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martedì 24 febbraio 2015

A.A.A. Cercasi Appuntamento Decente

La si riconosce subito una donna che sta andando ad un primo appuntamento.
La riconosci dal modo in cui si studia allo specchio, come a scegliere il profilo migliore.
La riconosci dalla tenacia con cui fissa l'armadio sperando che lui per una volta sia dalla sua parte e le sputi fuori l'outfit da favola, e non solo lo smanicato H&M da 19.90 euro.
La riconosci dalla pazienza con cui si mette il rossetto, non come prima dell'ufficio che fottecazzo se è un po' dentro un po' fuori, un po' di lato e sfugge, sto benedetto rossetto, come se fosse inseguito da un branco di lupi.
La vedi per strada, una donna che sta andando ad un appuntamento.
La vedi da come cammina e sorride. Saltella, più che cammina. E sorride sempre.
È uno spettacolo una donna quando arriva ad un appuntamento.
I primi cinque secondi sono di smarrimento. Cerca il suo accompagnatore terrorizzata dall'idea di essere arrivata per prima, perché non sta bene, la mamma gliel'ha detto tante volte che occorre farsi attendere, desiderare. 
Sono tutte uguali le donne che stanno per affrontare un appuntamento.
Sono piene di speranze, si proiettano film mentali che neanche alla notte degli Oscar. Partono dubbi amletici alla portata di Chissà che sia quello giusto. Che sa molto di preghiera.
Sono bellissime le donne agli appuntamenti.


E quando i suddetti appuntamenti fanno cagare?
Perché io, di primi appuntamenti ne ho avuti a decine. Di secondi, una manciata. Di terzi, pochi. E poi, o ci si fidanzava o ci si mandava a quel paese.
Per le mie amiche è uguale.
Mi sono fatta raccontare quali siano stati gli incontri più disastrosi della storia. Ne ho scelti tre.
Sappiate donne, che vi stimo per non aver premeditato un omicidio appena tornate a casa.

E. 23 anni. Primo appuntamento. Lei, che è una stagista, esce di casa con 15 euro.
Ne usa 5 per fare benzina.
Arriva al cinema e il suo nuovo LUI, quarantenne (40ENNE!) compra i biglietti. Lei, essendo una ragazza educata, tira fuori i 10 euro rimasti e glieli porge.
Lui li prende. E manco le dà i 4 euro di resto.
E. ha avuto i crampi da fame per tutta la durata del film, non potendo permettersi neanche una confezione mini di M&M's.
Oltre che tirchio, ladro.

M. 27 anni. Secondo appuntamento. Lui (coetaneo) appena la vede, le fa sapere che ha appena finito di sbronzarsi con gli amici. Lei è perplessa ma fa finta di niente.
Prendono la macchina di M. per andare a cena.
Dopo appena 200 metri lui le vomita ovunque. A getto proprio. Parabrezza, finestrino passeggero, porta oggetti.
Lei accosta. Muta.
Lui la guarda e ridendo le dice: Minchia, fattela una risata che sei donna e sarai abituata a pulire. 
M. scende, gli apre la portiera, e lo molla là.
Per quello che ne so, il gentleman è ancora agonizzante sul marciapiede.
Alcolizzato e maleducato.

G. 34 anni. Primo appuntamento con collega coetaneo. Lui, che ci ha impiegato 3 mesi per convincerla ad accettare l'uscita, le dice che andranno a bere un aperitivo in un locale appena inaugurato.
Quando entrano lo sfrontato uomo attacca al muro la povera G., rifilandole un limone che manco in Nymphomaniac, della durata di circa 6 minuti e mezzo. Prima che lei possa iniziare a pensare alla figata di aver finalmente trovato uno che non perda tempo e che non si faccia problemi a stuprarle il labbro in pubblico, lui la informa che tre teste più in là, c'è quella della sua ex fidanzata, nonché grande amore della sua vita.
Scusandosi flebilmente, rende partecipe la mia amica, che l'appuntamento (e il bacio che avrebbe fatto bagnare anche la Sirenetta) erano un pretesto per far ingelosire la vecchia fiamma.
Spero che G. gli abbia cavato gli occhi.
Merdoso. Merdoso punto.

Questo per dirvi che una delle mie più care amiche stasera avrà un primo appuntamento con uno molto molto carino a cui fa il filo da un paio di mesi.
Lei è tutta eccitata.
Io sono molto preoccupata.




mercoledì 18 febbraio 2015

Lettera all'uomo sbagliato

Caro uomo sbagliato,
ti scrivo da Padova, una piccola città del nord est che avrei voluto lasciare se tu fossi venuto a prendermi.

So che come incipit non è esattamente quello giusto, insomma, cheppalle, un'altra donna che aspetta un uomo per dare senso alla propria vita.
E invece no.
Ti scrivo solo per farti sapere cosa ti sei perso.

Ti ho aspettato verso i sedici anni, un'età in cui avresti proprio dovuto vedermi.
Innanzitutto perché ero più magra e poi perché ero molto tenera. Me ne andavo in giro con convinzioni che sapevano di pietre miliari sulle spalle. Avevo una mia opinione su tutto, ma in particolare sull'amore. Che esprimevo con dolcezza, non con saccenza. Ti ho aspettato a quell'età perché a quell'età ognuno di noi ha il dovere di imparare l'educazione affettiva e il diritto di perdersi dietro ad albe che sorprendano gli innamorati abbracciati.
Io ho solo imparato a dire di no agli sconosciuti che mi offrivano caramelle e a vedere la casella del Vuoi metterti con me? sbarrata sul No.
Insomma. Ha fatto male. Avresti potuto esserci e salvarmi.



A vent'anni ho imparato a dire io di no. Quindi se vogliamo, hai fatto bene a starmi lontano.
Ero in una fase in cui era molto chiaro che avrei dovuto salvarmi da sola, con tutte gli aggettivi del 
caso, come Indipendente, Cazzuta, Forte, Disinibita, Divertente. 
Non te lo dirò mai quante volte, nel bilocale sui Navigli che dividevo con le amiche, ho pianto da sola, con i ricci affogati nel cuscino e una mano sulla bocca. Non te lo dirò, perché è giusto che non ti dia questa soddisfazione. Avresti potuto esserci e tenermi stretta, in quel mare di lacrime e promesse non mantenute.
Ma come dicevo, hai fatto bene a starmi lontano. Dovevo sperimentare, toccare, crescere, capire come rapportarmi con tutti quei bugiardi, artisti, scrocconi, merdosi che ho conosciuto.
(Anzi ne approfitto per scusarmi con te, Alessandro, ti ho trattato da schifo solo perché eri più carino degli altri. Cerca di capire, ero disorientata.)
Volevo solo lettere d'amore alle quali non credere.

A venticinque anni ti aspettavo sul serio.
Avevo imparato molte lezioni utili, come il Non andare a letto la prima sera con uno che ti piace, troppo trucco non va bene, le gonne corte solo se hai i leggins, insomma molte cosa che mi avrebbero resa più attraente ai tuoi occhi.
Ero Determinata e Goliardica. Ironica e Lunatica. Ottimista e Instancabile.
Mascheravo insicurezze e smascheravo bugie.
Nascondevo intenzioni e mostravo pezzi di pelle.
Più stronza, mi avresti trovata. Ma se fossi arrivato prima, stronza probabilmente non lo sarei stata. Quindi è solo colpa tua.
Ti cercavo un po' ovunque. Nelle discoteche, alle feste, su internet, nelle mani di sconosciuti.
Avevo fretta di trovarti. Non di sistemarmi. Semplicemente di smettere di cercare. Perché la caccia al tesoro è bella finché non inizia a piovere. E ormai l'acqua era entrata dalla cucina.
Comunque tu continuavi a nasconderti.
Io allora ho preso un cane, ho fatto le valigie e ho viaggiato.
Mi sono persa tanto, a venticinque anni. Vedevo nell'ennesimo "Non innamorarti di me" la cosa più erotica del mondo, l'invito a tuffarmi in quel NON, perché sembrava un invito per donne coraggiose, e il coraggio non mi è mai mancato. Mi mancavano i Resterò. Con i NON ci facevo amicizia.



I miei spigoli si sono accentuati, le mie sfumature si sono moltiplicate, ho affrontato la vita con la solita leggerezza curiosa di chi ha aspettato tanto.

Solo per dirti che non servi più.
Che ormai mi arrangio. Che vivo con me stessa in armonia. Che te ne puoi anche andare affanculo.
Ah. Un'altra cosa.
Ti sei perso tanto, peggio per te. Perché mentre cercavo te, come una cercatrice di tesori antichi, è arrivato qualcuno che ha preso il tuo posto.
L'uomo giusto, forse.

