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martedì 24 febbraio 2015

A.A.A. Cercasi Appuntamento Decente

La si riconosce subito una donna che sta andando ad un primo appuntamento.
La riconosci dal modo in cui si studia allo specchio, come a scegliere il profilo migliore.
La riconosci dalla tenacia con cui fissa l'armadio sperando che lui per una volta sia dalla sua parte e le sputi fuori l'outfit da favola, e non solo lo smanicato H&M da 19.90 euro.
La riconosci dalla pazienza con cui si mette il rossetto, non come prima dell'ufficio che fottecazzo se è un po' dentro un po' fuori, un po' di lato e sfugge, sto benedetto rossetto, come se fosse inseguito da un branco di lupi.
La vedi per strada, una donna che sta andando ad un appuntamento.
La vedi da come cammina e sorride. Saltella, più che cammina. E sorride sempre.
È uno spettacolo una donna quando arriva ad un appuntamento.
I primi cinque secondi sono di smarrimento. Cerca il suo accompagnatore terrorizzata dall'idea di essere arrivata per prima, perché non sta bene, la mamma gliel'ha detto tante volte che occorre farsi attendere, desiderare. 
Sono tutte uguali le donne che stanno per affrontare un appuntamento.
Sono piene di speranze, si proiettano film mentali che neanche alla notte degli Oscar. Partono dubbi amletici alla portata di Chissà che sia quello giusto. Che sa molto di preghiera.
Sono bellissime le donne agli appuntamenti.


E quando i suddetti appuntamenti fanno cagare?
Perché io, di primi appuntamenti ne ho avuti a decine. Di secondi, una manciata. Di terzi, pochi. E poi, o ci si fidanzava o ci si mandava a quel paese.
Per le mie amiche è uguale.
Mi sono fatta raccontare quali siano stati gli incontri più disastrosi della storia. Ne ho scelti tre.
Sappiate donne, che vi stimo per non aver premeditato un omicidio appena tornate a casa.

E. 23 anni. Primo appuntamento. Lei, che è una stagista, esce di casa con 15 euro.
Ne usa 5 per fare benzina.
Arriva al cinema e il suo nuovo LUI, quarantenne (40ENNE!) compra i biglietti. Lei, essendo una ragazza educata, tira fuori i 10 euro rimasti e glieli porge.
Lui li prende. E manco le dà i 4 euro di resto.
E. ha avuto i crampi da fame per tutta la durata del film, non potendo permettersi neanche una confezione mini di M&M's.
Oltre che tirchio, ladro.

M. 27 anni. Secondo appuntamento. Lui (coetaneo) appena la vede, le fa sapere che ha appena finito di sbronzarsi con gli amici. Lei è perplessa ma fa finta di niente.
Prendono la macchina di M. per andare a cena.
Dopo appena 200 metri lui le vomita ovunque. A getto proprio. Parabrezza, finestrino passeggero, porta oggetti.
Lei accosta. Muta.
Lui la guarda e ridendo le dice: Minchia, fattela una risata che sei donna e sarai abituata a pulire. 
M. scende, gli apre la portiera, e lo molla là.
Per quello che ne so, il gentleman è ancora agonizzante sul marciapiede.
Alcolizzato e maleducato.

G. 34 anni. Primo appuntamento con collega coetaneo. Lui, che ci ha impiegato 3 mesi per convincerla ad accettare l'uscita, le dice che andranno a bere un aperitivo in un locale appena inaugurato.
Quando entrano lo sfrontato uomo attacca al muro la povera G., rifilandole un limone che manco in Nymphomaniac, della durata di circa 6 minuti e mezzo. Prima che lei possa iniziare a pensare alla figata di aver finalmente trovato uno che non perda tempo e che non si faccia problemi a stuprarle il labbro in pubblico, lui la informa che tre teste più in là, c'è quella della sua ex fidanzata, nonché grande amore della sua vita.
Scusandosi flebilmente, rende partecipe la mia amica, che l'appuntamento (e il bacio che avrebbe fatto bagnare anche la Sirenetta) erano un pretesto per far ingelosire la vecchia fiamma.
Spero che G. gli abbia cavato gli occhi.
Merdoso. Merdoso punto.

Questo per dirvi che una delle mie più care amiche stasera avrà un primo appuntamento con uno molto molto carino a cui fa il filo da un paio di mesi.
Lei è tutta eccitata.
Io sono molto preoccupata.




mercoledì 18 febbraio 2015

Lettera all'uomo sbagliato

Caro uomo sbagliato,
ti scrivo da Padova, una piccola città del nord est che avrei voluto lasciare se tu fossi venuto a prendermi.

So che come incipit non è esattamente quello giusto, insomma, cheppalle, un'altra donna che aspetta un uomo per dare senso alla propria vita.
E invece no.
Ti scrivo solo per farti sapere cosa ti sei perso.

Ti ho aspettato verso i sedici anni, un'età in cui avresti proprio dovuto vedermi.
Innanzitutto perché ero più magra e poi perché ero molto tenera. Me ne andavo in giro con convinzioni che sapevano di pietre miliari sulle spalle. Avevo una mia opinione su tutto, ma in particolare sull'amore. Che esprimevo con dolcezza, non con saccenza. Ti ho aspettato a quell'età perché a quell'età ognuno di noi ha il dovere di imparare l'educazione affettiva e il diritto di perdersi dietro ad albe che sorprendano gli innamorati abbracciati.
Io ho solo imparato a dire di no agli sconosciuti che mi offrivano caramelle e a vedere la casella del Vuoi metterti con me? sbarrata sul No.
Insomma. Ha fatto male. Avresti potuto esserci e salvarmi.



A vent'anni ho imparato a dire io di no. Quindi se vogliamo, hai fatto bene a starmi lontano.
Ero in una fase in cui era molto chiaro che avrei dovuto salvarmi da sola, con tutte gli aggettivi del 
caso, come Indipendente, Cazzuta, Forte, Disinibita, Divertente. 
Non te lo dirò mai quante volte, nel bilocale sui Navigli che dividevo con le amiche, ho pianto da sola, con i ricci affogati nel cuscino e una mano sulla bocca. Non te lo dirò, perché è giusto che non ti dia questa soddisfazione. Avresti potuto esserci e tenermi stretta, in quel mare di lacrime e promesse non mantenute.
Ma come dicevo, hai fatto bene a starmi lontano. Dovevo sperimentare, toccare, crescere, capire come rapportarmi con tutti quei bugiardi, artisti, scrocconi, merdosi che ho conosciuto.
(Anzi ne approfitto per scusarmi con te, Alessandro, ti ho trattato da schifo solo perché eri più carino degli altri. Cerca di capire, ero disorientata.)
Volevo solo lettere d'amore alle quali non credere.

A venticinque anni ti aspettavo sul serio.
Avevo imparato molte lezioni utili, come il Non andare a letto la prima sera con uno che ti piace, troppo trucco non va bene, le gonne corte solo se hai i leggins, insomma molte cosa che mi avrebbero resa più attraente ai tuoi occhi.
Ero Determinata e Goliardica. Ironica e Lunatica. Ottimista e Instancabile.
Mascheravo insicurezze e smascheravo bugie.
Nascondevo intenzioni e mostravo pezzi di pelle.
Più stronza, mi avresti trovata. Ma se fossi arrivato prima, stronza probabilmente non lo sarei stata. Quindi è solo colpa tua.
Ti cercavo un po' ovunque. Nelle discoteche, alle feste, su internet, nelle mani di sconosciuti.
Avevo fretta di trovarti. Non di sistemarmi. Semplicemente di smettere di cercare. Perché la caccia al tesoro è bella finché non inizia a piovere. E ormai l'acqua era entrata dalla cucina.
Comunque tu continuavi a nasconderti.
Io allora ho preso un cane, ho fatto le valigie e ho viaggiato.
Mi sono persa tanto, a venticinque anni. Vedevo nell'ennesimo "Non innamorarti di me" la cosa più erotica del mondo, l'invito a tuffarmi in quel NON, perché sembrava un invito per donne coraggiose, e il coraggio non mi è mai mancato. Mi mancavano i Resterò. Con i NON ci facevo amicizia.



I miei spigoli si sono accentuati, le mie sfumature si sono moltiplicate, ho affrontato la vita con la solita leggerezza curiosa di chi ha aspettato tanto.

Solo per dirti che non servi più.
Che ormai mi arrangio. Che vivo con me stessa in armonia. Che te ne puoi anche andare affanculo.
Ah. Un'altra cosa.
Ti sei perso tanto, peggio per te. Perché mentre cercavo te, come una cercatrice di tesori antichi, è arrivato qualcuno che ha preso il tuo posto.
L'uomo giusto, forse.

