasciati hanno brindato come se fossero state sorteggiate per un weekend con Di Caprio. Ora chi glielo dice che dovranno far finta di esultare nel rivederlo?

10. Sei pronta ad affrontare cosa ha fatto tutto questo tempo senza di te? Perché non resisterai alla curiosità di sapere se si è blindato in casa a piangere o se si è scopato la nazionale russa di rugby femminile. Se facciamo una domanda, bisogna anche aspettarci di non amare la risposta.
Solo questo motivo dovrebbe spingerci a bloccare su Facebook tutti quelli con cui siamo andate a bere uno Spritz.

“A tutti gli amanti scartati dovrebbe venir data una seconda possibilità, ma con un'altra persona.” 
-Mae West-

martedì 4 novembre 2014

La sfiga in amore non esiste

Recentemente le mie amiche sembrano essere state colpite dall'Ebola delle single: la sfiga in amore. 
Si accoccolano sul divano come se stessero tra le braccia di George e con un bicchiere di vino in mano mi spiegano che loro proprio sì, sono sfigate.

Che quella tappa insulsa della loro collega ha un fidanzato carino e loro no, che in giro ci sono solo Homines non Erectus, che pure la filippina si è sposata con un manzo e che alla fine moriranno tristi e sole a quarantanni, con la casa piena di gatti.
Parbleu.
Ho cercato di spiegare loro che la sfiga in amore non esiste.
Non mi hanno badano, le miscredenti, per cui ho stampato degli utilissimi consigli che ho trovato su internet, per donne e vagine solitarie.
La più esilarante parla di karma.
Hai dato un due di picche al postino? Eccoti un Neanderthal che parla solo di calcio. In terza elementare stavi con Gino e Pino contemporaneamente? Beccati sto Paleolitico che al secondo appuntamento ti mette in mano un Mocio Vileda per farti rassettare casa sua, sgualdrina!
Per caso hai appoggiato la mano sul pisello del fratello del tuo amico? Comparti un cane, perché sarai isolata dal girone degli appuntamenti, così impari.

Poi ci sono teorie fantascientifiche che consigliano la fiducia in noi stesse.
Fondamentalmente se hai due paranoie per le dimensioni del tuo sedere, nessuno ti si scoperà mai, perché manderai un'immagine di te assolutamente negativa.
Sei insicura di piacere ad un uomo, perché quello stronzo del tuo ex ti ha detto che sei cornuta e brutta? Beh, mettiti l'animo in pace perché finché non ti sentirai Charlize Theron, nessuno verrà con te manco a bere un caffè.
Sicuramente sentirsi meravigliose aiuta tantissimo, ma questa teoria vacilla, se penso a tutti i casi umani che si fidanzano perché trasmettono un'immagine di sé che si avvicina pericolosamente a quella di un gattino da salvare.

Poi la terza che ho trovato (e qui ho iniziato a tremare), sostiene con una certa sicurezza che siamo fatti per una persona.
Cioè, noi ci spariamo film Disney, romanzi Harmony, i racconti romantici della vecchia zia, a cazzo.
Perché per noi ci sarà solo una persona destinataci in questa vita.
Che voglio dire. E se non la incontriamo? E se ha un incidente prima di uscire con noi e muore? E se ci sbagliamo e non ci riconosciamo?



Dopo queste teorie, le mie amiche disperate, mi hanno guardato e, con gli occhi pieni di speranza, mi hanno detto: "Raccontaci un po' perché la sfiga in amore non esiste?"
Ecco bambine, adesso zia MaryG. vi spiega un paio di cose.