Non mi interessi più. Rimani nascosto.




lunedì 16 febbraio 2015

50 Sfumature di presa per il culo

Se non ho dormito per tutta la durata del film, sappiate che l'ho fatto per voi.
Perché poteste evitarvi 8 euri di biglietto del cinema e spenderli per una messa in piega dai cinesi. 
Il film dell'anno, tratto del libro che ha fatto bagnare metà popolazione femminile è nelle sale. 
Per le temeraria che hanno avuto il corteggio di guardare negli occhi le amiche e dire: No, quella porcheria non l'ho letta, con conseguenti sguardi compassionevoli che si riservano alle gattare che non vedono pisello da due lustri, riassumo così, il capolavoro cartaceo di E.L. James e l'altrettanto capolavoro su pellicola di Sam Taylor-Johnson. 

C'erano una volta una sciacquetta e un demente. 
Lei, Anastasia, con sciapo look anni 90, lui Christian, monoespressivo che manco Scamarcio. 
Potrei finirla qua, nel senso che non c'è molto altro.
Ma andiamo avanti.
La favola moderna comincia con la sciacquetta che intervista il miliardario monoespressivo, (la cui ricchezza non è chiaro se provenga dallo spaccio di eroina, da immobili, o da presentazioni in casa stile La ragazza con la valigia rossa), ricchissimo, giovane e bello. Insomma. Cinque minuti per capire che la trama ha la stessa veridicità di Biancaneve e del tappeto volante di Aladdin messi insieme. 
Lei goffa, inciampa in continuazione, simpatica come un ceppo di Ebola sconosciuto che ti si presenta il giorno di Natale, passa 90 minuti a succhiarsi il labbro. 
Già alla seconda inquadratura qualcuno avrebbe dovuto consigliarle un bravo psicoterapeuta, fatto sta che a lasciare in pace sto labbro, proprio non ci pensa. E succhia, e succhia, e si ferisce, e si strappa le pellicine al limite del rivoltante. Roba che se una di noi replicasse sta scena davanti ad uno sconosciuto, quello si assenterebbe per andare a comprare le sigarette senza tornare mai più.
Invece al monoespressivo questo gesto fa tanto sesso, talmente tanto che imita espressioni facciali come se avesse un cobra nei pantaloni che non riesce a domare.

(Mi dicono goliardicamente che per Basic Instinct fossero indecisi se far accavallare la gambe a Sharon Stone, o procurarle una forchetta per fare a pezzi e mangiarsi il suo labbro inferiore. Fortunatamente lei scelse di smutandarsi).

Il capolavoro di comicità ha la sua apoteosi quando la sciaquetta si dichiara vergine e il monoespressione le confessa che lui Non fa l'amore, scopa duro e che quindi non le rimangono che due possibilità: o farsi battezzare dal dio del sadomaso, o mantenere sano e salvo il suo imene inesperto. 
A tutte le vergini del mondo sarà capitato di farlo per la prima volta con uno che è indeciso se incaprettarti o mandarti affanculo. Ma la sciaquetta, che ha aspettato un casino di anni il grande amore, decide che vada per l'incaprettamento. 
E già qui, la donna media amante del trash, dovrebbe avere un barlume di lucidità per capire che forse, ma dico forse, la stanno prendendo per il culo.
La sciaquetta nel frattempo, vittima della sindrome da crocerossina, decide di legarsi sentimentalmente e non solo metaforicamente al suo aguzzino, che le mostra senza troppi imbarazzi il minibar e la sala delle torture. Non necessariamente in quest'ordine. 
E lei, come ogni vergine maggiorenne che si rispetti, si spoglia senza il minimo imbarazzo e fa uscire il suo lato Moana in 5 secondi netti. Lui la frusta e lei muggisce, lui la appende come un salame e lei nitrisce, lui la penetra e lei orgasma. 
Eccerto. 

Solo a noi povere stronze ci vogliono almeno tre partner per capire effettivamente dove sia il punto G., e almeno 2 anni per riconoscere un pene decente da un pene demotivato. 
Ma la nostra sciaquetta ha donato le sue chiavi del paradiso all'uomo giusto. Che riassumendo è anche ricco, bello e bravo a letto. Ci mancava che le dicesse Posso far avverare tre desideri, e il colossal Disney era belleppronto.
Ma non finisce qui. Eh no. Perché mica avrebbe avuto tutto sto successo se fosse terminato con un E vissero felici, contenti ed escoriati. 

L'autrice infatti ha pensato bene di metterci anche la parte tenera. Che in questo contesto si sposa bene come Sei stata mollata e Buon compleanno nella stessa frase. 
Il monoespressivo emotivamente non disponibile, anafettivo, edonista e narciso, che dopo un mese di romantici Ti lego, Ti scopo, Ti faccio dimenticare di avere una dignità, cambia per lei. 
Cambia per lei. 
CAMBIA PER LEI.
Un mutamento che non avevamo più visto dai tempi della Bella e la Bestia. 
E così lui, l'uomo con più cambiamenti umorali di una donna in pre-mestruo, le giura amore eterno, le fa firmare un contratto post sessuale, continua a frustrarla come un ciuco, ma si vota alla monogamia. Capirete la soddisfazione della sciaquetta.
Che non regge un chupito senza svenire, ma sopporta stoicamente la frusta sulla schiena. 

Quindi. 
Christian Grey non esiste. E se esistesse sarebbe un uomo orribile.
Anastasia Steele non esiste. E se esistesse nella vita farebbe l'attrice porno.
Questa trama non esiste. E se esistesse sarebbe un libretto di quarta categoria tramutato in un filmetto di ottava categoria.
Manco il cinepanettone ha così poche sfumature. 


mercoledì 11 febbraio 2015

Statistiche speranzose per cuori solitari

Ogni anno, a ridosso di San Valentino, accade una cosa alquanto bizzarra.
Ognuno sente la smania di parlare d'amore. Come se non lo facessimo già tutto l'anno con le nostre amiche.
E siccome l'amore è una faccenda che potrebbe essere semplice, ma viene puntualmente gestita in maniera psycodramatic, non si sa mai come affrontare l'argomento.
E allora via, al parere degli esperti che oltre a esprimere preoccupazione per il freddo assolutamente atipico per l'inverno, a dirti che se esci in t-shirt potresti prenderti il raffreddore e che se te magni due chili di stinco di maiale con cotenna, c'è il rischio di disturbi digestivi, partono con le statistiche sui sentimenti.
Eccolalà.
Due cuori e una parentesi graffa. 
Gli scienziati non potendo più vomitare per il 36esimo anno consecutivo, frasi tipo Sei single? Nessuno ti fila? Stai serena. Arriverà una persona giusta anche per te, con quell'anche finale che sa da ultima sopravvissuta del Titanic, si cimentano in statistiche creative.
E poiché ormai di sapere che il 76% delle donne intelligenti sono sole, e che il 19% delle veline hanno una vita sessuale migliore della nostra, ci provoca incazzature magistrali, loro, i sapientoni, inaugurano algoritmi su come smettere di essere Bridget Jones, come se la donna moderna cercasse un compagno con lo stesso spasmodico desiderio di trovare dei collant contenitivi.
L'ultima teoria ce la infligge la professoressa Hannah Fry, docente in matematica all'University College di Londra, che ha sentito lo straziante bisogno di scrivere un libro (The Mathematics of Love), in cui afferma con una certa serietà, che l'uomo della nostra vita lo incontreremo dopo aver frequentato 5 persone sbagliate.
5.
Cinque.
C-I-N-Q-U-E.
Probabilmente la tenera Hannah vive in una contea del Surrey in cui a parte il panettiere e il postino non c'è molto altro, sennò sta minchiata non si spiega.

Facciamo un calcolo.
Il primo bipede sbagliato è quello sfigato che abbiamo baciato alle medie e che con cui abbiamo ballato un lento per cinque minuti prima di capire che avremmo potuto ambire a qualcuno di meglio.
Il secondo è il liceale che scioperava per un mondo migliore, che ci mise le corna con la scafata di quinta A.
Nel terzo potremmo rivedere il compagno di Università che ci dava sicurezza e gran lezioni sul sesso.
Poi è arrivato il Trombamico stronzo. Quello del Non me la sento di impegnarmi, ma continuerei volentieri a metterti a pecora.
E infine LUI. Il faro nella nebbia. Il principe azzurro su bianco destriero. La stella cometa dei Re Magi. Il protagonista della Casa nella Prateria che ci farà dimenticare tutte le relazioni precedenti andate in fumo e ci darà la speranza che la vita sia meravigliosa e finalmente, finalmente, completa.
Ehm. Hannah.
Hannah. Abbi pazienza.
Se le tue elucubrazioni fossero sensate, avrei dovuto sposarmi a 17 anni.
Cinque sono un numero assolutamente ridicolo.
Cinque sono gli psicopatici che ho incontrato solo nell'ultimo anno.
Cinque erano quelli con mi scambiavo teorie sulla 69 a 22 anni.
Cinque sono quelli da cui mi sono eclissata al primo appuntamento. Alzandomi e salutando senza nemmeno aver assaggiato il mio Mojito.
E siamo già a quindici.
Poi mettici quelli che mi sono piaciuti sul serio ma non mi cagavano, quelli che mi amavano e non erano ricambiati, quelli che ho incontrato per una notte, quelli con cui sono uscita per mesi per poi scoprire che erano sposati. I dementi. Gli emotivamente non disponibili. I rissosi. I polemici. Gli arroganti. Gli sfaccendati. Quelli che abusavano di droghe, vino e belle promesse.
Quelli del Ti chiamo domani e sono passati tre anni. Quelli del Sei bellissima ma la tua amica di più.
Quelli da cui sono fuggita, quelli dai quali mi sono negata, quelli che mi erano simpatici come il morbillo la notte di Natale.