Non mi interessi più. Rimani nascosto.




lunedì 9 febbraio 2015

Chiacchiere promiscue

"L'ho conosciuto due sabati fa"
"E come è andata?"
"Carino. Single. Trent'anni circa. O di più. O chissenefrega. Insomma. Mi ha chiesto il numero, poi mi ha scritto un sacco, tutti i giorni e giovedì siamo usciti a cena. Gli ho domandato cosa volesse da me"
"No, dimmi che non glielo hai chiesto"
"Sì invece, perché?"
"Non lo vuoi sapere. Vai avanti"
"Mi ha risposto che non cerca nulla"
"Ma non mi dire"
"Sì, ma lo stesso vale per me. Circa. Gli ho fatto sapere che sono uscita con lui per curiosità ma che non è il momento per nulla di serio. Comunque mi ha invitato a salire a casa sua e ho rifiutato"
"Perché?"
"Perché sì dai. Così alla prima sera. Poi faccio la figura di..."
"Di cosa?"
"Boh. Non mi andava. Comunque ci sono andata a letto ieri. Ci siamo trovati ad un ape e abbiamo  puntualizzato che tra noi non c'è niente di serio"
"Bizzarro come abbiate sentito l'esigenza di mettere in chiaro che non vi innamorerete due volte in una settimana"




"Sai com'è. Poi si spaventano. Alla fine sono andata da lui. E' stato bellissimo. Non ricordavo da quanto non scopavo così. Ero a mio agio. Poi lui è bravissimo. Vuoi i dettagli?"
"Ovvio"
- Su - Giù - A destra - Lingua - Sì, come mi piace - Girati - Sei bella - Anche tu - Era da tempo che non impazzivo così - Anch'io - Vengo - Fine -
"Bene quindi!"
"Molto. Oggi però non mi ha scritto"
"Ripetimi che non volevi niente, era solo sesso, blablabla"
"Sì certo. Però neanche un messaggino su WhatsApp. Un Buongiorno, un Sono stato bene, un Lalalalala fammi godere, niente insomma. Dai è successo anche a te. Ti scopano e poi nulla. Io me ne sono anche andata dopo, perché so che piuttosto che passare la notte con una donna, si farebbero tagliare la pelle dello scroto per farci un portamonete, però..."
"Fammi capire. Accetti di scopare con uno e sparire subito dopo e vorresti un messaggio il giorno dopo?"
"Sì, è una cosa stupida lo so. E' solo che così mi fa sentire come..."
"Come cosa?"
"Dai hai capito"
"Ma cosa ti aspettavi? Hai detto che non cercavi nulla, hai orgasmato meno di una settimana dopo averlo conosciuto, sei scappata dopo il sesso e ti preoccupi di un messaggio? Hai fatto quello che volevi con il tuo corpo, hai giocato alla femme fatale, hai indossato i panni di Messalina e ora vorresti un riconoscimento degno di Giulietta? Amica, ti sei rincoglionita? Quanto è passato dal vostro incontro?"
"24 ore"
"Ah okay. Non sei tu. E' il tuo corpo"
"Scusa?"
"Dopo l'orgasmo il tuo corpo libera ossitocina, un ormone che crea legame. Solitamente smette di circolare dopo 24 ore. E' per questo che brami attenzioni"
"Che significa questo?"
"Che dopo aver fatto sesso, il tuo organismo si sentirà emotivamente legato a quello stronzo con cui ti sei rotolata nel letto. Ma l'effetto svanisce il giorno dopo. Ancora poco e sei salva"
"Come fai a saperlo?"
"Perché mi è accaduto mille volte. La soluzione è semplice. Il giorno seguente all'amplesso spegni il telefono, vai a fare shopping, incontra le amiche. Passate le ore cruciali, andrà meglio"
"Figata, non sapevo, hai altri consigli?"
"Sì. Piantala di recitare un ruolo che non ti si addice. 
La promiscuità sessuale è divertente solo se sei promiscua. Sennò è triste".







lunedì 2 febbraio 2015

Sta indipendenza ha rotto le palle

Io, la pesante bandiera dell'indipendenza, la sventolo sempre. Con orgoglio.
E non la tiro fuori solo in sporadiche occasioni. 
La mia bandiera riposa in camera da letto, tra i preservativi e i numeri arretrati di Vanity Fair. 
Lì, a ricordarmi che devo pensare io alla protezione del mio utero, ma posso mantenere quell'appeal da femmina media che legge l'oroscopo e i consigli per non appannare la routine sessuale con il proprio partner. 
Riposa di notte, la mia bandiera guerriera ed esce di casa con me. 
La sventolo quando guido, quando faccio benzina da sola, quando pago le bollette, quando faccio la spesa, e poi il bucato, stiro, porto fuori i cani, la spazzatura, uccido ragni, appendo quadri, apro i barattoli di marmellata senza chiedere aiuto, vomito senza qualcuno che mi tenga la testa, metto in ordine e trovo pure il tempo di struccarmi e se va bene, fare un pompino (su quest'ultimo punto ho delle riserve). 
Ho lottato e costruito, per ogni cosa. Per ogni diritto. Per ogni compromesso. Per ogni affermazione a testa alta. 















Ho un fidanzato che vive con me per il piacere comune di essere in compagnia dell'altro, di costruire qualcosa di allettante, di scaldarci di notte. 
Eppure però, mi capita di guardarlo, e chiedermi come sia in grado di affrontare tutto questo. 
Una donna emancipata, che ha una casa, delle amiche di cui prendersi cura, degli interessi, una moltitudine di ex piselli occasionali e una carriera che per forza deve decollare. 
Che però chiede attenzioni. 
Che però vorrebbe ancora, dopo 3 anni e rotti, essere corteggiata.
Che però vorrebbe un sacco di cose. Mai in ordine. Mai le stesse. Mai uguali.

Perché diciamocelo. 

Sta bandiera dell'indipendenza che tanto decantiamo, alla lunga rompe un attimo le palle. 
A me e soprattutto alle mie amiche single. 

Perché tutta sta evoluzione, ci ha portate al pericoloso desiderio di volere di più. Di non accontentarci di uno, solo perché ha un pene. 
Certo, è positivo, siamo selettive, pensiamo a noi stesse. Vogliamo uomini che ci tengano testa. Che ci accompagnino, meglio se tenendoci la mano. Che rispettino la nostra libertà e che capiscano al volo quando è ora di restare e quando di andarsene. 
Abbiamo miti moderni che non rappresentano più la sperduta e disperata Arianna che viene salvata da Dioniso. Noi siamo Samantha Jones e scegliamo in totale autonomia chi salvare e con chi passare la notte. 

 Usciamo di casa perché ci va bene così. Non aspettiamo un maschio e un matrimonio per farlo.
Sperimentiamo. Impariamo. Tocchiamo con curiosità. Diventiamo esperte di tutto. Se ci mancano delle mani sul nostro corpo, facciamo una telefonata. Abbiamo i piaceri a portata di smartphone.
E chiediamo agli uomini che incontriamo, di essere supereroi. 
Perché la nostra natura mica è cambiata. 
Vogliamo essere accudite, ma con rispetto dei nostri spazi.
Coccolate, ma non essere soffocate. 
Comprese, senza etichetta. 
Pretendiamo chiarezza, ma il gioco ci fa eccitare da impazzire. 
Vogliamo essere corteggiate, pretendendo di capire all'istante le intenzioni dell'altro. Perché abbiamo poco tempo e tanta scelta.

La verità è che siano consapevoli che alcune emozioni non le proveremo mai. E questo ci dispiace tantissimo.
Non ci abbandoneremo a pianti di felicità, non permetteremo a nessuno di vederci tremare, non ci sentiremo mai libere di esprimere un'emozione forte, per non finire nel calderone delle isteriche in pre-mestruo. Tutte le nostre sensazioni, le rinchiuderemo in quell'angolo di pancia che ogni tanto vibra e puntualmente viene ignorato. 
Dobbiamo essere forti cazzo. 
Ma a che prezzo. 





mercoledì 28 gennaio 2015

La Leggenda degli Amori Impossibili

Ci sono storie d'amore che sono solo storie.
Ci sono storie d'amore che mai saranno storie.
Ci sono storie d'amore che vivono nella loro pienezza senza mai concretizzarsi.
Ci sono storie d'amore che non si vogliono, ma accadono.
Ci sono storie d'amore che ingenuamente non fanno i conti con il tempo, con la distanza o con un altro cuore.
Ci son storie d'amore che mai vedranno l'agognata ultima riga delle favole: E vissero per sempre felici e contenti.
Ci sono storie d'amore fatte di speranze e mai d'abbracci. 
Sono gli amori impossibili, plasmati su sogni che non si realizzeranno. Il dramma di tutti gli innamorati che amano a senso unico.
Bastardi amori impossibili, che ci fanno desiderare qualcuno che non ci vuole, che magari vorrebbe averci, ma di fatto, non ci vuole.


