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martedì 24 febbraio 2015

A.A.A. Cercasi Appuntamento Decente

La si riconosce subito una donna che sta andando ad un primo appuntamento.
La riconosci dal modo in cui si studia allo specchio, come a scegliere il profilo migliore.
La riconosci dalla tenacia con cui fissa l'armadio sperando che lui per una volta sia dalla sua parte e le sputi fuori l'outfit da favola, e non solo lo smanicato H&M da 19.90 euro.
La riconosci dalla pazienza con cui si mette il rossetto, non come prima dell'ufficio che fottecazzo se è un po' dentro un po' fuori, un po' di lato e sfugge, sto benedetto rossetto, come se fosse inseguito da un branco di lupi.
La vedi per strada, una donna che sta andando ad un appuntamento.
La vedi da come cammina e sorride. Saltella, più che cammina. E sorride sempre.
È uno spettacolo una donna quando arriva ad un appuntamento.
I primi cinque secondi sono di smarrimento. Cerca il suo accompagnatore terrorizzata dall'idea di essere arrivata per prima, perché non sta bene, la mamma gliel'ha detto tante volte che occorre farsi attendere, desiderare. 
Sono tutte uguali le donne che stanno per affrontare un appuntamento.
Sono piene di speranze, si proiettano film mentali che neanche alla notte degli Oscar. Partono dubbi amletici alla portata di Chissà che sia quello giusto. Che sa molto di preghiera.
Sono bellissime le donne agli appuntamenti.


E quando i suddetti appuntamenti fanno cagare?
Perché io, di primi appuntamenti ne ho avuti a decine. Di secondi, una manciata. Di terzi, pochi. E poi, o ci si fidanzava o ci si mandava a quel paese.
Per le mie amiche è uguale.
Mi sono fatta raccontare quali siano stati gli incontri più disastrosi della storia. Ne ho scelti tre.
Sappiate donne, che vi stimo per non aver premeditato un omicidio appena tornate a casa.

E. 23 anni. Primo appuntamento. Lei, che è una stagista, esce di casa con 15 euro.
Ne usa 5 per fare benzina.
Arriva al cinema e il suo nuovo LUI, quarantenne (40ENNE!) compra i biglietti. Lei, essendo una ragazza educata, tira fuori i 10 euro rimasti e glieli porge.
Lui li prende. E manco le dà i 4 euro di resto.
E. ha avuto i crampi da fame per tutta la durata del film, non potendo permettersi neanche una confezione mini di M&M's.
Oltre che tirchio, ladro.

M. 27 anni. Secondo appuntamento. Lui (coetaneo) appena la vede, le fa sapere che ha appena finito di sbronzarsi con gli amici. Lei è perplessa ma fa finta di niente.
Prendono la macchina di M. per andare a cena.
Dopo appena 200 metri lui le vomita ovunque. A getto proprio. Parabrezza, finestrino passeggero, porta oggetti.
Lei accosta. Muta.
Lui la guarda e ridendo le dice: Minchia, fattela una risata che sei donna e sarai abituata a pulire. 
M. scende, gli apre la portiera, e lo molla là.
Per quello che ne so, il gentleman è ancora agonizzante sul marciapiede.
Alcolizzato e maleducato.

G. 34 anni. Primo appuntamento con collega coetaneo. Lui, che ci ha impiegato 3 mesi per convincerla ad accettare l'uscita, le dice che andranno a bere un aperitivo in un locale appena inaugurato.
Quando entrano lo sfrontato uomo attacca al muro la povera G., rifilandole un limone che manco in Nymphomaniac, della durata di circa 6 minuti e mezzo. Prima che lei possa iniziare a pensare alla figata di aver finalmente trovato uno che non perda tempo e che non si faccia problemi a stuprarle il labbro in pubblico, lui la informa che tre teste più in là, c'è quella della sua ex fidanzata, nonché grande amore della sua vita.
Scusandosi flebilmente, rende partecipe la mia amica, che l'appuntamento (e il bacio che avrebbe fatto bagnare anche la Sirenetta) erano un pretesto per far ingelosire la vecchia fiamma.
Spero che G. gli abbia cavato gli occhi.
Merdoso. Merdoso punto.