Insomma Hannah.
Scrivici di quanto siamo meravigliose anche con un i fianchi larghi, suggeriscici tecniche per conquistare il mondo, pubblica un libro di ricette afrodisiache usando l'algoritmo della vita eterna.
Impegnati, insomma, che qua di sapere quando ci sposeremo non ce ne frega niente.
Vogliamo sapere piuttosto, quando qualcuno si degnerà di amarci come meritiamo, ma per questo un libro non serve a niente.

Serve la pratica. Le bestemmie. La chiarezza di quello che si vuole. E la fiducia.
Scambiando l'ordine degli addendi, il risultato non cambia.


lunedì 9 febbraio 2015

Chiacchiere promiscue

"L'ho conosciuto due sabati fa"
"E come è andata?"
"Carino. Single. Trent'anni circa. O di più. O chissenefrega. Insomma. Mi ha chiesto il numero, poi mi ha scritto un sacco, tutti i giorni e giovedì siamo usciti a cena. Gli ho domandato cosa volesse da me"
"No, dimmi che non glielo hai chiesto"
"Sì invece, perché?"
"Non lo vuoi sapere. Vai avanti"
"Mi ha risposto che non cerca nulla"
"Ma non mi dire"
"Sì, ma lo stesso vale per me. Circa. Gli ho fatto sapere che sono uscita con lui per curiosità ma che non è il momento per nulla di serio. Comunque mi ha invitato a salire a casa sua e ho rifiutato"
"Perché?"
"Perché sì dai. Così alla prima sera. Poi faccio la figura di..."
"Di cosa?"
"Boh. Non mi andava. Comunque ci sono andata a letto ieri. Ci siamo trovati ad un ape e abbiamo  puntualizzato che tra noi non c'è niente di serio"
"Bizzarro come abbiate sentito l'esigenza di mettere in chiaro che non vi innamorerete due volte in una settimana"




"Sai com'è. Poi si spaventano. Alla fine sono andata da lui. E' stato bellissimo. Non ricordavo da quanto non scopavo così. Ero a mio agio. Poi lui è bravissimo. Vuoi i dettagli?"
"Ovvio"
- Su - Giù - A destra - Lingua - Sì, come mi piace - Girati - Sei bella - Anche tu - Era da tempo che non impazzivo così - Anch'io - Vengo - Fine -
"Bene quindi!"
"Molto. Oggi però non mi ha scritto"
"Ripetimi che non volevi niente, era solo sesso, blablabla"
"Sì certo. Però neanche un messaggino su WhatsApp. Un Buongiorno, un Sono stato bene, un Lalalalala fammi godere, niente insomma. Dai è successo anche a te. Ti scopano e poi nulla. Io me ne sono anche andata dopo, perché so che piuttosto che passare la notte con una donna, si farebbero tagliare la pelle dello scroto per farci un portamonete, però..."
"Fammi capire. Accetti di scopare con uno e sparire subito dopo e vorresti un messaggio il giorno dopo?"
"Sì, è una cosa stupida lo so. E' solo che così mi fa sentire come..."
"Come cosa?"
"Dai hai capito"
"Ma cosa ti aspettavi? Hai detto che non cercavi nulla, hai orgasmato meno di una settimana dopo averlo conosciuto, sei scappata dopo il sesso e ti preoccupi di un messaggio? Hai fatto quello che volevi con il tuo corpo, hai giocato alla femme fatale, hai indossato i panni di Messalina e ora vorresti un riconoscimento degno di Giulietta? Amica, ti sei rincoglionita? Quanto è passato dal vostro incontro?"
"24 ore"
"Ah okay. Non sei tu. E' il tuo corpo"
"Scusa?"
"Dopo l'orgasmo il tuo corpo libera ossitocina, un ormone che crea legame. Solitamente smette di circolare dopo 24 ore. E' per questo che brami attenzioni"
"Che significa questo?"
"Che dopo aver fatto sesso, il tuo organismo si sentirà emotivamente legato a quello stronzo con cui ti sei rotolata nel letto. Ma l'effetto svanisce il giorno dopo. Ancora poco e sei salva"
"Come fai a saperlo?"
"Perché mi è accaduto mille volte. La soluzione è semplice. Il giorno seguente all'amplesso spegni il telefono, vai a fare shopping, incontra le amiche. Passate le ore cruciali, andrà meglio"
"Figata, non sapevo, hai altri consigli?"
"Sì. Piantala di recitare un ruolo che non ti si addice. 
La promiscuità sessuale è divertente solo se sei promiscua. Sennò è triste".







lunedì 2 febbraio 2015

Sta indipendenza ha rotto le palle

Io, la pesante bandiera dell'indipendenza, la sventolo sempre. Con orgoglio.
E non la tiro fuori solo in sporadiche occasioni. 
La mia bandiera riposa in camera da letto, tra i preservativi e i numeri arretrati di Vanity Fair. 
Lì, a ricordarmi che devo pensare io alla protezione del mio utero, ma posso mantenere quell'appeal da femmina media che legge l'oroscopo e i consigli per non appannare la routine sessuale con il proprio partner. 
Riposa di notte, la mia bandiera guerriera ed esce di casa con me. 
La sventolo quando guido, quando faccio benzina da sola, quando pago le bollette, quando faccio la spesa, e poi il bucato, stiro, porto fuori i cani, la spazzatura, uccido ragni, appendo quadri, apro i barattoli di marmellata senza chiedere aiuto, vomito senza qualcuno che mi tenga la testa, metto in ordine e trovo pure il tempo di struccarmi e se va bene, fare un pompino (su quest'ultimo punto ho delle riserve). 
Ho lottato e costruito, per ogni cosa. Per ogni diritto. Per ogni compromesso. Per ogni affermazione a testa alta. 















Ho un fidanzato che vive con me per il piacere comune di essere in compagnia dell'altro, di costruire qualcosa di allettante, di scaldarci di notte. 
Eppure però, mi capita di guardarlo, e chiedermi come sia in grado di affrontare tutto questo. 
Una donna emancipata, che ha una casa, delle amiche di cui prendersi cura, degli interessi, una moltitudine di ex piselli occasionali e una carriera che per forza deve decollare. 
Che però chiede attenzioni. 
Che però vorrebbe ancora, dopo 3 anni e rotti, essere corteggiata.
Che però vorrebbe un sacco di cose. Mai in ordine. Mai le stesse. Mai uguali.

Perché diciamocelo. 

Sta bandiera dell'indipendenza che tanto decantiamo, alla lunga rompe un attimo le palle. 
A me e soprattutto alle mie amiche single. 

Perché tutta sta evoluzione, ci ha portate al pericoloso desiderio di volere di più. Di non accontentarci di uno, solo perché ha un pene. 
Certo, è positivo, siamo selettive, pensiamo a noi stesse. Vogliamo uomini che ci tengano testa. Che ci accompagnino, meglio se tenendoci la mano. Che rispettino la nostra libertà e che capiscano al volo quando è ora di restare e quando di andarsene. 
Abbiamo miti moderni che non rappresentano più la sperduta e disperata Arianna che viene salvata da Dioniso. Noi siamo Samantha Jones e scegliamo in totale autonomia chi salvare e con chi passare la notte. 

 Usciamo di casa perché ci va bene così. Non aspettiamo un maschio e un matrimonio per farlo.
Sperimentiamo. Impariamo. Tocchiamo con curiosità. Diventiamo esperte di tutto. Se ci mancano delle mani sul nostro corpo, facciamo una telefonata. Abbiamo i piaceri a portata di smartphone.
E chiediamo agli uomini che incontriamo, di essere supereroi. 
Perché la nostra natura mica è cambiata. 
Vogliamo essere accudite, ma con rispetto dei nostri spazi.
Coccolate, ma non essere soffocate. 
Comprese, senza etichetta. 
Pretendiamo chiarezza, ma il gioco ci fa eccitare da impazzire. 
Vogliamo essere corteggiate, pretendendo di capire all'istante le intenzioni dell'altro. Perché abbiamo poco tempo e tanta scelta.