Come si sopravvive ad una passione così?
Come si fa a continuare a respirare quando pensi di aver trovato qualcuno per cui ne valga la pena, ma il destino è schifosamente avverso?
Smetto all'istante i panni di Jane Austen. Scusate, mi sono fatta prendere la mano.
Ma questo tema mi è caro perché mi ha reso vittima e mai carnefice.
Ho provato a definire l'amore impossibile, che è un po' come voler definire l'orizzonte.
Ma quando è effettivamente così, o quando invece è goffamente celato dietro una scusa?
1. Lui ci ama, ma non è proprio il momento.
Perché il lavoro fa schifo, a 40 anni non ha ancora lasciato il nido, la sua mamma è in punto di morte, la cagnetta è in calore, sta aspettando che nascano i girasoli o ha perso la Kamchatka a Risiko, tocco blu non gioco più. Insomma. Ci fornisce motivi più o meno validi per cui noi tecnicamente siamo anche le donne giuste, ma le nostre anime non possono essere legate da qualcosa che si chiami Relazione. Ci convince che in un'altra vita, in un altro momento, in un'altra galassia, saremmo più fortunati. E noi ci perdiamo dietro alle sue scuse, ci lamentiamo di questo Dio che (come disse la mia amica S., citando City of Angels), ci fa incontrare ma non ci dà la possibilità di stare insieme.  
Roba da attaccarsi alla bottiglia finchè morte non sopraggiunga.
Non è un amore impossibile e Dio non c'entra un cazzo. E' un amore dove uno stronzo non vuole stare con noi. No, non è amore. E' codardia.
2. Lui ci ama ma ha sposato la donna sbagliata. 
Dopo promesse di vita felice a due, lui si sposa. Non con noi ovviamente, sennò mica faremmo sto casino. Si sposa con quella sciapa, quella insulsa, quella che non esprime un pensiero manco sotto torture cinesi. Quella che può gestire e continuare a farsi i fatti suoi. Con noi.
E noi lo accettiamo perché poverino, ha fatto la scelta sbagliata, si è sposato per pigrizia, perché aveva una pistola alla tempia, per non far piangere il cuginetto, non si sa. Ma siamo relegate al ruolo infame di amanti, perché l'amore impossibile che lui elargisce con il contagocce, ci dà quel brivido al cuore, per cui tanto impazziamo.
No, non è un amore impossibile. E' un amore marcio ed egoista che ci farà stare da schifo.

3. Lui ci ama. Ma ha paura.
Di cosa? Boh. Forse delle implicazioni sentimentali, del dire Ti amo, come se un Ti amo si traducesse in matrimonio imminente con relativo trasferimento di nostra mamma nella sua tana, della convivenza, delle cavallette, dell'Isis, degli alieni o delle polpette al sugo che gli cuciniamo.
Non si sa il reale motivo, ma il cucciolo è terrorizzato.
E noi pazienti lo accudiamo come una foca che ha appena perso i parenti uccisi a mazzate, aspettando che il piccolino non tremi alla frase Questo week end stiamo insieme? 
No, non è un amore impossibile. E' un amore masochista che dovremmo riconoscere, per poi fuggire a gambe levate con il primo cubista del Cocoricò.
Lui non è un uomo. E' un mollusco.

Fondamentalmente sono arrivata alla conclusione che l'amore impossibile esista in rarissimi casi, e non contempli la parola Ma.
Se l'amore è amore, il Ma non sussiste.
L'amore impossibile è quella scusa che diamo a noi stesse per non ammettere che non siamo amate abbastanza. Che nessuno voglia rischiare per noi. O che noi, non vogliamo rischiare tutto per qualcun altro, perché ad amare si fa fatica e come dico sempre, La felicità fa più paura della tristezza.
Gli amori impossibili sono per donne infelici. E sono gli unici che, sfortunatamente, durano in eterno.

lunedì 19 gennaio 2015

Le trentenni e il romanticismo

Arriva un momento nella vita di una (quasi) trentenne, in cui occorre mettere in ordine.
Ci sono jeans che non mi entreranno mai più, che da anni giacciono in cantina, nello scatolone Per quando dimagrirò. 
Ci sono i correttori della Deborah, che appassiscono nel mio beauty da un decennio, e si vede, perché sono stati studiati per le occhiaie delle ventenni. Le mie hanno una speranza di essere mimetizzate solo con la malta.
Ci sono le mail dei vecchi fidanzati, quelli che giuravano che mi avrebbero amata anche in punto di morte, che per me avrebbero trasformato i deserti in oceani, e che mi mollarono al primo mesiversario per una strappona dell'est.

Arriva l'ora, per una quasi trentenne, di prendere i pezzi malconci del suo passato e buttarli nel cestino.
Perché è bellissimo avere una memoria di sé, per quando si invecchierà, custodire il proprio passato sotto la campana di vetro dell'innocenza, della spensieratezza, quando la vita era vita bella punto e non bella solo a giorni alterni.
Ma è anche giusto, che io smetta di prendermi in giro e capire che no, i jeans taglia 44 neanche dopo una terza guerra mondiale, mi si allacceranno. Me la sono voluta. E ora la pago. Che le occhiaie adesso sono delle puttane maledette che non se ne vanno con una pennellata di cipria sottile, che le lettere di quell'ex non sono bei ricordi, ma ricordi bugiardi.
E ora di mettere ordine, MaryG.
Anche nelle emozioni.
Anche nell'amore.
Credo di essere cresciuta quando ho capito che l'amore, non sono i Ti amo, ma i Resterò. 
Nonostante i caratteri di merda, l'affitto da pagare, la spesa del lunedì, le possibilità che tante mani estranee potrebbero anche piacermi. E' una resa?
No, è la consapevolezza che gli amori alla Romeo e Giulietta sono per donne infelici. Ed io non lo sono.
Metto ordine nelle emozioni quando non mi commuovo più davanti ad Un sei bellissima, amore, ma di fronte ad una colazione a letto. Specie se quel gesto è costato il dover mettere la sveglia alla domenica, seguito da una corsa alla pasticceria più buona della città, con conseguenti sgomitate davanti ai Macarons.
È ora di mettere in cantina quell'idea di romanticismo perfetto da Baci Perugina, perché raramente è supportato da intenzioni concrete. Il romanticismo che vale la pena di essere vissuto, a trent'anni, è quello in cui ti trovi il pigiama sul termosifone. Che ammettiamolo. A prima vista non regge il confronto con una dichiarazione d'amore fatta sotto la pioggia, condita da frasone come Ti giuro che amerò solo te. Ma fotte, a trentanni capisci che sono solo elucubrazioni vuote, che non vogliono dire assolutamente nulla.


Preferisco che il mio uomo, al calduccio del nostro salotto, mi dica Stai seduta, il gelato lo prendo io.
Questo è amore, santoddio. Far felice un'altra persona, mettendo da parte la pigrizia, la stanchezza, e tutti i cazzi del momento.
Ed è difficile dirlo ad alta voce. Confidarsi che crescendo la tua soglia di romanticismo è scesa ad altezza ginocchia.
Confessare, in silenzio, senza che nessuno ti senta, che stai cercando un uomo che voglia proprio te, non una che ti somigli, ma te, con la cellulite e le idee mischiate. E che sia abbastanza intelligente da saperti riconoscere. Perché è il riconoscersi, la parte difficile. 
Raccontarsi che tutto quello che sognavi a vent'anni era la copia di romanzetti Harmony. E che alla fine ti hanno portato solo lacrime e bestemmie.
Accettare che la vita a due sia meravigliosa, proprio perché non si rifà a nessun mito metropolitano sull'amore.
Ammettere che il romanticismo perde pezzi di connotazione dolciastra, per acquisirne altre terribilmente concrete.
E infine capire, che la quotidianità è molto più bella di quanto te l'avessero raccontata.

lunedì 12 gennaio 2015

Cosa NON è l'amore

Con l'anno nuovo le psicosi delle amiche single si moltiplicano.
C'è chi cerca l'amore come se cercasse di rientrare in una 42 dopo le abbuffate natalizie. Con quella dedizione caparbia e un po' incosciente.
C'è chi dell'amore si è stufata.
C'è chi credeva fosse amore, ed invece era pene. Nel senso di pisello, organo genitale maschile, che provoca gioie e pene nella medesima percentuale.
C'è chi si è fatta dei film mentali il primo di gennaio, per poi scoprire, il 2 gennaio, che il maschio medio che aveva promesso casette in Canadà, in realtà è padre di famiglia.
E tra un Sono davanti a WhatsApp da 4 ore, chissà quando il cerebroleso si degnerà di scrivermi un cazzo di messaggio, a un Io i maschi ormai li odio tutti, la domanda su cui ci scervelliamo è sempre la stessa: Ma che cazzo è l'amore?
Perché stabiliamo amicizie decennali senza nessun tipo di turbamento e poi impazziamo davanti ad un invito a cena che non arriva?

L'innamoramento è facile da definire.
E' quando anche le frasi di Fedez ti sembrano romantiche. E' quando scegli lo smalto in base al suo colore preferito. Sono le farfalle che svolazzano nello stomaco, e nessuna voglia di ingerire del veleno per ucciderle. E' quando passi metà giornata a pensare a cosa dirgli quando lo vedrai, e l'altra metà a sognare di quando lo vedrai.
E' quello dove si immaginano mani intrecciate e occhi che danzano insieme. Una corsa nel buio, senza sapere bene chi stia guidando.



E dopo?
E dopo son cazzi, amiche.