Capire chi siamo e cosa vogliamo.
Siamo donne dolci, tutte casa e lavoro?
Siamo delle avventuriere che sognano di girare il mondo con uno zaino in spalla?
Siamo molto più concentrate verso la carriera che sulla famiglia?
Non vogliamo bambini ma tanti zeri sul conto corrente?
Non c'è niente di male. Ma siamo folli se pensiamo che un uomo ideale posso soddisfare tante categorie diverse. Capiamo chi siamo e cosa vogliamo. E credetemi, non è una cazzata.
Scegliere il target.
Realmente crediamo che se vogliamo una vita avventurosa, un uomo che abbia due interessi in croce ci farà felici? Che se desideriamo una famiglia il bello e dannato ci darà quello che vogliamo?
Anche qui. Sembra una banalità eppure la maggior parte dei problemi delle single si riassumono in questi due primi punti.
Cercare qualcuno simile a noi.
Gli opposti si attraggono solo nei film e durante i weekend. Stare con un uomo con cui discutiamo in continuazione è snervante e di certo non positivo per la relazione.
Scegliamo individui con cui abbiamo interessi in comune. Sapete cheppalle avere uno che sta a casa i weekend perché ama la Formula 1, mentre noi vorremmo andare a fare le gite? Con il tempo è meglio condividere le nostre passioni, non litigare per le sue.



Per quella che è la mia esperienza, è tutto qui.
Dico davvero.
Per anni ho cercato una storia d'amore con artisti anafettivi ed egocentrici. Grazie al cazzo che ero da sola, passando l'inferno. Mi ci sono voluti anni, amiche di sostegno, shopping e cazzi random per capire che il mio schema era sbagliato. Non universalmente sbagliato, ma sbagliato per me, per quello che desideravo in quel momento.
Così ho fatto una lista. Una cosa breve e non impegnativa, che servisse alla vita per accontentarmi.
Ho scritto su un foglio alcune caratteristiche irrinunciabili dell'uomo dei miei sogni e ci ho messo la determinazione per trovarlo.
E sapete cosa è successo? Che è arrivato. Così, come lo avevo chiesto, manco si trattasse di un cappello su Amazon.
Ve lo giuro, appena si capisce chi si vuole davvero accanto, arriva l'happy ending.
Parola di MaryG.


venerdì 31 ottobre 2014

La tragedia degli amori giovanili

Ci siamo cascate tutte.
E per tutte intendo proprio tutte.
Gli amori giovanili hanno mietuto più vittime di Leo in Titanic.
Ci hanno fregato. Disintegrato. Fatto nascere consapevolezza, ma soprattutto insicurezze.
Ci hanno obbligato a paragonarci a chi aveva una vita amorosa felice. Ci hanno fatto compagnia mentre piangevamo con un cuscino sulla bocca.
Una tragedia, lasciatemelo dire.

Nella pienezza della nostra adolescenza sognavamo. Sognavamo così tanto da poter mettere in scena almeno due lungometraggi della Disney. Eravamo come spugne che assorbivano impulsi e sentimenti.
Alla domanda cosa vuoi per te stessa da grande, le più coraggiose rispondevano:"L'amore",  le altre lo pensavano soltanto.
Ci siamo colmate di sentimentalismi, di libri dal finale felice, di illusioni.


Crescendo abbiamo conosciuto diversi ragazzi carini, con i quali abbiamo provato vagamente a sperimentare quell'idillio romantico di cui non riuscivamo a fare a meno.
E lì. La catastrofe.
Perché questi adolescenti mai una volta che abbiano azzeccato la cosa giusta da dire.
Mai una volta che sapessero dove mettere la mani.
Mai una volta che non capissero quanto amore eravamo propense a dar loro.
Se corrispondevano il nostro idillio, era perennemente in agguato una tragedia.

M. fu colui a cui diedi il primo bacio.
In un sottoscala del patronato. Non partivamo benissimo, me ne rendevo conto, ma non ci turbavamo. L'ottimismo era l'ingrediente principale delle storie delle medie, come la crusca nella dieta Dukan. Poi non mi chiamò più per 12 giorni. Alla fine mi mollò per telefono dicendo che l'amore non era sbocciato.
Grazie al cazzo, M.

La cotta per M2 avvenne a 15 anni. Era dannatamente bello ed io lo aspettavo tutte le mattina all'incrocio tra casa mia e il suo liceo. Ci conoscevamo, andavamo d'accordo e questo mi bastava per mettere la sveglia mezz'ora prima del solito ed aspettarlo. Al freddo, al caldo, se pioveva, se c'era la nebbia, io ero lì, a quell'incrocio, con le mani nei guanti di lana o con gli occhiali da sole nuovi.
Il semestre successivo M2 baciò una mia amica.
Come avevo fatto a pensare che un suo Ciao corrispondesse ad un Mi piaci?