La verità è che siano consapevoli che alcune emozioni non le proveremo mai. E questo ci dispiace tantissimo.
Non ci abbandoneremo a pianti di felicità, non permetteremo a nessuno di vederci tremare, non ci sentiremo mai libere di esprimere un'emozione forte, per non finire nel calderone delle isteriche in pre-mestruo. Tutte le nostre sensazioni, le rinchiuderemo in quell'angolo di pancia che ogni tanto vibra e puntualmente viene ignorato. 
Dobbiamo essere forti cazzo. 
Ma a che prezzo. 





venerdì 30 gennaio 2015

La Storia di questo blog. La mia storia

Esattamente un anno fa, nella mia vita accadde qualcosa di assolutamente inaspettato.
Stavo facendo uno stage in una bellissima agenzia e sole due settimane prima mi comunicarono che ero stata licenziata.
Le motivazioni erano svariate. E nessuna mi bastò.
Ci rimasi molto male. Non avevo nessun piano B per la mia vita, ed io ho sempre avuto un piano B. Non vedevo prospettive. Non avevo sogni a cui aggrapparmi.
Vivevo fuori casa e improvvisamente le bollette, la spesa, la quotidianità divennero fonte di preoccupazione.
Un anno fa, il 30 gennaio 2014, decisi che era l'ora di sperimentare qualcosa di nuovo.
Con le mie amiche feci una lista di quello che avrei voluto fare, perché se era vero che non avevo idea di che direzione avrebbe preso la mia vita, era ben chiaro che potevo ricominciare da capo.
Ero una tela bianca su cui avrei potuto dipingere qualsiasi cosa. Non proprio bianca.
Un po' grigia, un pò sgualcita, un po' sofferente perché ero costretta a ricominciare per l'ennesima volta un capitolo, con conseguenti cambiamenti di ambiente, città, abitudini, equilibri.
Ho sempre trovato molto affascinante il concetto di chiudere un cerchio per aprirne un altro, ma non a 28 anni. Non in un'età in cui avrei avuto uno struggente bisogno di stabilità, di concretezze, perché c'era il progetto di un mutuo, magari di un figlio, sicuramente di molti viaggi.
Uno ha dei sogni limpidi, cristallini, e poi un giorno si sveglia e non sa cosa deve fare.
Non c'è da scherzare con l'equilibrio.


Non sono mai stata una ragazza piena di talenti.
Ma di certo sono sempre stata mossa da grandissime passioni.
Le storie, sono una di queste. Le storie degli altri, le storie che raccontavo a me stessa, le storie della mia complicata famiglia, le storie d'amore, le storie di guerra e di odio. Ho sempre amato alla follia coloro che condividevano con me un pezzetto della loro esistenza. Tutt'ora sono piena di foto vecchie, di diari sgualciti, di poesie scritte dalle mie nonne. Con avidità mi sono appropriata negli anni, di tutto ciò che serviva per raccontare qualcosa.

Quando avevo circa 4 anni, ogni sera,  la mia mamma si infilava nel mio letto e scriveva su un diario, cosa mi era accaduto all'asilo. Io dettavo e lei, splendida dattilografa, metteva su carta quei pensieri di bambina.
Credo che il mio amore per la narrazione sia nato lì, tra le lenzuola, circondata da quella pazienza magistrale che solo le mamme sanno elargire.
Comunque.
Quel 30 gennaio decisi che avrei fatto una cosa che non avevo mai avuto il coraggio di fare.

All'università, scoprii che mi mancavano 5 crediti per ultimare il mio percorso. Scelsi quindi un esame opzionale, non troppo impegnativo, ma istintivamente molto interessante: Scrittura creativa. 
Stavo per compiere 22 anni e fino a quel momento avevo scritto decine di diari segreti, i primi dotati di lucchetto, gli ultimi salvati su un hard disk. Mai avrei pensato di esserci portata, e tanto meno di poter produrre degli elaborati leggibili.
Il mio professore, che poi fu anche il mio relatore di tesi, mi disse che avevo grazia nell'accostare le parole e che avrei potuto pensare ad una carriera giornalistica. Per me fu come un'esplosione nella testa.
Mi gasai un sacco. Passai notti intere a scrivere e cancellare e scrivere di nuovo. Giravo con una piccola agenda in borsa che all'occorrenza tiravo fuori per descrivere quello che riuscivo a vedere. L'entusiasmo passò quando scoprii quanto guadagna in media un giornalista.
Poi ci fu l'avvento del digital e presi un'altra strada, ma non smisi mai, neanche per un giorno di raccontarmi delle storie.

Quel 30 gennaio 2014, piena di dubbi e di scetticismi, andai su Blogger e scrissi il titolo: Confessioni di una mente cinica, isterica e romantica. 
Il titolo non fu casuale. A 21 anni conobbi un pittore pazzo con cui intrapresi un'audace relazione sessuale e molto amorosa (da parte mia), che finì con me, nuda, che lo rincorrevo per le scale del palazzo in cui vivevo, implorandolo di restare. Quel pomeriggio io e il mio cuore spezzato iniziammo a scrivere un romanzo che parlasse di lui, con il titolo appunto: Confessioni di una mente cinica, isterica e romantica. Il romanzo non fu mai completato, ma proprio perché credo nella continuità delle storie, decisi che il blog si sarebbe chiamato così.

Ed eccomi qua. Dopo un anno. Non pensavo che la mia avventura sarebbe durata più di un mese, un anno è veramente fuori da qualsiasi rosea previsione.
Vi ho raccontato questa storia per ringraziarvi.
Perché il tutto sembrava impossibile, folle, destinato a non portare nulla di buono. E invece siete in tantissimi. Che mi scrivete, mi supportate, mi chiedete di consigli e me ne date tanti, fondamentali, ed è più di quello che avessi mai osato sperare per me stessa.
Quindi grazie amici. Perché oggi ho un lavoro stabile, ma questo percorso lo affronto giornalmente sapendo che c'è qualcuno che ama quello che sto facendo.
Se questa sfida continuerà, sarà solo per merito vostro.
Grazie. Di cuore.
MaryG.


mercoledì 28 gennaio 2015

La Leggenda degli Amori Impossibili

Ci sono storie d'amore che sono solo storie.
Ci sono storie d'amore che mai saranno storie.
Ci sono storie d'amore che vivono nella loro pienezza senza mai concretizzarsi.
Ci sono storie d'amore che non si vogliono, ma accadono.
Ci sono storie d'amore che ingenuamente non fanno i conti con il tempo, con la distanza o con un altro cuore.
Ci son storie d'amore che mai vedranno l'agognata ultima riga delle favole: E vissero per sempre felici e contenti.
Ci sono storie d'amore fatte di speranze e mai d'abbracci. 
Sono gli amori impossibili, plasmati su sogni che non si realizzeranno. Il dramma di tutti gli innamorati che amano a senso unico.
Bastardi amori impossibili, che ci fanno desiderare qualcuno che non ci vuole, che magari vorrebbe averci, ma di fatto, non ci vuole.


Come si sopravvive ad una passione così?
Come si fa a continuare a respirare quando pensi di aver trovato qualcuno per cui ne valga la pena, ma il destino è schifosamente avverso?
Smetto all'istante i panni di Jane Austen. Scusate, mi sono fatta prendere la mano.
Ma questo tema mi è caro perché mi ha reso vittima e mai carnefice.
Ho provato a definire l'amore impossibile, che è un po' come voler definire l'orizzonte.
Ma quando è effettivamente così, o quando invece è goffamente celato dietro una scusa?
1. Lui ci ama, ma non è proprio il momento.
Perché il lavoro fa schifo, a 40 anni non ha ancora lasciato il nido, la sua mamma è in punto di morte, la cagnetta è in calore, sta aspettando che nascano i girasoli o ha perso la Kamchatka a Risiko, tocco blu non gioco più. Insomma. Ci fornisce motivi più o meno validi per cui noi tecnicamente siamo anche le donne giuste, ma le nostre anime non possono essere legate da qualcosa che si chiami Relazione. Ci convince che in un'altra vita, in un altro momento, in un'altra galassia, saremmo più fortunati. E noi ci perdiamo dietro alle sue scuse, ci lamentiamo di questo Dio che (come disse la mia amica S., citando City of Angels), ci fa incontrare ma non ci dà la possibilità di stare insieme.  
Roba da attaccarsi alla bottiglia finchè morte non sopraggiunga.
Non è un amore impossibile e Dio non c'entra un cazzo. E' un amore dove uno stronzo non vuole stare con noi. No, non è amore. E' codardia.
2. Lui ci ama ma ha sposato la donna sbagliata. 
Dopo promesse di vita felice a due, lui si sposa. Non con noi ovviamente, sennò mica faremmo sto casino. Si sposa con quella sciapa, quella insulsa, quella che non esprime un pensiero manco sotto torture cinesi. Quella che può gestire e continuare a farsi i fatti suoi. Con noi.
E noi lo accettiamo perché poverino, ha fatto la scelta sbagliata, si è sposato per pigrizia, perché aveva una pistola alla tempia, per non far piangere il cuginetto, non si sa. Ma siamo relegate al ruolo infame di amanti, perché l'amore impossibile che lui elargisce con il contagocce, ci dà quel brivido al cuore, per cui tanto impazziamo.
No, non è un amore impossibile. E' un amore marcio ed egoista che ci farà stare da schifo.