Perché se esci con una ragazza è facile, se c'è affinità diventerete amiche. Al massimo amiche del cuore. Nel peggiore dei casi solo amiche su Facebook.
Con l'amore le sfumature sono infinite.

E quello che sembra Amore ed invece è fuffa?

Ho stilato una lista di quello che potrebbe essere, ma fidatevi, non è.
C'è l'amore low cost. 
Quello che prendi all'ultimo minuto, come un volo Ryanair, e come con un volo Ryanair non hai nessuna aspettativa. Difficile che ti sorprenda. Gli snack sono sempre a pagamento, i sedili stretti, le turbolenze probabili.
Gli amori low cost sono quelli all'avventura. Quelli che sai quando parti e quando torni, nel mentre te la godi. Sono i viaggi ad Ibiza, mica a New York. Spendereste uno stipendio per un volo fino in Spagna? No. Breve, massimo profitto, costo basso, col cazzo che la felicità sia il tragitto e non la meta. Sbattimenti pochi, vantaggi diversi.
Poi arrivi ad un'età in cui vuoi viaggiare comoda. E allora passi ad Alitalia. Scioperi, cazzi e mazzi, ma quando sei a bordo sei serena. Puoi anche imbarcare il bagaglio senza il supplemento. E vogliamo parlare delle noccioline?
C'è l'amore in offerta.
Quello che come il latte in offerta, sai che costa meno perché è in prossimità di scadenza.
Lo acquisti perché è un'occasione, ma solo se lo consumi subito. Poi succede che te lo dimentichi in frigo e fa la muffa. Allora sopraggiunge la consapevolezza di aver buttato nel cesso i soldi.
Lo si prende e lo si cestina, senza manco averlo consumato. Di solito si traduce in un maschio che ti informa subito che non potrà darti nulla oltre allo scadere del tempo. Che decide lui. Te lo dice in anticipo, come se fosse un piccolo oracolo di Delfi, il controllore dei battiti del suo cuore. E' onesto? No, è un codardo.
C'è l'amore a profitto.
Avete presente le ragazze alla pari straniere? Tu le ospiti, loro non pagano l'affitto, ma in cambio ti rassettano casa. Do ut des.
Solitamente in alcune equazioni amorose è lo stesso. Cambiano i fattori. Compagnia in cambio di sesso. Verbi coniugati al plurale in cambio di un pompino. Variabili infinite. Con una costante.
Entrambi ci guadagnano solo se non si scomoda la parola Amore.
C'è l'amore piantina.
Come quella che compri al mercato. Tu di piante non capisci un cazzo. Ti sei detta mille volte che è colpa della genetica, dei traumi infantili, della Kryptonite, fatto sta che non sei dotata di pollice verde. E allora perché minchia continui a comprare le piante? 
Perché c'ho al speranza che questa non muoia.
Ah. Ok.
A volte con l'amore è uguale. Non è il tuo momento, non ci sei portata, o forse non ami i glicini, ma le querce. Insomma. Ucciderai anche questo amore e ti sentirai uno schifo.
Cambia hobby.
C'è l'amore dietetico.
Avete mai osservato la differenza tra i vostri carrelli della spesa, a dicembre e a maggio?
A dicembre sono un concentrato di grassi saturi, zuccheri, carboidrati, cioccolato, che metti che un giorno siate tristi. A maggio fotte se il morale è sotto ai tacchi, perché la prova costume è la priorità.
E quindi si aprono i battenti ad insalate, frutta, cracker poveri di sodio, biscotti al cartone pressato. Gnam!
Mangiamoci sto dolcificante, ma poco, che ingrassiamo. Andiamo a cena fuori. Ma ordiniamo un Cesar, che c'abbiamo la cellulite. Tutto è misurato. Pesato. Centellinato.
Con questa tipologia di amore, lo scenario è identico.

Non importa che siete voi le vittime o le carnefici.
Non importa che vogliate tanto un amore e che questo stronzo non arrivi.
La cosa fondamentale è l'uso delle parole.
Perché? Perché se chiamiamo Amore un Trombamico, lo colmiamo di significato romantico, perdendo la percezione della realtà, che no, se vi scopa e non vi chiama, difficilmente vi ama. Perché appunto è un Trombamico.
Si dice che in amore non occorra definire.
Io invece dico Definiamo.
Iniziando ad esempio col accomunare la parola Amore con Costruzione. Se si vuole Costruire, si può iniziare a dire AM.
Il resto, dopo.





martedì 25 novembre 2014

Credevo fosse amore -e invece erano botte-

Oggi è uno di quei giorni in cui bisogna parlare di un argomento.
Bisogna. 
Come quando c'è la giornata della memoria e su tutte le reti televisive vanno in onda Schindler's List, il Pianista, La Vita è Bella.
Li conosciamo a memoria, tutti e tre. Quella splendida bambina con il cappotto rosso è stata una dei personaggi più inquietanti della mia infanzia. 
Eppure, nonostante la pesantezza del tema, nonostante urliamo STOP BOMBING ISRAEL, quei film ce li guardiamo ogni anno, con la solita struggente malinconia. 
È un fattore di rispetto, di passato, se si smette di ricordare si dimentica, di ipocrisia, perché piangendo alla vista di carcasse ammassate, ci sentiamo in pace con le nostre putride coscienze. 

Ed è il motivo per cui oggi, parlerò della violenza sulle donne. 
È un tema che mi è caro, un argomento sul quale ho litigato con quasi tutti quelli che conosco. 
L'ho affrontato diverse volente su questo blog (Storia di S. dagli occhi color del mare), descrivendo questi esseri schifosi come l'ultimo anello evolutivo della specie umana.
Uomini vili, senza palle, frustrati, che hanno bisogno di mostrare i centimetri del loro pisello, nella violenza delle loro mani. 

Siamo tutti d'accordo nel sostenere che i bambini vadano educati. Quando rispondono male alla mamma, quando picchiano un compagno di classe, quando si nascondono dietro ad un nickname per insultare un conoscente su Ask.com, quando prendono in giro l'amica in sovrappeso. 
Tutto vero e disarmante nella sua infinita consapevolezza. 
Ci uniamo nel disappunto quando Barbarella D'Urso manda un'intervista di 45 minuti sull'ennesimo caso di violenza familiare. Ci raccogliamo chiedendoci come è possibile che le donne allevino dei mostri. 
Crepet ci fa due coglioni quadrati sulla psicologia infantile e sui traumi inconsci. 
Siamo diventati una nazione piena di espertissimi psicologici ed educatori senza laurea, grandi conoscitori degli animi umani, per poi non riuscire a controllare i nostri bambini manco al ristorante.

Ma io ho un altro tipo di pensiero. Parallelo, se vogliamo. 
Che ad essere educate devono essere anche - e soprattutto - le donne. 
Perché la violenza non inizia mai con le botte. Nè con un omicidio. 
Parte tutto da un prima. 
Dalla prima volta in ci sentiamo rispondere con un tono troppo aggressivo per essere ignorato, che giustifichiamo con un serafico Ha avuto una giornata pesante in ufficio. 
Dal primo Stai zitta, che ci dice, come se avesse a che fare con un chihuahua che abbaia troppo.
Dalla prima sfuriata per aver trovato un messaggio del collega che ci prova.
Le botte arrivano dopo. 
Dopo che abbiamo abbassato la testa davanti a una raffica di insulti. 
Dopo che abbiamo pensato Tanto non cambia niente. 
Dopo che abbiamo silenziosamente accettato la sua storica predominanza maschile.

Se siamo complici nell'essere trattate male, se siamo consapevoli di non essere trattate come desideriamo, se chiudiamo un occhio prima e l'altro dopo, allora chiudere le braccia per cercare di ripararci dai pugni vigliacchi, sarà solo la naturale evoluzione della nostra relazione.

Educhiamo le nostre bambine, le nostre amiche, le nostre sorelle, le nostre mamme, ad alzare la testa, ogni volta che si verifica qualcosa che non si desidera, che stona dalla meravigliosa equazione amore-felicità-sicurezza anche a costo di passare per esagerate, per scassacazzi, per psicotiche, per nevrotiche.
Educhiamo le nostre bambine che ci sono due tipi di uomo-merda. 
Quello che non chiama dopo averci giurato amore eterno, del quale si ride con le amiche e lo si manda simpaticamente affanculo.
E quello che ci mette le mani addosso. Da mandare, meno simpaticamente, in galera. 




lunedì 10 novembre 2014

Tornare con l'ex? Meglio la lobotomia

Il cervello femminile funziona in modo molto bizzarro.
Prendiamo ad esempio una relazione amorosa dove l'uomo si è comportato di merda e l'idillio volge al termine.
Lei passa momenti di tragggedia alternati a istanti vivaci da single.
Poi una sera, magari a novembre, magari quando le strade iniziano a riempirsi di trashissime luminarie con Babbi Natali appesi col culo di fuori e i panettoni Bauli pullulano sui banchi dei supermercati, lei sente che le manca qualcosa. O meglio, un qualcuno.
Qualcuno che le dica Buongiorno amore mio, qualcuno a cui regalare storte sciarpe di lana, qualcuno che la accompagni ad interminabili pranzi con parenti cagacazzi che prima di sapere se il colesterolo la ucciderà, le domandano: "Allora, dov'è Tizio? Ci piaceva tanto".