Qualche anno dopo mi innamorai perdutamente di A., che palesemente mi voleva bene, ma non si esponeva. Cantavamo in macchina in un'età in cui io la patente me la sognavo. Ci distendevamo sui muretti a vedere le stelle. Mi diceva cose importanti. Un gesto non era solo un gesto, ma una promessa.
Ed io sognavo case nella prateria e bambine con le fossette sulle guance.
Capii molti anni dopo che A. aveva la stessa intenzione di fidanzarsi con me, che ha una matricola di sfidare sul ring Mike Tyson. Ma io c'ho creduto perdutamente. Per ben due anni.
A diciassette anni si ha una pazienza sorprendente, anche quando non si viene baciate.
A diciassette anni si ha la tenacia di pensare che sia amore, anche se non si viene toccate.


Poi arrivò P., l'ultimo della mia gioventù. Come l'ultimo uragano che distrugge una casetta fatta di assi di legno e di buoni intenzioni.
P. lo stronzo, P. la merda.
P. che mi fece decretare senza mezzo termini che era il caso di cambiare strategia.
E così via a notti folli, autostop, bottiglie di vino scolate in biblioteca, ed il cuore perennemente lasciato a casa.

Dopo P. ricordo amori volutamente sbagliati. Di quelli che sai che non c'è storia, di quelli con cui si sperimenta e basta, di quelli che usi per mettere la mani su un corpo maschile.
Sono state persone che hanno fatto parte della mia vita per un'ora o per anni, che sono inciampati nel mio groviglio di capelli, ed alcuni hanno deciso di fermarcisi.
Hanno immediatamente perso il candore di quell'attesa all'incrocio, sono stati accolti con meno entusiasmo, a nessuno è stato permesso di assentarsi per 12 giorni.
Hanno formato un minuscolo esercito di parole mai a caso, di frasi concrete, di richieste e di poco romanticismo, perché mai avrei permesso loro di sussurrare frasi dolciastre dopo una mera notte di piacere.
Ero diventata selettiva. Non con i miei amanti, ma con le parole che decidevamo di pronunciare.

A questo sono serviti i miei amori giovanili.
A pesare il peso delle richieste e delle parole.
A considerare il romanticismo per pochi.
A non concedersi emotivamente dopo il primo trillo del telefono.
Sto ancora imparando, sia chiaro.



martedì 21 ottobre 2014

Quando l'amore non basta

Ci hanno raccontato che l'amore può tutto.
Ci hanno raccontato che se due persone vogliono davvero stare insieme, sono in grado di superare qualsiasi ostacolo.
Bene.
Lasciatemi dire che io non ci credo.
Che l'amore, a volte, da solo non basta.
Che sarebbe fantastico se l'amore potesse far quadrare i conti a fine mese.
Se l'amore riuscisse a smussare gli angoli vivi della gente.
Se l'amore potesse sconfiggere le barriere culturali.
Se l'amore fosse in grado di spingerci oltre i nostri limiti.


Forse era possibile, un tempo, quando la singolarità delle persone non era quasi sempre in primo piano rispetto ai bisogni degli altri.
Adesso è tutto molto più complicato.
Siamo abituati a combattere fin da piccoli per la nostra indipendenza, per un pezzetto di successo, per essere riconosciuti al lavoro, per un aumento, per differenziarci dalla massa, per combattere per un'idea, per formulare strategie, che non abbiamo capito che se fossimo stati insieme, se avessimo formato delle squadre omogenee con individui simili a noi, sarebbe stato tutto più facile.
Ma siamo cresciuti da soli. Indipendenti e forti. Piccoli guerrieri che ogni giorno partono per una nuova missione.
Come si fa a cambiare tutto ciò, magari a trent'anni, magari quando vivi da sola da un po' e sei abituata a pagarti le bollette al 100% e non 50% io e 50% te, quando hai digerito più delusioni che caramelle, quando hai impostato mille sveglie senza nessuno che ti dicesse Buongiorno.
Ti ritrovi a condividere di punto in bianco, l'esistenza con un'altra persona e a cercare di non crollare, di provare a cambiare le tue abitudini Porta tu la spazzatura, No stasera tocca a te, tentare di condividere gli spazi comuni, un cane, il cassetto dei calzini, il frigo, la passione, il sesso.