3. Lui ci ama. Ma ha paura.
Di cosa? Boh. Forse delle implicazioni sentimentali, del dire Ti amo, come se un Ti amo si traducesse in matrimonio imminente con relativo trasferimento di nostra mamma nella sua tana, della convivenza, delle cavallette, dell'Isis, degli alieni o delle polpette al sugo che gli cuciniamo.
Non si sa il reale motivo, ma il cucciolo è terrorizzato.
E noi pazienti lo accudiamo come una foca che ha appena perso i parenti uccisi a mazzate, aspettando che il piccolino non tremi alla frase Questo week end stiamo insieme? 
No, non è un amore impossibile. E' un amore masochista che dovremmo riconoscere, per poi fuggire a gambe levate con il primo cubista del Cocoricò.
Lui non è un uomo. E' un mollusco.

Fondamentalmente sono arrivata alla conclusione che l'amore impossibile esista in rarissimi casi, e non contempli la parola Ma.
Se l'amore è amore, il Ma non sussiste.
L'amore impossibile è quella scusa che diamo a noi stesse per non ammettere che non siamo amate abbastanza. Che nessuno voglia rischiare per noi. O che noi, non vogliamo rischiare tutto per qualcun altro, perché ad amare si fa fatica e come dico sempre, La felicità fa più paura della tristezza.
Gli amori impossibili sono per donne infelici. E sono gli unici che, sfortunatamente, durano in eterno.

lunedì 12 gennaio 2015

Cosa NON è l'amore

Con l'anno nuovo le psicosi delle amiche single si moltiplicano.
C'è chi cerca l'amore come se cercasse di rientrare in una 42 dopo le abbuffate natalizie. Con quella dedizione caparbia e un po' incosciente.
C'è chi dell'amore si è stufata.
C'è chi credeva fosse amore, ed invece era pene. Nel senso di pisello, organo genitale maschile, che provoca gioie e pene nella medesima percentuale.
C'è chi si è fatta dei film mentali il primo di gennaio, per poi scoprire, il 2 gennaio, che il maschio medio che aveva promesso casette in Canadà, in realtà è padre di famiglia.
E tra un Sono davanti a WhatsApp da 4 ore, chissà quando il cerebroleso si degnerà di scrivermi un cazzo di messaggio, a un Io i maschi ormai li odio tutti, la domanda su cui ci scervelliamo è sempre la stessa: Ma che cazzo è l'amore?
Perché stabiliamo amicizie decennali senza nessun tipo di turbamento e poi impazziamo davanti ad un invito a cena che non arriva?

L'innamoramento è facile da definire.
E' quando anche le frasi di Fedez ti sembrano romantiche. E' quando scegli lo smalto in base al suo colore preferito. Sono le farfalle che svolazzano nello stomaco, e nessuna voglia di ingerire del veleno per ucciderle. E' quando passi metà giornata a pensare a cosa dirgli quando lo vedrai, e l'altra metà a sognare di quando lo vedrai.
E' quello dove si immaginano mani intrecciate e occhi che danzano insieme. Una corsa nel buio, senza sapere bene chi stia guidando.



E dopo?
E dopo son cazzi, amiche.

Perché se esci con una ragazza è facile, se c'è affinità diventerete amiche. Al massimo amiche del cuore. Nel peggiore dei casi solo amiche su Facebook.
Con l'amore le sfumature sono infinite.

E quello che sembra Amore ed invece è fuffa?

Ho stilato una lista di quello che potrebbe essere, ma fidatevi, non è.
C'è l'amore low cost. 
Quello che prendi all'ultimo minuto, come un volo Ryanair, e come con un volo Ryanair non hai nessuna aspettativa. Difficile che ti sorprenda. Gli snack sono sempre a pagamento, i sedili stretti, le turbolenze probabili.
Gli amori low cost sono quelli all'avventura. Quelli che sai quando parti e quando torni, nel mentre te la godi. Sono i viaggi ad Ibiza, mica a New York. Spendereste uno stipendio per un volo fino in Spagna? No. Breve, massimo profitto, costo basso, col cazzo che la felicità sia il tragitto e non la meta. Sbattimenti pochi, vantaggi diversi.
Poi arrivi ad un'età in cui vuoi viaggiare comoda. E allora passi ad Alitalia. Scioperi, cazzi e mazzi, ma quando sei a bordo sei serena. Puoi anche imbarcare il bagaglio senza il supplemento. E vogliamo parlare delle noccioline?
C'è l'amore in offerta.
Quello che come il latte in offerta, sai che costa meno perché è in prossimità di scadenza.
Lo acquisti perché è un'occasione, ma solo se lo consumi subito. Poi succede che te lo dimentichi in frigo e fa la muffa. Allora sopraggiunge la consapevolezza di aver buttato nel cesso i soldi.
Lo si prende e lo si cestina, senza manco averlo consumato. Di solito si traduce in un maschio che ti informa subito che non potrà darti nulla oltre allo scadere del tempo. Che decide lui. Te lo dice in anticipo, come se fosse un piccolo oracolo di Delfi, il controllore dei battiti del suo cuore. E' onesto? No, è un codardo.
C'è l'amore a profitto.
Avete presente le ragazze alla pari straniere? Tu le ospiti, loro non pagano l'affitto, ma in cambio ti rassettano casa. Do ut des.
Solitamente in alcune equazioni amorose è lo stesso. Cambiano i fattori. Compagnia in cambio di sesso. Verbi coniugati al plurale in cambio di un pompino. Variabili infinite. Con una costante.
Entrambi ci guadagnano solo se non si scomoda la parola Amore.
C'è l'amore piantina.
Come quella che compri al mercato. Tu di piante non capisci un cazzo. Ti sei detta mille volte che è colpa della genetica, dei traumi infantili, della Kryptonite, fatto sta che non sei dotata di pollice verde. E allora perché minchia continui a comprare le piante? 
Perché c'ho al speranza che questa non muoia.
Ah. Ok.
A volte con l'amore è uguale. Non è il tuo momento, non ci sei portata, o forse non ami i glicini, ma le querce. Insomma. Ucciderai anche questo amore e ti sentirai uno schifo.
Cambia hobby.
C'è l'amore dietetico.
Avete mai osservato la differenza tra i vostri carrelli della spesa, a dicembre e a maggio?
A dicembre sono un concentrato di grassi saturi, zuccheri, carboidrati, cioccolato, che metti che un giorno siate tristi. A maggio fotte se il morale è sotto ai tacchi, perché la prova costume è la priorità.
E quindi si aprono i battenti ad insalate, frutta, cracker poveri di sodio, biscotti al cartone pressato. Gnam!
Mangiamoci sto dolcificante, ma poco, che ingrassiamo. Andiamo a cena fuori. Ma ordiniamo un Cesar, che c'abbiamo la cellulite. Tutto è misurato. Pesato. Centellinato.
Con questa tipologia di amore, lo scenario è identico.

Non importa che siete voi le vittime o le carnefici.
Non importa che vogliate tanto un amore e che questo stronzo non arrivi.
La cosa fondamentale è l'uso delle parole.
Perché? Perché se chiamiamo Amore un Trombamico, lo colmiamo di significato romantico, perdendo la percezione della realtà, che no, se vi scopa e non vi chiama, difficilmente vi ama. Perché appunto è un Trombamico.
Si dice che in amore non occorra definire.
Io invece dico Definiamo.
Iniziando ad esempio col accomunare la parola Amore con Costruzione. Se si vuole Costruire, si può iniziare a dire AM.
Il resto, dopo.





mercoledì 7 gennaio 2015

Confessioni di una come me

Dopo un bellissimo viaggio di Natale ad Istanbul, è arrivato il Capodanno, con il relativo momento dei bilanci.
Che poi sono sempre gli stessi: diventare ricca, più tollerante, meno dispositiva, dedicarmi maggiormente a me stessa, al vino, agli amici, alle mie passioni.
Ogni anno, però, quando arriva questo inesorabile fine ciclo, capisco che le cose rispetto all'anno prima sono cambiate moltissimo, solo io, sembro apparentemente immutata.
Il pacchetto MaryG., fatto di affetti ingordi, di sfumature poche e contrasti, molti, delle scuse e delle scusanti, dei colori sgargianti.