Allo stesso tempo, prendiamo una relazione terminata perché lui era insopportabile e Lei aveva ben chiaro che piuttosto che finire all'altare con uno così, meglio una pustola vaginale.
Solita scena. Luminarie, parenti, nessuno che le regalerà il bracciale di Tiffany manco sto anno.
In entrambi i casi, Lei dimenticherà all'istante quanto Lui fosse la reincarnazione di Casanova o di Leone il cane fifone e prima di addormentarsi, ripercorrerà i momenti belli della sua storia d'amore. Quando il perfido maschio era adorabile e quando l'inetto era interessante.
Tutte le urla, le incazzature si dissolveranno all'istante, i problemi? Quali problemi!
A nulla serviranno le amiche come gruppo di sostegno.
"Ma se l'hai lasciato perché voleva farsi anche il tuo cane!"
"Ma va, era solo dolce, sono io che non l'ho compreso"
"Ma se l'hai lasciato perché era più simpatico il tavolo della cucina!"
"Ma no, ero io intollerante, lui era speciale".
"Ma se non scopavate da mesi!"
"Ma sì, non mi depilavo, la colpa era mia".
Lo so. La solitudine fa schifo e la paresi sessuale è anche peggio. Ma ha senso darsi millemila giustificazioni per non arrendersi al dato di fatto? Ovvero che cercare un nuovo uomo è molto più complicato che riscaldarsi un piatto di Quattro Salti in Padella. Anche se si sa che sarà immangiabile, perché la mozzarella filante il giorno dopo non sarà più filante e quelli che ci si aspettava rimanessero  gamberetti dell'Indonesia ora sono micro francobolli dal sapore di plastica.
Ma pazienza. Piuttosto che niente è meglio piuttosto, ho 30 anni, le amiche si accasano, ricominciare l'iter degli appuntamenti è un'agonia, solo rimasti liberi solo gli psicopatici, eccetera eccetera.
Tutto vero, ma...
Ho provato a stilare i 10 motivi per cui tornare con un ex, sarà un successo come chiedere al direttore della banca 10.000 euro senza interessi.

1. Hai provato il baccalà. Ti fa schifo il baccalà. Al pensiero del baccalà, vomiti. Perché costringerti a buttarlo giù per forza? Te l'ha ordinato il medico?

2. Le uniche persone che cambiano sono i personaggi Disney e quelle in punto di morte. Per gli altri è durissima. Gli esseri umani adulti possono smussare qualche spigolo vivo, ma non muteranno nella forma e nell'odore. Facciamocene una ragione.
L'hai lasciato perché non si lavava i piedi? C'è speranza.
L'hai lasciato perché era inaffidabile, immaturo e non voleva una famiglia? Ti risparmio lo sforzo. NON E' CAMBIATO NULLA.



3. Se pensi che è meglio mal accompagnate che sole, ti devo avvisare, sorella. La solitudine la puoi gestire. Una persona di merda no. E alla fine una persona di merda ti farà sentire più sola e più vuota di qualsiasi vigilia di Natale passata con il tuo gatto anafettivo.

4. Accontentati di usare per il secondo anno di fila quel golfino rosso infeltrito. Al massimo ti selezioneranno per una puntata di Ma come ti vesti?, che è sempre meglio di essere tra le concorrenti di La mia ossessione. 
Le persone devono essere volute nella propria vita. Ti puoi accontentare dei funghi al posto delle patate per cena, non della persona che si sveglierà tutti i giorni al tuo fianco.

5. Harmony docet. Ci siamo incontrati quando non era il momento giusto. Ci amavamo, ma non potevamo stare insieme. Siamo maturati e ora è il nostro momento. 
No baby. Se due persone sono compatibili lo sono ora e fra cent'anni. 
Lo insegnano le amicizie. Le mie ConfiAmiche per eccellenza, sono le stesse dai banchi da scuola. Certo, se ne sono aggiunte altre, con alcune ci sono più scontri, con altre c'è meno voglia di fare le 6 del mattino abbracciate al cofano della macchina per colpa di un Mojito di troppo, ma ci sono ancora. Tutte.
A 20 anni, in aula studio conobbi una ragazza che per me era insopportabile. Di quelle magre, fighe arroganti ed irritanti. L'ho rivista questo weekend. E' sempre magra, figa arrogante ed irritante.
Giustamente si circonda di amiche che l'apprezzano. Io non sono tra quelle.

6. Sei terribilmente curiosa di sapere se nel lasso di tempo in cui vi siete detti Addio e Ciao, come è bello incontrati di nuovo, lui abbia appreso delle nuove tecniche sessuali che l'hanno fatto progredire da Homo Inespertus a Homo Siffredus. Lo so, ci siamo cascate tutte.
Quindi ci rifai un giro in giostra e le possibilità sono tre: Ti piace un casino, ti lascia indifferenti, ti fa schifo. Se ti piace, inizia una paturnia degna da premestruo costante. A lui sarà piaciuto? Se non mi chiama? Se mi ha usata? Peggio dell'uomo nuovo con cui sei preparata a questo tipo di drammi, c'è l'ex con cui NON pensavi di provare più nulla del genere.
Se la performance è stata divertente come la Traviata in 7 atti per la durata di 8 ore consecutive, beh, sai di aver perso tempo = fritti grassi per cena che tirano su = +600 grammi sulla bilancia la mattina dopo.
Se fa schifo sei conscia che potevi stare a casa a guardare i tramacci sessuali di Brooke Logan, sapendo che lei, in fatto di sesso, non sbaglia mai. Tu sì. E correrai anche il rischio che il povero Lui ti si attacchi come una cozza. Cheppalle!!

7. Ci esci. Stare con Lui è bello. Più bello di prima. Poi finisce. Ancora.
Non importa di chi sia la colpa. Dovrai sollevarti di nuovo dalla stessa persona che ti ha deluso in passato. Dovrai raccattare i cocci della tua autostima andata in pezzi, again and again. 
Uscirne la prima volta è più semplice. La seconda avrai la certezza che potevate evitarlo, che ti sei fatta del male, nel pieno delle tue facoltà mentali. Patata bollente, da digerire.
Una tragica tempesta emotiva, che a confronto, l'Odissea era un trip di funghetti.



8. A 25 anni avevate bene o male gli stessi interessi. Uscite, bevute, sessioni di sesso no limits, porno, cinema e amici.
Ora hai 30 anni. Con tutto ciò che implica. Ti senti una donna che vuole concretizzare se stessa ed il suo universo. Lui ha 30 anni. Con tutto ciò che implica. Si sente incastrato in un'età in cui non è ben chiaro se vuole costruirsi una famiglia o una sala da biliardo.
Tu sei sicura di ciò che vuoi. Lui no. Sogna ancora un Labrador con te. Ma vorrebbe anche una squillo che gli massaggi il prepuzio alla fine di una giornata di lavoro. Ma la beffa è che lo sapevi che non era pronto ad una vita a 2. E allora perché hai insistito?

9. Le tue amiche lo odiano. Che ti abbia distrutto l'ego o che sia stato insopportabile per il 90% della vostra relazione, loro hanno dovuto sorbirselo a lauree, feste e cene. Quando vi siete lasciati hanno brindato come se fossero state sorteggiate per un weekend con Di Caprio. Ora chi glielo dice che dovranno far finta di esultare nel rivederlo?

10. Sei pronta ad affrontare cosa ha fatto tutto questo tempo senza di te? Perché non resisterai alla curiosità di sapere se si è blindato in casa a piangere o se si è scopato la nazionale russa di rugby femminile. Se facciamo una domanda, bisogna anche aspettarci di non amare la risposta.
Solo questo motivo dovrebbe spingerci a bloccare su Facebook tutti quelli con cui siamo andate a bere uno Spritz.

“A tutti gli amanti scartati dovrebbe venir data una seconda possibilità, ma con un'altra persona.” 
-Mae West-

venerdì 17 ottobre 2014

Se ci mettiamo d'accordo facciamo sesso

Quante volte ho sentito che gli uomini e le donne non parlano la stessa lingua?
Quante volte crediamo di essere stati compresi, quando invece nessuno aveva capito una minchia?
Troppo, troppissime.
Un insulto alla nostra intelligenza.
Considerato che maschi e femmine hanno frequentato le stesse scuole e sono tutti (salvo eccezioni), stati allevati da una mamma, perché ci sono queste difficoltà?