Poi una mattina ti svegli e tutto questo ti fa schifo.
Pensi a quando eri da sola, a quanto paradossalmente fosse più facile, te l'hanno insegnato da bambina che Tu puoi farcela senza un uomo vicino ed è tutto assolutamente giustissimo, sacrosanto, l'indipendenza andrebbe imparata all'asilo, se non fosse che si sono dimenticati di farci apprendere la difficoltà di vivere con qualcun altro. Si sono dimenticati di metterci, tra la merenda e la pallavolo, il chip della pazienza, della sopportazione, del lottare per qualcuno che non siamo noi.
L'apprenderanno da grandi, pensavano. Ma si sa che le lezioni imparate in trincea sono quelle più dolorose, quelle che causano più morti, bisogna andare in guerra con la giusta attrezzatura sennò è un suicidio. Di massa.
E allora si getta via.
Perché?
Perché devo essere felice. 
Perché è la mia vita.
Perché non voglio combattere, combatto tutti i giorni in ufficio, cazzo, almeno quando torno a casa voglio stare bene. 
Perché non ho più tempo per me, per le mie amiche, per la mia mamma, per il mio gatto.

E' tutto una concentrazione primaria verso i propri bisogni.
Facciamo e distruggiamo con la stessa facilità con cui compriamo un paio di leggins, dimenticandoci che stiamo distruggendo vite, rapporti, legami, cuori.

Sono un'egoista, io.
Sono la prima che ha sempre messo in primo posto se stessa, proprio perché ho seguito il Mantra de: E' la mia vita, la MIA felicità. Finora mi è andata piuttosto bene. Ho condiviso pezzi di percorso con persone generose che accettavano il mio desiderio totalitario di amore, chiedendo poco in cambio, ma intorno a me, mai come in questo periodo, vedo coppie che si distruggono a vicenda e nella maggior parte dei casi le motivazioni di un singolo sono ad un livello superiore rispetto a quelle del partner.
Che si sta insieme a fare se non si desidera costruire, ma imporre?
Come si fa a stare insieme senza il bisogno di imporre?
Dov'è finito il C'eravamo tanto amati?

Non lo so, ovviamente. Spero che lo sappiate voi, perché dalla mia posso solo dire che l'amore, a volte, non basta.
Che ci sono storie d'amore che terminano per un'insoddisfazione che ad un certo punto diventa oceano.
Che ci sono persone che sanno cosa servirebbe a migliorare la propria relazione e si voltano dall'altra parte.
L'amore non basta, no.
Basterebbe un po' di amore in più. Forse.



lunedì 29 settembre 2014

Antologia dell'uomo Bello

Ultimamente ho conosciuto diversi uomini Belli.
E per Belli, intendo Belli davvero, sapendo che non c'è nulla di più soggettivo della bellezza e nonostante questa consapevolezza, uso il termine Belli perché nei loro casi specifici non può esistere nulla di più oggettivo.

Una fortuna, direte voi.
'Nsomma.
Innanzitutto perché ho un fidanzato, il che vuol dire costringermi a guardare in basso, quando invece vorrei perdermi negli occhi di questi magnifici uomini, ma soprattutto perché quando si usa con troppa facilità un determinato aggettivo per descrivere una persona, penso sempre che dietro a quell'epiteto non ci sia altro.
E' una sorta di discriminazione di cui mi vergogno profondamente, pur sapendo di essere la prima ad usarla, come una bomba che tengo tra le mani, incurante che possa esplodere.
Poi c'è un altro fattore.
Ci sono delle caratteristiche maschili che per me hanno una priorità nella lista di ciò che trovo appetibile e desiderabile in un uomo e la bellezza è poco sopra all'ultimo posto, tra le voci Come sa fare la lavatrice lui, nessun altro e Ama i pantaloni col risvolto. 
Ho dei gusti terribilmente difficili, cosa di cui mi sono sempre vantata.