Quelle come me sono così. Impossibili da definire, un tripudio di buone intenzione, una cascata di vita e di disastri.
Quelle come me hanno una predilezione per le persone pericolose e le amano non per il masochistico concetto del Facciamoci male, ma perché le amano punto. Quelle come me non scelgono mai chi amare. Capita e basta, non serve nulla di eclatante; un profumo, uno sguardo, una battuta, un occhiolino e ci cascano, ci cascano tutte le volte, perché quelle come me hanno una fiducia incrollabile nella vita e credono che il proprio fato benevolo si possa incontrare anche su un brutto marciapiede di una brutta città.
Quelle come me cercano sempre di salvare l'insalvabile, i distrutti, gli inarrivabili, i falliti, quelli con lo sguardo basso e la testa piena di sovrastrutture. Gli anafettivi, gli emotivamente sterili, gli incapaci di tenerezze. Quelle come me però hanno una data di scadenza interiore. Una data, superata la quale, danno una svolta repentina alla propria esistenza e si trasformano a volte in ciniche ed isteriche, altre in quelle da salvare e puntualmente, la vita benevola, mette sul loro cammino qualcuno che le porti a casa e offra loro una trapunta calda e un camino acceso.
Quelle come me, danno una possibilità a tutti, ma alla vita in particolare.

Quelle come me sono grate a tutto. Al lavoro, alla famiglia che le ama, al karma che ha un suo perché, al maglione della nonna, al riflesso dei capelli, ai propri talenti.
Quelle come me ringraziano tantissimo.

Quelle come me ci provano sempre perché hanno un terrore inspiegabile verso i rimpianti, preferiscono leccarsi le ferite, che prevenirle, perché anche dalle ferite, dalle lacrime, dalla disperazione, c'è sempre una lezione che non si conosceva, sempre qualcosa da imparare, sempre qualcosa da salvare.


Quelle come me non sono mai in ordine. Hanno i capelli raccolti, ma una ciocca che cade sempre, che si ribella alle forcine, una smagliatura sulla calza, il vestito che nonostante sia pulito, magicamente è già macchiato.
Quelle come me si devono ripassare il rossetto tre volte, perché le prime due sicuramente sarà finito sui denti, o arrivato al naso, o fuggito dai contorni delle labbra.
Ecco. Quelle come me hanno sempre una curva della bocca che vuole dire qualcosa.
Quelle come me lasciano in giro tutto. Dai calzini, ai trucchi, dalle valigie, ai buoni propositi.
A quelle come me però, non importa nulla.
Hanno i pensieri incasinati, e i pensieri incasinati hanno la priorità.



Quelle come me credono fottutamente nell'indipendenza e quando la ottengono si sentono complete e questo da sempre, da quando non avevano paura di entrare all'asilo da sole, a quando hanno deciso di andare in un'altra città a studiare, fino al non desiderare un uomo nella propria vita a tutti i costi, ma solo dopo aver incontrato colui con cui ne valesse la pena, con cui il mettere radici era un avvenimento d'obbligo.
Quelle come me vivono l'amore in ogni sua forma, nella passione, nelle litigate, nella quotidianità, ma hanno anche una paura incredibile di affidarsi, perché spesso questa loro bandiera dell'indipendenza, sfoggiata con orgoglio e coraggio, crea qualche blackout nel sistema, quando si tratta di affrontare parole come Sicurezza, Fiducia, Condivisione di una vita a due, quando fino a ieri era Vita a uno.
Quelle come me non hanno nessuna pazienza. Vogliono tutto e subito e non riescono ad aspettare, perchè la vita è adesso, mica tra dieci anni.

Quelle come me combattono tantissimo. Combattono in realtà, contro tutto. Costruiscono e demoliscono con la stessa facilità, si votano ad un dio e poi lo odiano, si ribellano al sistema, ma soprattutto, quelle come me, passano la vita a ribellarsi a se stesse.
Ed è questo che chiedo al mio 2015. Che quelle come me trovino una sorta di pace cosmica, perché le battaglie sono troppe e troppe sono le ferite che ci hanno lasciato ed è meglio curarsi un'escoriazione che provocarsene un'altra.
Un augurio a tutte quelle come me e a tutte quelle che con me, non hanno nulla a che fare.



lunedì 22 dicembre 2014

Perché compatisco le amanti

Nella mia vita ho recitato qualsiasi tipo di ruolo.
Nel palco delle buone intenzioni, sono stata protagonista di storie d'amore meravigliose con uomini che mi erano completamente devoti, ma ho avuto anche relazioni marce e scontate, la mia dignità è stata presa e buttata nel cesso più volte, mi sono disperata, ho giocato alla casalinga senza arte e sono stata l'altra donna.
L'altra donna, la puttana, la rovina famiglie, quella nel buio, quella messa in disparte durante le feste, quella da incontrare nei motel e nei ristoranti di periferia.
Le mie storie passate sono state sporcate e ripulite da tradimenti di esseri indegni, che preferivano una scopata di una notte con la prima ninfetta disponibile, che costruire un futuro con me. 
E' successo diverse volte, e per ognuna c'è stato un lutto da metabolizzare, la perdita di autostima, Che schifo l'amore, non ne voglio più sapere.
Da tre anni convivo con un uomo meraviglioso.
Questo per dire che ho varcato la barricata e mi sono spostata dall'una, all'altra trincea.
Però nonostante la mia imperfetta vita sentimentale, non ho mai capito l'accanimento verso le amanti.




Quelle single o impegnate, che decidevano di farsi un giro in giostra con il mio uomo, colui che ventiquattro ore prima aveva giurato di desiderare solo me.
Quello con cui pensavo di mettere al mondo tanti bambini biondi e di passare i successivi cinquanta Natali davanti ad un albero stracolmo di lucine colorate.
Lei, la strega che infangava la purezza della mia storia per del sesso - a mio avviso - troppo modesto, quella che si metteva in mezzo ad una favola, quella cagna che per spirito solidale femminile avrebbe dovuto dimostrare un po' di comprensione, farsi da parte, Un po' di amor proprio, un po' di rispetto verso una relazione felice.
Ed invece no, come un piccolo ragno tessitore, aveva creato la sua ragnatela intorno ai miei sogni, per poi distruggerli. Che stronza.

Devo dire però, che a parte quell'attimo di nervoso iniziale in cui avrei preso la puttana per i capezzoli per immergerla in una vasca di scorpioni velenosissimi, nell'equazione delle mie storie fallite, l'amante non l'ho mai considerata più di tanto.
Sono sempre partita dal presupposto che non esista essere umano così meraviglioso, da potersi inserire in una coppia felice. 
Nel momento in cui c'è una feritoia nel muro, la luce entra. Non ci sono cazzi.
Con commozione immensa recentemente ho letto quello che Paul Newman disse a proposito del suo matrimonio (che durò 50 anni, fino alla morte dell'attore) e delle tentazioni di Hollywood: "Perché dovrei volere un hamburger, quando ho un filetto a casa?" 



E non solo.
A me le amanti hanno sempre fatto un'infinita compassione.
Si trovano ad essere desiderate perché posseggono quel qualcosa che le fidanzate non hanno. Piccolezze, s'intende. Un po' di dolcezza, un po' di leggerezza, un po' di inconsapevolezza, sempre voglia di fare sesso, mai una rottura di palle.
Però raramente vengono scelte, proprio perché tranne le piccolezze, non hanno nulla di eccezionale.
E se, sporadicamente, si ritrovano ad essere loro, le ufficiali, si rendono conto di aver ereditato un pacco pesantissimo.
Perché fare l'amante è facile.
Si prende il bello di una persona e si lascia che la fidanzata si sorbisca i macigni. I colleghi, il lavoro, la famiglia, il mutuo. Ma la quotidianità non sono i weekend lontani, né il rotolarsi per una notte intera tra le lenzuola di lino.
Le amanti sono quelle a cui è destinata l'infelicità.
Pazienti e remissive per non disturbare l'equilibrio fragile del fedifrago, si trovano ad un certo punto o a non essere scelte, o a rendersi conto che quello che apriva loro la portiera della macchina, non è sempre così meraviglioso. Hanno la consapevolezza bastarda, che se il loro uomo ha tradito la ex, probabilmente lo stesso destino capiterà a loro.
Quindi;
- Precarietà
- Nessuna sicurezza
- La certezza che alla sera l'amato tornerà da un'altra persona
- Il dubbio di essere relegata per tutta la vita al ruolo marginale di concubina, trovandosi poi a quarant'anni senza aver costruito nulla, aspettando ancora un individuo che continua a non voler scegliere
- La certezza che prima che lui lasci la compagna, passerà tantissimo tempo
- La possibilità di essere tradita a propria volta
- Socialmente considerata una sporca meretrice, nonché donna indegna
Una vita d'inferno, povera donna.