Da sempre esiste un misunderstanding fastidioso che colpisce tutti coloro che vorrebbero fare sesso, ma per i motivi più disparati, vengono contagiati dal morbo del Non si dice, maiale! per cui, quello che in realtà avrebbe potuto essere un invito lecito, diventa una partita a scacchi, piena di mosse e di trucchetti per mangiarsi la regina -o il cavallo- dell'avversario.
Scena tipica.
Un uomo, che chiameremo Ben, conosce una donna che gli piace. Lei ha le tette ed è pure simpatica! A lui chiaramente di trovare quella sera l'amore della sua vita gli interessa come partire con Greenpeace per salvare le balene (a proposito: salvate le balene, stronzi, che stanno scomparendo!). Invece vuole tantissimo che lei vada a casa sua, che si inginocchi sotto al tavolo della cucina, e che gli faccia una dignitosa fellatio, con il sorriso sulle labbra.
Il punto è che, se Ben andasse da lei e le dicesse che no, il giorno dopo se la dovesse incontrare per strada probabilmente non la riconoscerebbe, ma sì, stasera vorrebbe invitarla da lui per champagne e pompino, sa per certo che la suddetta donna chiamerebbe 4 amici grossissimi per riempirlo di pugni.
Perché?
Perché non si fa. 
Ben lo sa e si ingegna.
Decide che la cosa migliore sia offrirle da bere.

La ragazza, (che chiameremo Pam), accetta perché Ben è tutto sommato belloccio e poi Pam ha 10 euro in tasca e farsi offrire da bere è la sua prerogativa della serata.
Ben, che non sa bene come iniziare una conversazione, le chiede come impieghi le sue giornate e Pam, come tutte le donne che hanno degli interessi, inizia un monologo meraviglioso, intervallato da qualche E tu? Che ne pensi?
Ben ascolta? Probabilmente no, ma non è questo il punto.
Ben sta sognando ad occhi aperti il momento esatto in cui Pam la smetterà di parlare del suo pechinese e inizierà a slacciargli i pantaloni.
Ovviamente Pam invece, crede fortemente che lo sguardo interessato di Ben significhi che anche lui da piccolo abbia avuto un pechinese, probabilmente morto a causa di un pirata della strada che l'ha ammazzato sotto ai suoi occhi, -con derivato trauma emotivo inconscio-, motivo per cui Ben non parla molto, ma la guarda con gli occhi dolci.
Pam sa che è sulla strada giusta.
Ben la invita fuori a fumare una sigaretta, sapendo perfettamente che Pam è abbastanza a suo agio da accettare e, se continuerà a parlare, probabilmente poi gli farà pure un pompino per farsi perdonare di tutte le stronzate che gli ha rifilato.
Così Ben e Pam iniziano un dibattito dai toni pacati sulla politica, poi Pam gli chiede della sua famiglia e Ben risponde gentilmente, per non essere sgarbato.
Quando li raggiunge al bar l'amica di Pam, la nuova arrivata viene presentata e Ben ha un guizzo di speranza. Forse dovrebbe provarci con l'amica.
Poi rinsavisce capendo -Ben è un ragazzo intelligente- che se farà il filo all'altra, probabilmente le perderà entrambe. Con le amiche non si scherza.
Pam è ammirata dal fatto che Ben sia gentile con la sua amica ma non ci provi.
Questo significa che lui è veramente interessato a lei! Pam inizia a pensare a quell'incontro, riassumendolo nella sua testa. D'altra parte un giorno avranno dei figli che vorranno sapere come si sono conosciuti.
Il film di Pam è perfetto.

Ben invece è disperato. L'amica di Pam è molto sexy e parla poco. L'altra invece è un fiume in piena.
Decide di giocarsi l'ultima carta che gli possa assicurare un pompino come dio comanda e magari anche del buon sesso.
Corteggia Pam. Le fa dei complimenti, le compra una rosa dall'uomo dei fiori, le dice che vorrebbe rivederla.
Per Pam è come lo stendardo rosso davanti agli occhi del toro. E' il semaforo verde che sta aspettando da tutta la sera. Si sente vittoriosa.
Ben finalmente la invita a casa sua. Pam si dimostra sessualmente poco inibita e si concede completamente perché sa che Ben nutre dei sentimenti.
Ben il giorno dopo non le darà il bacio del risveglio e sarà piuttosto sfuggente; non le chiederà nemmeno se ha già dei programmi per quella sera.
Pam si sentirà umiliata, presa in giro, decreterà che gli uomini sono spazzatura e che lei la prossima volta non darà confidenza a nessuno.

Ora moltiplichiamo questi fattori. 
Quante Pam ci sono in giro, che sono diffidenti e distaccate, che preferiscono tirarsela che conoscere un tipo carino?
Quanti Ben ci sono in giro, che non riescono a fare sesso, che hanno capito che la tattica del corteggiamento al bar funziona poco perché sempre meno ragazze si concedono subito, ma fanno tribolare anche per dei mesi, prima di inginocchiarsi?

Secondo voi è un caso?
Perché invece non impariamo ad essere chiari?
A dire "Sei carina, mi piaci, vuoi passare la notte con me?", senza fiori, storie di vita passata, drink e tutto ciò che sulla carta vorrebbe dire Mi piaci davvero ed invece significa Mi piacciono le tue tette, voglio infilarci la testa nel mezzo?
Non è colpa solo degli uomini, sia chiaro.
Se una donna iniziasse a farsi i film mentali dopo 6 mesi di frequentazione e non dopo 5 minuti, si risparmierebbero dei drammi emotivi degli di un Kolossal di James Cameron.
Se noi donne non cercassimo il lieto fine ovunque, ma lasciassimo fare alla vita, che ne sa più di noi, ci risparmieremmo un sacco di delusioni e in cambio avremmo del fantastico sesso (non sempre, ma siamo di base ottimiste).
Se gli uomini la piantassero di fare quelli che ci tengono e chiamassero da subito le cose con il proprio nome: La storia solo di una notte:
1. Farebbero più sesso. Alle donne piacciono le cose chiare.
2. Eviterebbero degli smaronamenti di palle dovuti a dei chiarimenti che avrebbero potuto benissimo non esserci.
3. Non ci sarebbe il fenomeno delle donne deluse che fanno sapere alla popolazione femminile amica, che siete degli stronzi, rovinandovi la piazza per le conquiste future.
Entrambi i sessi vogliono LASTESSACOSA. Ma la chiedono con modi e tempistiche diverse (ne parleremo in un altro post, perché il discorso è complesso).

Giusto per dire che se ci mettiamo d'accordo, scopiamo tutti.

martedì 3 giugno 2014

La convivenza e il tiramisù mai riuscito

L'altra sera ero con le mie amiche e parlavamo di convivenza.
C'è chi pensava che fosse una prova inutile, chi reputava invece che fosse fondamentale per conoscere bene chi ti sta vicino.
Io me ne sono stata un po' in silenzio, ho ascoltato le opinioni altrui, e per la prima volta in vita, ho taciuto per almeno 30 minuti, prima di vomitare anni di ideologie, assetti psicologici, smaronamenti culturali. 
Poi chiaro. Mi sono scatenata con un fervore che manco Spartacus in arena.

La convivenza si, è una prova. Una prova d'amore, di rispetto, di complicità.
E' un 50% di possibilità che sia un successo. Esattamente come ogni altra cosa nella vita.
E poiché si parla d'amore, è una prova che vale doppio, dove sulla bilancia del raziocinio ci sono i sentimenti. Escusaseèpoco.
Per questo motivo, dare una connotazione negativa al termine Prova, credo sia una cosa quanto mai bislacca.
Io provo a fare il tiramisù in casa, e non ci riesco mai. Perché il monologo della dietologa No zuccheri, cazzo! mi riecheggia nel cervello, e perché i savoiardi riemergono come un vecchio relitto abbandonato sotto strati di mascarpone. 
Provo a farmi la ceretta da sola, e alla quarta madonna che urlo, con la gamba piena di cera appiccicosa, vado a farmi salvare dall'estetista sotto casa.  
Provo ogni anno ad abbandonare l'idea dei leggins in agosto sotto i vestiti lunghi, ma no, non ci riesco mai, perché quei leggins mi fanno sentire più magra, e ognuno di noi ha le corazze che si merita.
Ma non convivere perché no, le prove in amore non vanno bene, è un concetto che mi fa arrabbiare tantissimo.

Innanzitutto noi siamo donne. E creiamo prove anche quando si tratta di testare la fedeltà del pasticcere.
Ci iscriviamo a una seduta prova di massaggi Shiatsu prima di fare l'abbonamento.
Proviamo il corso di pilates, il nuovo istruttore di nuoto, la babysitter, e prima di essere assunte siamo costrette a 6 mesi di prova a 500 euro al mese, prima di avere la speranza di un contratto dignitoso.
Con un uomo siamo anche peggio. 
Siamo quelle del Non chiamo io così vediamo se lo farà lui.
Non gli dico che lo amo per prima e scopro quanto ci mette spontaneamente a dirmelo.
Ci esco a cena e cronometro quanto passa prima di smettere di ascoltarlo e iniziare a pensare al mio ex, che lui si, era piacevole.
La nostra vita è costellata di prove che subiamo e infliggiamo.
Però se si tratta di convivenza non capisco perché l'idea sia insensata. Meglio buttarsi subito dal precipizio e vedere se siamo capaci di volare.
Poi se non ci riusciamo, moriremo, che vuoi che ti dica. 
Io questi tentativi suicidi li trovo assurdi.