Detto ciò, sabato sera ho incontrato un esemplare adulto facente parte della categoria Sono Bello, sì lo so. 
E ci ho parlato. Soprattutto l'ho ascoltato. Ho messo in un cassetto i vecchi pregiudizi, ho dimenticato tutti i tamarri carini e privi di qualsiasi neurone base con cui ho dovuto -per ragioni molto misteriose e molto sessuali- approcciarmi nella vita e ho teso l'orecchio. L'ho teso talmente bene che a fine serata ho avuto la chiara sensazione di conoscerlo da molto tempo e di avere un'idea piuttosto nitida della persona che fosse.
Talmente nitida che di lui ho voluto scrivere.

T. è Bello.
T. non ha mai dovuto faticare troppo per entrare nel cuore e nelle mutande di qualsiasi essere consenziente lui desiderasse.
T. è un uomo pensante.
T. mi ha spiegato che è stanco di portarsi a letto qualsiasi donna piacevole incontri il suo cammino. Che non ne può più dell'eccessiva disponibilità femminile dimostratagli ogni volta che compone un numero di telefono. Che cerca qualcosa di più. 
T. è un romantico che parla ad una semi sconosciuta dell'importanza del primo bacio.
T. è pieno di maschere.
Quelle che lo portano a fare un po' il piacione,  quando una donna lo investe di attenzioni. Quelle che gli fanno uscire quel lato odiosamente borioso quando parla di sé. Quelle che poi lo fanno corteggiare la mia amica perchè lei sì, è assolutamente interessante e bellissima, ma è anche reticente e questa cosa in lui innesca la stessa smania che ha il cacciatore quando deve stanare la preda.
T. è chiaramente uno che non sa come comportarsi, quando sente il No che gli fiata sul collo.
T. ha sentito dire troppe volte quanto fosse Bello e meno quanto fosse intelligente.
T. è uno che ha sempre pensato di potersi comportare come voleva con le donne e questo ha aumentato a dismisura la sua autostima, pensa lui. Ha solo nascosto le sue insicurezze, penso io.
T. è uno che arrivato ai trent'anni, sente di voler essere importante per qualcuna che non si innamori di lui solo per il colore dei suoi occhi.
T. ha passato gli ultimi anni a nascondere quello che lui voleva, in nome di un ideale di desiderio da suscitare, che bramava, che non era disposto a perdere.
T. è uno che piange, ma mai davanti agli altri.
T. ha una parte sensibile estremamente sviluppata, che conoscono in pochissimi.
T. è uno che si stufa subito e troppo in fretta, probabilmente per la moltitudine di possibilità che ha sempre avuto.
T. è volubile.
T. è uno che desidera ardentemente farsi conoscere per quello che è. Pacchetto complesso da adottare,  pieno di luce ma soprattutto di ombre.
T. si contraddice spesso. Ha passato così tanto tempo a creare un'immagine patinata di sé, da nascondere violentemente la polvere sotto al tappeto.

Ho trovato tante similitudini tra T. e gli altri Belli, recentemente incontrati.
Non ho ancora avuto il coraggio di interrogarmi se questa fosse una coincidenza.
Ho riempito di interrogativi la mia testa per capire fino a che punto possano coesistere i personaggi che si creano e la loro natura, che prima o poi si ribellerà alla finzione e vorrà emergere.
A T. sta accadendo esattamente questo.
E io gli auguro di trovare qualcuna che non voglia salire sul cavallo della Bellezza- cavallo scomodo, a mio modesto parere- ma che riesca a vedere oltre ad un paio di labbra carnose.
Che trovi una donna che pensi: Lui ne vale la pena.
A trent'anni dovrebbe capitare a tutti, indipendentemente dalla faccia che si ha.



venerdì 15 agosto 2014

Non dovete badare al cantante

Di recente ho letto che il terrore per gli squali è completamente immotivato. Fanno in media 6 morti all'anno nel mondo, praticamente dieci volte in meno degli ippopotami.