E lui invece? Il porco, il traditore?
Ho visto donne, che volevano la testa dell'amante su un piatto d'argento, additandola pubblicamente, per poi riprendersi in casa il fidanzato appena 48 ore dopo aver scoperto il fattaccio.
Ecco, qui amiche, non ci siamo.
Cosa vi interessa se una donna ci prova con il vostro uomo?
Non dovrebbe essere lui a portarvi rispetto? Non dovrebbe essere lui che tiene le altre a distanza perché crede fortemente nel vostro progetto di vita in comune?
Non dovrebbe essere lui a dire No, grazie? Che c'entra lei?
Nel momento in cui non è una vostra amica, avrà pur il sacrosanto diritto di fare avances a chi vuole? Sarà lui a dover tutelare la sua relazione, mica lei.
Solo per dirvi, che è facile mettere una taglia sull'amante e poi far finta di niente con il fidanzato.
Volete qualcuno da sacrificare agli dei? Guardatelo, mangia alla vostra stessa tavola.
Ha preferito una scappatella alla vostra storia.
Prendetegli lo scalpo e andate a bervi un the con la sgualdrina, che probabilmente vi ha fatto anche un piacere, aprendovi gli cocchi sulla mediocrità accanto a cui dormivate ogni sera.

E poi parliamoci chiaro.
Se so che il mio uomo è stato con un'altra, quest'altra può anche tenerselo.
Poi andrò al canile, adotterò un cane e gli insegnerò ad avere il controllo del proprio pisello.



mercoledì 17 dicembre 2014

Quando SEXY non fa rima con TAGLIA

La prima volta che mi spogliai davanti ad un uomo, ero completamente ubriaca.
Avevo in corpo circa dieci shottini di tequila, cosa che mi diede una certa disinibizione.
Ricordo che lo stronzo manco aveva spento le luci e nella stanza eravamo in tre. Io, lui e la mia ritenzione idrica. 
Ricordo anche, che un po' per i fluidi alcolici nel sangue, un po' perché il mio mantra è sempre stato Fottecazzo, mi tolsi il mio intimo di H&M da 19.90 euro, con una serenità da santone indiano.
Risi un sacco quando i jeans si bloccarono sui fianchi. Anche quando mi mise una mano sui miei botticelliani cuscinetti. Che poi dico botticelliani perché SeiLargaComeUnTavolino, non sta bene.
La prima volta andò così.
Benedetta fu, la tequila.
Considerato che lui si mostrò molto contento e molto prodigo alle lusinghe, capii all'istante che esisteva, da sempre, una pesantezza sull'argomento sesso, veramente fastidiosa.

Negli anni ho conosciuto donne bellissime, piene di fisime quando arrivava l'ora di spogliarsi. Ed ho conosciuto uomini che lamentavano il problema dell'andare a letto con donne troppo paranoiche.
No non mi giro, che si vedono tutti i Big Tasty che ho mangiato il mese scorso.
Non indosso il tanga che c'ho il culone.
Le autoreggenti, manco per sogno, che l'effetto salame è assicurato.
I bustini? Cosa sono i bustini?
Se rido durante il sesso penserà che io sia posseduta.
Se mi alzo nuda, senza un pigiama, un piumone e un asciugamano da barca intorno alla patonza, vedrà le mie cicce ballonzolare.

Ora, amiche, lasciatemi dire una cosa.

IO PORTO UNA 48 OTTIMISTA.
E il fatto che sia alta 1 metro e 82 non mi salva dal girone infernale di quelle che ogni volta che si mettono a dieta salutano i grassi saturi come se salutassero il fidanzato che sta per partire per l'Afghanistan.
Le minigonne le ho abbandonate in terza media e l'ombelico fuori, solo in spiaggia con un minimo di 54 gradi.
Detto ciò.
Se un uomo viene a letto con me, sa che non si sta per scopare Kate Moss. Sono stata anche con dei Neanderthal, ma mi pare che siano arrivati al concetto anche loro.
Mi spiegate che tipo di problemi vi fate?
Mi spiegate perché pensate di non essere sexy?
Mi spiegate cosa caspita è sta ossessione per i chili di troppo?
Mi spiegate perché un uomo che decide di fare sesso con voi dovrebbe trovarvi poco attraenti?



Donne vi prego, divertitevi. Divertiamoci. 
Trattiamo il nostro corpo come qualcosa di fantastico che tra vent'anni, potrebbe non esserlo più.
Facciamoci toccare, annusare, gustare, assaporare da questi uomini che in quel preciso momento vogliono solo noi, fregandocene se non siamo perfette, perché se loro avessero voluto la perfezione, adesso non starebbero spogliando noi, ma la vicina di casa strappona che si nutre unicamente di the verde dal 1999.
Pensiamo al bello del sesso, alla magia del momento, alla passione.

Pensiamo a mani che toccano fianchi morbidi. A quanta soddisfazione ci possa essere nell'abbracciare qualcuno che non si ha paura di spezzare.
Avete incontrato un demente a cui non piacete? E da quando è un problema vostro?
E questo non ha nulla a che vedere con la taglia che indossate. La sensualità non è una questione di centimetri, ma di atteggiamento. Ho visto donne banali trasformarsi in femme fatale solo con un'occhiata, e sosie di Brigitte Bardot insicure, nascoste in angoli bui di discoteche, a controllare ogni 5 minuti lo stato del proprio rossetto.

La sensualità non è un vestito troppo scollato, è una risata che sala dal petto, inaspettata e piena.
Divertitevi. Divertiamoci. 
Con noi stesse, con il nostro corpo, con la nostra sessualità, che a 60 anni penseremo a tutte le mani che non ci hanno toccato, quando le nostre tette stavano ancora dignitosamente su.
Siate sicure di voi stesse, non per la taglia che indossate, ma per le vostre idee, per i libri che leggete, per le persone che ogni giorno decidete di essere, per tutte le volte che dite No, ad un uomo che si è permesso di trattarvi di merda.
Ve lo dice una che è assolutamente convinta di essere sexy. E nessun numero sulla bilancia, mi convincerà mai del contrario.
Che non significa incentivare dei comportamenti alimentari dannosi, o dire curvy è figo, normopeso è morte brutta.
No. Io cerco di promuovere il concetto dell'accettazione del proprio corpo, alto, basso, muscoloso o molliccio, sodo o prosperoso, che non riguarda se per cena avete mangiato un bisonte o un'insalata.
Impariamo a continuare a volerci bene anche se i pantaloni non si chiudono più. Impariamo a ridere del nostro fisico, dei suoi cuscinetti bastardi, della cellulite e dei mille difetti che non ci sono, ma che vediamo sempre, come nemici che non se ne vanno mai.
Amiamoci perché siamo fottutamente belle.

"Il sex-appeal è al cinquanta per cento quello che hai e al cinquanta per cento quello che gli altri pensano che tu abbia. "
- Sophia Loren -



martedì 25 novembre 2014

Credevo fosse amore -e invece erano botte-

Oggi è uno di quei giorni in cui bisogna parlare di un argomento.
Bisogna. 
Come quando c'è la giornata della memoria e su tutte le reti televisive vanno in onda Schindler's List, il Pianista, La Vita è Bella.
Li conosciamo a memoria, tutti e tre. Quella splendida bambina con il cappotto rosso è stata una dei personaggi più inquietanti della mia infanzia. 
Eppure, nonostante la pesantezza del tema, nonostante urliamo STOP BOMBING ISRAEL, quei film ce li guardiamo ogni anno, con la solita struggente malinconia. 
È un fattore di rispetto, di passato, se si smette di ricordare si dimentica, di ipocrisia, perché piangendo alla vista di carcasse ammassate, ci sentiamo in pace con le nostre putride coscienze. 

Ed è il motivo per cui oggi, parlerò della violenza sulle donne. 
È un tema che mi è caro, un argomento sul quale ho litigato con quasi tutti quelli che conosco. 
L'ho affrontato diverse volente su questo blog (Storia di S. dagli occhi color del mare), descrivendo questi esseri schifosi come l'ultimo anello evolutivo della specie umana.
Uomini vili, senza palle, frustrati, che hanno bisogno di mostrare i centimetri del loro pisello, nella violenza delle loro mani. 

Siamo tutti d'accordo nel sostenere che i bambini vadano educati. Quando rispondono male alla mamma, quando picchiano un compagno di classe, quando si nascondono dietro ad un nickname per insultare un conoscente su Ask.com, quando prendono in giro l'amica in sovrappeso. 
Tutto vero e disarmante nella sua infinita consapevolezza. 
Ci uniamo nel disappunto quando Barbarella D'Urso manda un'intervista di 45 minuti sull'ennesimo caso di violenza familiare. Ci raccogliamo chiedendoci come è possibile che le donne allevino dei mostri. 
Crepet ci fa due coglioni quadrati sulla psicologia infantile e sui traumi inconsci. 
Siamo diventati una nazione piena di espertissimi psicologici ed educatori senza laurea, grandi conoscitori degli animi umani, per poi non riuscire a controllare i nostri bambini manco al ristorante.