La convivenza è un'esperienza bellissima o terrificante che ti fa conoscere realmente chi hai davanti. 
Vogliamo chiamarla prova? Concorso a premi? Contest? Talent Show?
Fottecazzo. 
Io la trovo fondamentale.
Il premio finale non deve essere il matrimonio, che chissenefrega dell'abito bianco -che mi ingrassa oltretutto- ma la serenità familiare. 
Trovo che abbia dei vantaggi incredibili.
- Saprai se lui è soggetto a sbalzi umorali (e ormonali) degni di Hulk.

- Saprai che se avrai una voglia sessule impellente ci sarà lui a soddisfarla evitando di mettersi in macchina alle 3 di notte.

- Saprai prima di esserti impegnata In salute e in malattia, ogni quanto capita la sua mamma a casa senza preavviso minimo ( che io stabilisco essere di una settimana).

- Saprai se ti sopporterà anche quando sarai nel mood del Donne dududu in cerca di guai.

- Saprai se cambierà il rotolo della carta igienica da solo, o aspettarà che germogli come il rododendro.

- Saprai la misura della sua puzza, e i tempi con cui deciderà se e quando lavarsi.

- Saprai se ha vizi imperdonabili come il poker online o la chattata con la cara amica polacca a notte fonda.

- Saprai se russa, e di conseguenza potrai pianificare prima del mutuo quarantennale due camere separate.

- Saprai quanto vi divertite nella quotidianità, e dal mio punto di vista, una relazione funziona bene se ci si diverte.

- Saprai se è uno che ti aiuta con le bollette e non uno che ti dice Anticipa tu, poi facciamo conti.

- Saprai se dopo una litigata ti terrà il muso per 78 ore continuative o sarà un pelo meno scassacazzi.

- Saprai se avrà voglia di aiutarti con la spesa, o se sarà uno che alla parola Supermercato sparirà come un uomo medio post coito

Poi. Se sono rose tradizionali andranno all'altare, se sono rose moderne continueranno nell'idillio delle coccole al sabato e delle pulizie alla domenica, se sono tragedie finiranno. E stop.
Prima di aver speso millemilla euro per un matrimonio, aver coinvolto i cattolicissimi parenti del Sud, aver infranto i tuoi sogni di bambina, ed evitato di dire Lo voglio a frasi senza senso come: 
 In ricchezza o in povertà, fino a che morte non vi separi.
Che oltre a portare sfiga, me par pure una condanna.
Amen.

giovedì 29 maggio 2014

TrombAmico si, AmicoTrombo no, grazie.

Avere amici maschi è bello.
Avere amici maschi eterossuali è bello.
Avere amici maschi eterosessuali sgnaccheri è bello.
Avere amici maschi eterosessuali sgnaccheri con cui ci vogliamo accoppiare selvaggiamente, è una traggggedia.

L'AmiConfiEtero differisce dall'amico gay per diversi fattori, tra cui la riluttanza nei confronti di frasi come:" Amore oggi sei f-a-v-o-l-o-s-a. Con questo vestito di Ferrè anno 1998, avorio opaco, sei di una bellezza stellare. Ne ha indossato uno simile Naomi, prima che diventasse sociopatica".
Va anche detto però, che il GayFriend ti fa sempre sentire bellissima. Che è un notevole vantaggio.



L'amico etero però ha un ruolo socialmente più utile. Dà pareri sinceri sulla bruttezza del nostro cane, è in grado, con un'ammirevole dignità, di dirci che con le ballerine sembriamo elefanti con caviglie alla Maradona, ammette pubblicamente che con le abilità che ci ritroviamo potremmo governare il mondo, e che no, quel tipo con cui stiamo uscendo non fa per noi.
E' quello che se gli chiedi: " Mi sta meglio la coda o la treccia?", Ti risponde Perché, c'è differenza?
L'AmiConfiEtero è quello a cui raccontiamo praticamente tutto. Ed è quello che dice farsi come: "Se non te la lecca, mollalo".
Pragmatico. Concreto. Solido. Fottutamente maschio.
E ovviamente scopabilissimo.
Perché se con l'amico gay sai benissimo che se anche ti mettessi la maschera di Pirlo, lui ti troverebbe comunque troppo donna per i suoi gusti, con l'amico etero le cose si complicano.

Di recente la mia amica G. è venuta in lacrime a casa mia dicendomi di aver fatto ubriacare il suo migliore amico, per poi passarci una notte assolutamente rock'n'roll. Lei è stata sopra, che fa molto femmina alfa. (Lui probabilmente era svenuto in coma etilico).
Mentre lei sognava case nella prateria, un balcone pieno di fiori, e 3 bambini dagli occhi blu, lui scappava più veloce della luce.
"Hai fatto una minchiata lo sai?"
"Vanity Fair ha detto che avere un TrombAmico è la soluzione ideale per le single trentenni".
"E da quando Vanity Fair si è sostituita al tuo psicanalista? Ma soprattutto. TrombAmico si, AmicoTrombo no."
"Eh? Padova si evolve troppo in fretta."
"Appostosiamo".

Il TrombAmico è quell'uomo magnifico che chiamiamo quando ci sentiamo sole.
E' quel tipo di Pisello che sappiamo benissimo che farci un giro in giostra non implicherà MAI una relazione.
Di solito infatti ha un carattere di merda.
E' della Vergine e noi del Cancro, e si sa, il connubio non promette nulla di buono.
E' quello fidanzato (si, non si può, ma fotte).
E' quello allergico alle relazioni.
E' quello che non ci paga mai la cena. Sempre 50 e 50.
E' quello che sta sul culo alle nostre amiche. Insomma.
Fidanzato no, trombamici piùchevolentieri.
Io ne ho avuti due contemporaneamente, per circa 3 anni. Avevo la pelle liscia, non mi incazzavo mai, sessualmente ero tra la Fabbrica di cioccolato di Willy Wonka e il Paese delle Meraviglie, non dovevo pulire per due, cucinare per due, fare la spesa per due, ma quando un pensile della libreria mi abbandonava, lui accorreva.

Per quanto riguarda L'AmicoTrombo non ho grande esperienza. I miei amici maschi sono tutti gay,  scelta fatta con grande- e inaspettata- saggezza, vista la mia propensione gagliarda ad innamorarmi di qualsiasi uomo al primo Sei libera stasera?
L'AmicoTrombo fa parte di quella categoria di amici con cui si va in vacanza, si inizia a raccontar loro quanto siamo sfigate in amore, quanto l'ex non capisse il nostro Io Profondo, quanto siamo indipendenti e arrapanti, fino a che non ci immaginiamo a rotolare con lui sui covoni di fieno.
E lì parte la fregatura. Perché iniziamo a sognare.
E noi donne siamo da Oscar in quanto a film mentali.
E' così meraviglioso come amico, chissà come sarebbe, come papà (dei nostri figli, non nostro).
Cucina talmente bene. Già ci vedo a fare l'amore davanti al camino, con in mano una Sacher Torte.
Quella camicia gli sta perfetta. Con il vestito da matrimonio sarebbe uno spettacolo.
E giù così.

In più lui non ci facilita il compito perché:
Ci conosce bene e sa cosa ci piace, e in che misura.
E' nostro complice.
Ci fa ridere e divertire.
Piace alla nostra mamma.
E il rotolarsi sui covoni diventa reale. In un letto. Probabilmente a luci spente. Senza musica dolce in sottofondo. Senza la magia del giorno dopo.
Perché il giorno dopo probabilmente saremo entrambi così imbarazzati da non riuscire a guardarci in faccia.
E i trip mentali si raddoppieranno magicamente.
- Mi ha chiamata per vedermi perché gli piaccio, o perché deve raccontarmi chi si è fatto ieri sera?
- Ha detto che oggi sono carina. Ma carina tipo Mi ti scoperei contro un palo, o carina come sua sorella alla prima comunione?
Amicizia rovinata e un uomo ancora single su piazza.
No Good.

Però siccome non mi innamoro del mio confidente da quando ho compiuto 15 anni, forse le cose sono cambiate.
Magari è davvero possibile essere amici e poi fidanzati felicissimi. Boh.
Ci terrei tanto a sapere il vostro parere.
Perché si sa. Un AmiConfiEtero è sempre dietro l'angolo, e non si sa mai che in futuro io non ne incontri uno con cui rotolarmi per davvero sui covoni di fieno.


lunedì 26 maggio 2014

L'amore ai tempi dei cliché

L'amore ai tempi della diversità, e dei cliché.
Che cosa bislacca.
Le bambine di tutto il mondo sono cresciute pensando che effettivamente sia possibile essere risvegliate da un sonno eterno con un bacio.
Salvo poi scoprire, in adolescenza, che se baci un rospo non solo non diventerà Principe, ma probabilmente ti passerà la mononucleosi.
D'altra parte i modelli si sprecano: Cenerentola era una sguattera che parlava con i topi. E alla fine si è sposata il manzo. Distratta, felice, con il suo Happy Ending ed un vestito da urlo.
Pocahontas ha deciso di mandare in bianco il suo corteggiatore pellerossa, per il biondo occidentale. Bella scelta amica. Non potevi startene nella tua tenda ad allevare bambini, invece di infognarti con uno che alla fine della favola se ne va, lasciandoti una reputazione abbastanza discussa?           
                                                      Punizione divina inclusa. 
Jane Austen?
Marta Marzotto?
Elisa di Rivombrosa?
Il punto è un altro.
E' che io non ci credo ai finali di favola in generale. Tanto meno credo ai finali da favola tra persone che non facciano parte di una produzione Disney o del cast di Cinzia T.H. Torrini.