Lo stesso non si può dire per i cantanti che si esibiscono nei locali di tendenza da luglio a fine agosto.
Qui le vittime sono centinaia. 
Passi il bagnino eroe, il buttafuori muscoloso, il barista ammiccante e il gelataio romantico. Il vero incubo dei litorali è il cantante. 
Questo maschiomostro pericolosissimo solitamente suona una chitarra e canta. Non importa che imiti Albano o Mark Knopfler. Lui sa cantare e noi no. Parte avvantaggiato. 
Il problema poi avviene quando questo essere mitologico, metà stallone metà leggenda, ci guarda. 
Noi siamo lì, con il quarto Sex on the Beach in mano che iniziamo a vacillare sui tacchi e lui, dall'alto di quel palchetto, ci squadra. 
Il cantante ha un potere soprannaturale, che a confronto quelli di Superman erano trucchetti da Walter il mago. Non si sa come mai, ma qualsiasi sia il suo motivetto da Mare profumo di mare con l'amore io voglio giocare, Aveva gli occhi dell'amore, verdiiii, Luglio col bene che ti voglio, Bella come una mattina di acqua cristallina, Margherita è miaaaa, sembra proprio dedicato a noi. Perfetto. Ci calza come un calzino e/o come il pene perfetto. 
Soprassediamo all'istante di non chiamarci Margherita e di avere gli occhi nocciola e ci invaghiamo in zerodue. 
Cadiamo come pere al pensiero di trovarci in spiaggia al tramonto con uno così, mentre ci dedica una serenata davanti ad un fuoco. (Che poi, i fuochi sono vietati e le serenate ci farebbero vomitare, ma pazienza).
Perché questo è il problema. 


Il cantante sa toccare le note giuste e non solo quelle della chitarra. Riesce a trovare tra la folla le ragazze carine e le punta, come un occhio di bue dall'ormone godereccio. 
E il nervoso è doppio se penso che 1. Ci infatuiamo senza che lui abbia fatto neanche una cazzo di minima fatica, 2. A fine serata improvviseremo con le nostre amiche parole a caso sulle note di Gigi D'Alessio pur di farci notare. Quello stesso Gigi D'Alessio i cui CD appartenuti al nostro ex, li abbiamo incendiati per oltraggio al pubblico decoro. 
Non dirgli mai che siamo stati a letto per un giorno interooooo. Eccolalà. La sappiamo proprio tutta.  Meglio non dirlo a nessuno.

Anyway.
Il giorno dopo, ovvero il giorno post limone al cantante, post fellatio al cantante, post rotolamenti su scogli appuntiti col cantante, ci viene un'ombra di dubbio. 
Così. Passeggera.
Ma non è che usa la stessa tattica con tutte? 

Eccerto. Sennò mica sarebbe così fottutamente sicuro di sé, se non sapesse che tutto quello che fa funziona.
Allora così, due suggerimenti per non caderci proprio come polle. 
1. Il cantante si nutre del proprio ego. Il giorno in cui la folla non l'acclamerà più, lui si impiccherà con le corde della sua chitarra. Lo volete nel vostro letto, a costo di prendervi una malattia infettiva? Lodatelo. Ditegli che è stato bravissimo. Anche se canta Ligabue con l'intonazione dei Cugini di Campagna. Bravissimo.
2. Quello stesso cantante si è scopato probabilmente me, voi, la vostra cugina di secondo grado e vostra zia, quella con i baffi. Prendete tutto questo per ciò che è. Un'avventura a cui pensare d'inverno, quando l'unica cosa che vorrete farvi sarà un Ciobar. 
Non ci si innamora di uno così, perdio.
3. Sappiate che domani ne avrà un'altra. Fate uguale e non rimaneteci male. E' solo un cantante che suona in un bar. Vi vedete insieme a dicembre inoltrato, in un monolocale non riscaldato, mentre cerca di sopravvivere suonando Love me tender?
4. Non vi caccerà. Con lui i giochi gatto/topo non funzionano. Se pensate di farlo capitolare ai vostri piedi non dandogliela, lui non vi rincorrerà. Ne ha troppe per perdersi il divertimento di una notte dietro a voi,  turiste schizzinose. Quindi se vi piace stateci. E raccontatelo.
5. Proteggetevi. Che data la sua promiscuità sessuale, sta sviluppando probabilmente un nuovo ceppo di malaria. Non vale la pena manco una candida, per uno così. 

Giusto per dire che il cantante è fichissimo, bravissimo e talentuosissimo. 
E va bene. Per una notte. Poi basta.