Ma io ho un altro tipo di pensiero. Parallelo, se vogliamo. 
Che ad essere educate devono essere anche - e soprattutto - le donne. 
Perché la violenza non inizia mai con le botte. Nè con un omicidio. 
Parte tutto da un prima. 
Dalla prima volta in ci sentiamo rispondere con un tono troppo aggressivo per essere ignorato, che giustifichiamo con un serafico Ha avuto una giornata pesante in ufficio. 
Dal primo Stai zitta, che ci dice, come se avesse a che fare con un chihuahua che abbaia troppo.
Dalla prima sfuriata per aver trovato un messaggio del collega che ci prova.
Le botte arrivano dopo. 
Dopo che abbiamo abbassato la testa davanti a una raffica di insulti. 
Dopo che abbiamo pensato Tanto non cambia niente. 
Dopo che abbiamo silenziosamente accettato la sua storica predominanza maschile.

Se siamo complici nell'essere trattate male, se siamo consapevoli di non essere trattate come desideriamo, se chiudiamo un occhio prima e l'altro dopo, allora chiudere le braccia per cercare di ripararci dai pugni vigliacchi, sarà solo la naturale evoluzione della nostra relazione.

Educhiamo le nostre bambine, le nostre amiche, le nostre sorelle, le nostre mamme, ad alzare la testa, ogni volta che si verifica qualcosa che non si desidera, che stona dalla meravigliosa equazione amore-felicità-sicurezza anche a costo di passare per esagerate, per scassacazzi, per psicotiche, per nevrotiche.
Educhiamo le nostre bambine che ci sono due tipi di uomo-merda. 
Quello che non chiama dopo averci giurato amore eterno, del quale si ride con le amiche e lo si manda simpaticamente affanculo.
E quello che ci mette le mani addosso. Da mandare, meno simpaticamente, in galera. 




giovedì 13 novembre 2014

Non chiamatele molestie

Recentemente sul web sta spopolando un video che a me, personalmente ha fatto inorridire.
Nulla di che, sia chiaro. Nessun animale brutalmente seviziato e nessuna insegnate psicopatica che sfoga le sue nevrosi su bambini indifesi.
Solo una ragazza carina, vestita in modo sobrio, che cammina per le strade di Manhattan.
L'esperimento, che coinvolge una volontaria che per 10 ore filate cammina da sola e in silenzio, è promosso da Hollback, un'organizzazione che si batte contro la violenza sulle donne, che grazie al suddetto video, vorrebbe far intuire il turbamento tipico di ogni ragazza, a cui vengono rivolti complimenti.
Il video ve lo propongo a fine pagina.
Sì. E' vero. In 10 ore la donna ha ricevuto tantissimi apprezzamenti.
Ma vogliamo veramente parlare di molestie?
Gli aggettivi e le frasi trasportati di peso sul banco degli imputati, sono stati:
- Ciao bella
- Come stai?
- Passa una buona giornata
- Sei bellissima
- Sei vera?
- Passa una buona serata
- Hey baby
- Cosa fai?
- Carina!
- Che Dio ti benedica


C'è stato (in 10 ore, ripeto) solo un uomo davvero fastidioso, che per qualche minuto l'ha affiancata in maniera invadente, le ha parlato chiedendole di prendersi il suo numero di telefono. Stop. Niente mani volanti e niente volgarità. Solo uno da rimettere, con educazione, al proprio posto.
La rete invece si è mobilitata. Donne che hanno espresso la loro frustrazione nell'essere abbordate per strada, donne che hanno parlato di sessualità dominante contro sessualità dominata, donne che hanno tirato in ballo le parole "indecenza, arroganza, abuso, violenza psicologica, mancanza di rispetto", come se suddette affermazioni fossero nel banco frigo e potessimo appropriarcene senza considerarne il vero significato.
I commenti possono essere fastidiosi, possono irritare, possono lusingare o far piacere, a seconda del carattere delle persone. Molestare mi pare esagerato.
Allora, poiché presa da una rabbia feroce, la mia ve la devo dire.

Punto 1.
Quando ero una teenager insicura, (se voi a 14 anni eravate sicurissimi del vostro aspetto nonostante i brufoli, i capelli mai toccati da un parrucchiere, la prima imbarazzante cellulite, i vestiti terrificanti che ancora voleva mettervi vostra madre, Chapeau), i complimenti per la strada hanno rappresentato per me una bella botta di autostima.
Adesso che di anni ne ho 29, ancora mi fanno piacere, se mantengono i canoni del Ciao Bella, Sei carina.

2. Un uomo che per strada ti urla Buona giornata, non solo non è minaccioso, ma è pure educato.
A me Buona giornata non me la augura più manco l'edicolante.

3. Se entro in un bar con un'amica e l'approccio di un uomo è Che meraviglia!, allora mi può anche stare bene. Per strada no. Il che è bizzarro. Ho letto che alcune donne pensano che un vero uomo (giuro, hanno detto questo), non si azzarderebbe mai ad avere un comportamento così "basso".
Beh, sappiate che uno dei grandi amori della mia vita l'ho incontrato a Milano, mentre camminavo per una via affollatissima. Lui mi ha guardato e mi ha detto "Che begli occhi che hai". Era, ve lo posso garantire, un vero uomo. Vero e coraggioso, viste le donne che al posto mio lo avrebbero evirato.
Mi sono innamorata in 4 secondi netti.

4. Ciò che fa male, in questo video, è l'ipocrisia generale.
Se a dire Hey baby fosse stato un modello di intimo della collezione f/w 2015 di Calvin Klein, avrei voluto vedere il fastidio negli occhi delle femmine, o se invece avrebbero urlato al miracolo, accendendo un cero a Sant'Antonio per la sua infinita benevolenza.



5. Siamo non solo perennemente insoddisfatte, ma anche inutilmente polemiche.
Se un tizio ci fa un complimento, allora è molestia.
Noi vogliamo andare al lavoro serene, senza pensare che il nuovo ombretto di Kiko che ci siamo applicate con precisione da chirurgo per 12 minuti di fila, abbia fatto colpo.
Se però nessuno ci dice nulla allora Non esistono più i maschi di una volta. 
Se nessuno ci guarda più, manco una sbirciatina, Sono tutti gay!
Se invece veniamo solo guardate Questi uomini sono conigli e non ci provano!

6. Io alla mattina mi trucco e cerco, nel limite delle mie possibilità, di essere piacevole alla vista.
Giustifico questa cosa con affermazioni fantascientifiche come Lo faccio per me stessa, Voglio guardarmi allo specchio e vedermi bella.
Eccerto.
Perché metti che mi dimentichi di avere le labbra carnose, un bel Rouge Chanel alle 9 del mattino, deve essere pronto a ricordarmelo.
Puttanate.
Vogliamo essere belle per l'immagine che gli altri ci rimandano di noi stesse.
E allora, poiché siamo donne e non il mago Zurlì, non possiamo scegliere a chi far recapitare la nostra beltà.
Capisco che vorremmo che Leo si accorgesse di noi e ci proponesse di replicare le scene hot di Titanic, ma nel frattempo dobbiamo accontentarci del barista 12enne. Ci rifaremo.



7. Combattiamo, battaglie, donne,  che portino a qualcosa di buono. Educhiamo le amiche, le conoscenti, le figlie e le nipoti a denunciare i casi di violenza sessuale e di violenza psicologica subite (la maggioranza delle quali avviene all'interno della famiglia).
Ci indignami per un video del genere e in Italia è stato stabilito che circa 2000 casi di stupri all'anno non vengono denunciati alle forze dell'ordine. Combattiamo perché cambino le donne, non solo gli uomini.

Allora amiche, una cosa la voglio aggiungere.
Molestatori sono quelli che ci toccano il culo in metropolitana.
Molestatori sono quelli che creano paura.
Molestatori sono quelli che ci mostrano il pisello in treno.
Molestatori sono quelli che ci fanno sentire violentate, non solo fisicamente, ma anche per una o più frasi oscene.
Molestie sono quelle che riceviamo in ufficio con il patto Me la dai, Fai carriera. 
Molestie sono quelle che ci vedono vittime mute di una mentalità maschilista.
I mostri sono quelli che stuprano, che vincolano le donne a sé con ricatti psicologici, quelli che  picchiano, quelli che ci chiudono in casa, quelli che annientano i nostri diritti.  

Ciao baby, come stai oggi, che Dio ti benedica, Hey bellezza, non mi sembrano nulla di tutto questo. 
Mi sembrano anzi, frasi alle quali possiamo rispondere educatamente, scherzosamente, stizzosamente,  annoiatamente, per stroncare le intenzioni altrui sul nascere, senza parlare di molestie, perché se io fossi una donna realmente molestata, avrei voglia di prendere questo esperimento e buttarlo nel cesso. Con tutti i relativi commenti. 

Comunque a fine video c'è scritto che si può donare qualcosa, per aiutare l'associazione. 
Ecco, io vorrei donare dei soldi per aver tutte le mattine un uomo (conosciuto o meno, sono flessibile) che mi auguri una buona giornata e che mi dica che sono carina, nonostante le 3 ore di sonno, le mille sigarette, il rossetto sui denti e la Zumba mancata. 

Video


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