Una serie di appuntamenti imbarazzanti con individui psicopatici mi ha indotto a invocare un dio minore. E a smettere di vivere sul tappeto volante di Aladdin per calarmi nel mondo comune.
Una tragedia, sia chiaro.


Apro una parentesi, perchè doverosa.
Siamo tutte convintissime che se non usciamo con uno che sia issimo -simpaticissimo, brillantissimo, bellissimo, eterissimo, ricchissimo- non saremo felici. Tanto vale stare a casa a guardare la seicentesima replica di Harry ti presento Sally, e farla finita strozzate dai pop corn.
Ma secondo me non è proprio così.
L'Happy Ending ci può essere tranquillamente anche con chi non abbia passato il weekend scalando l'Everest.
Con chi beve il Chinotto invece del Negroni.
Con chi ha delle pantofole pelose a forma di Bugs Bunny.
L'Happy Ending può essere con chi non sia il sosia di Brad Pitt. Ma di Michele il pizzaiolo.
Finiamola di pensare che saremo felici solo con chi ha preso parte almeno a 3 spedizioni avventurose in Nuova Guinea.
Con chi ha i bicipiti talmente grossi da poterci portare in braccio per i prossimi 27 mesi, perché abbiamo guardato Le pagine della nostra vita una volta di troppo.
Non è detto che l'uomo giusto sia quello che appena ci vede, ci lanci una serie di sguardi languidi e frasi d'effetto stile Ufficiale Gentiluomo.
Per esperienza personale, chi esordisce con farsi da film, è perchè non ne conosce altre.
Ci hanno detto che ci saremmo innamorate del più figo della compa, del più maschio, del più sessualmente stimolante. Del più maledetto.
Secondo questa teoria dovremmo tutte fidanzarci con del testosterone vagante e stronzo.
Che boiata. E che ansia. E soprattutto che infelicità.
Perché dobbiamo votarci all'infelicità?
Inoltre. L'Happy ending esiste? Cioè se io mi sposo con l'uomo dei miei sogni, appena mi fa incazzare non è più Happy Ending? E se mi tradisce? Ho sbagliato tutto? E se io mi innamoro di un altro? Ho confuso l'Ending? Cheppalle. 
 Fine parentesi.
Oltre ad avere dei dubbi sui finali da favola ho anche non poche perplessità sull'amore tra diversissimi.

Se amiamo il gelato pieno di grassi evitiamo per il nostro bene di uscire con l'istruttore di body building.
Si chiama Evitare uno smaronamento di balle da premio Nobel, con successivo inabissamento dell'ego.
Se al sabato sera il mio ideale di felicità astrale è stare a casa a guardare la Maria De Filippi, il barista da discoteca me lo sconsiglio da sola.
Mi sottopongo a del training autogeno per togliermelo dalla testa. Anche se è alto 1.90, è biondo, e mi dice Nessuno può mettere Baby in un angolo.
E' banale? Può essere.
E allora mi spiegate perchè ho file di amiche piangenti? Perchè io stessa ho sbavato dietro a un casino di Playboy che nella lista di priorità mi inserivano tra la visita della cugina e il ristorante Thai?

Io, che ho fatto sedute spiritiche invocando richieste di cene che non sono mai arrivate?

Perchè donne?
Perchè siamo piene di miti del cazzo.
Perchè siamo ragionevoli come un gallo in un combattimento.
Perchè non capiamo una cosa fondamentale.
Non è vero che se lui è uguale a noi, ci romperemo le balle.
Non è vero che se lui è un bravo ragazzo, sarà per forza noioso.
Ci deve rompere le balle che non chiami.
Ci deve annoiare quando lo vediamo flirtare con la cameriera, senza aspettare che siamo andate in bagno.
Quando ci molla senza neanche aver parlato di cunnilingus.
Quando divide il conto alla romana, come se fossimo la sua coinquilina Giuseppina.
Quando ci dice ”Ti scrivo appena sono a casa”. Era il 2010 e ancora non abbiamo avuto sue notizie.

Se fossi una mamma pesce racconterei ai miei pesciolini la storia d'amore tra noi trote e uno squalo. Gliela racconterei prima di dormire.
Ma non vorrei che ci credessero. Vorrei che capissero che le storie d'amore esistono. Punto.
Ma se a diciotto anni la mia pescia minore tornasse a casa innamorata di uno squalo, mi chiederei dove ho sbagliato.
Dove abbiamo sbagliato pescioline?





mercoledì 21 maggio 2014

Quello che so sull'amore

Io all'amore penso continuamente. Da quando sono bambina. Come un amico dal quale non riesco a separarmi mai.
Che a volte si odia, e a volte si desidera con tutto il cuore.
Ci insegnano che ci sono tanti tipi d'amore, e che ognuno è speciale.
Crescendo iniziamo a pensare che forse se non è sofferto, malato, drammatico non sia Vero Amore.
Che assurdità.
Che incoraggiamento all'infelicità, al suicidio sentimentale.

Vivo l'amore nelle sue forme più sensate, più bislacche più pure e più goffe.
Penso che l'amore più bello sia quello che ti faccia capire di avere fatto la scelta giusta.
Quello che ti fa confrontare la persona che hai vicino con tutte le altre. E che ti fa sempre tornare a casa.
L'amore non sono le farfalle nello stomaco, l'attesa disperata davanti ad un telefono che non squilla, gli abbracci mancati, la voglia di avere una presenza vicino.

L'amore è quello che ti fa svegliare di notte e guardarlo mentre ti dorme accanto, e pensare ogni volta Che favola. A volte quindi capita.

L'amore è quello che puoi piangere a dirotto e non vergognarti mai. Perché chissenefrega. Perché lui è più importante dell'orgoglio e del rimmel sulle guance.

L'amore è l'idea di invecchiare insieme. Di ridere a 80 anni davanti alle stesse cose, di prendersi per mano e guardarsi come due amanti che condividono i medesimi segreti. Di stare svegli fino a tardi a raccontarsi un sacco di cose.


















L'amore è una lotta contro il tempo, contro i cliché , contro il passato che ha fatto male, e il futuro che si è impigrito, e ci mette troppo ad arrivare.

L'amore è una danza di buone intenzioni sussurrate al momento giusto, e ballate quando iniziano le difficoltà.

L'amore, come diceva Socrate, è un mancarsi sempre. Anche quando si è nella stessa casa, nello stesso ufficio. Il bisogno di scambiarsi uno sguardo, di toccarsi, di essere nella stessa stanza anche se non ci si dice nulla.

L'amore è il terrore di perdersi, e accettare dei compromessi che ci cambiano, che ci impongono di cambiare, perché mantenersi se stessi, ma senza l'altro, è fuori da ogni logica divina.

L'amore è arrabbiarsi senza riuscire a stare seri, perché ci viene da ridere, perché alla fine la risata è la miglior resa.

L'amore è pensare a quanto sarà meraviglioso vedere una pancia che cresce, e capire che all'interno di quella pancia c'è una metà di entrambi. Un 50 e 50 equo e molto solidale.

L'amore sono i capricci per vedere quando l'altro cederà, ed è tutte le volte in cui si cede per far contento l'altro.

L'amore è un ti amo entusiasta, una promessa di prendersi cura della persona che ci sta vicino; è un affidarsi.

L'amore è una scommessa giornaliera con il destino, la scommessa di avere puntato sul cavallo vincente. La sicurezza, di avere al tuo fianco il cavallo vincente.

L'amore è una canzone mai stonata. Un'opera lirica in cui gli archi suonano quando devono suonare, il tenore mostra il suo profilo migliore, l'orchestra non sbaglia nulla, ed è incredibile, ma non sbaglia proprio nulla. Poi magari quell'orchestra ha sbagliato un sacco di cose, ma noi, da quel palchetto sghembo, non ci siamo accorti di niente, perchè tutto ci è sembrato perfetto, accoppiato per bene.

L'amore è quello che sai che prima o poi arriverà. E sì. Ti inculerà. Ti fregherà. Ti distruggerà. Ti addomesticherà. -Che paura essere addomesticati.- -Non è vero, non fa così paura.-
Ma sarà la migliore cose che potessimo mai provare. E con un po' di fortuna, la persona che ci sarà a fianco, non avrà nessuna intenzione di fregarci, né di distruggerci. Magari la persona in questione, deciderà che siamo troppo importanti per farci stare male.
E ci renderà la vita un Luna Park, fatto di montagne russe, di alti e di bassi. Ma sempre insieme.
Perché la vita è più bella se durante il giro della morte si ha qualcuno che ci tenga per mano.
A te.