Questo per dirvi che una delle mie più care amiche stasera avrà un primo appuntamento con uno molto molto carino a cui fa il filo da un paio di mesi.
Lei è tutta eccitata.
Io sono molto preoccupata.




mercoledì 18 febbraio 2015

Lettera all'uomo sbagliato

Caro uomo sbagliato,
ti scrivo da Padova, una piccola città del nord est che avrei voluto lasciare se tu fossi venuto a prendermi.

So che come incipit non è esattamente quello giusto, insomma, cheppalle, un'altra donna che aspetta un uomo per dare senso alla propria vita.
E invece no.
Ti scrivo solo per farti sapere cosa ti sei perso.

Ti ho aspettato verso i sedici anni, un'età in cui avresti proprio dovuto vedermi.
Innanzitutto perché ero più magra e poi perché ero molto tenera. Me ne andavo in giro con convinzioni che sapevano di pietre miliari sulle spalle. Avevo una mia opinione su tutto, ma in particolare sull'amore. Che esprimevo con dolcezza, non con saccenza. Ti ho aspettato a quell'età perché a quell'età ognuno di noi ha il dovere di imparare l'educazione affettiva e il diritto di perdersi dietro ad albe che sorprendano gli innamorati abbracciati.
Io ho solo imparato a dire di no agli sconosciuti che mi offrivano caramelle e a vedere la casella del Vuoi metterti con me? sbarrata sul No.
Insomma. Ha fatto male. Avresti potuto esserci e salvarmi.



A vent'anni ho imparato a dire io di no. Quindi se vogliamo, hai fatto bene a starmi lontano.
Ero in una fase in cui era molto chiaro che avrei dovuto salvarmi da sola, con tutte gli aggettivi del 
caso, come Indipendente, Cazzuta, Forte, Disinibita, Divertente. 
Non te lo dirò mai quante volte, nel bilocale sui Navigli che dividevo con le amiche, ho pianto da sola, con i ricci affogati nel cuscino e una mano sulla bocca. Non te lo dirò, perché è giusto che non ti dia questa soddisfazione. Avresti potuto esserci e tenermi stretta, in quel mare di lacrime e promesse non mantenute.
Ma come dicevo, hai fatto bene a starmi lontano. Dovevo sperimentare, toccare, crescere, capire come rapportarmi con tutti quei bugiardi, artisti, scrocconi, merdosi che ho conosciuto.
(Anzi ne approfitto per scusarmi con te, Alessandro, ti ho trattato da schifo solo perché eri più carino degli altri. Cerca di capire, ero disorientata.)
Volevo solo lettere d'amore alle quali non credere.

A venticinque anni ti aspettavo sul serio.
Avevo imparato molte lezioni utili, come il Non andare a letto la prima sera con uno che ti piace, troppo trucco non va bene, le gonne corte solo se hai i leggins, insomma molte cosa che mi avrebbero resa più attraente ai tuoi occhi.
Ero Determinata e Goliardica. Ironica e Lunatica. Ottimista e Instancabile.
Mascheravo insicurezze e smascheravo bugie.
Nascondevo intenzioni e mostravo pezzi di pelle.
Più stronza, mi avresti trovata. Ma se fossi arrivato prima, stronza probabilmente non lo sarei stata. Quindi è solo colpa tua.
Ti cercavo un po' ovunque. Nelle discoteche, alle feste, su internet, nelle mani di sconosciuti.
Avevo fretta di trovarti. Non di sistemarmi. Semplicemente di smettere di cercare. Perché la caccia al tesoro è bella finché non inizia a piovere. E ormai l'acqua era entrata dalla cucina.
Comunque tu continuavi a nasconderti.
Io allora ho preso un cane, ho fatto le valigie e ho viaggiato.
Mi sono persa tanto, a venticinque anni. Vedevo nell'ennesimo "Non innamorarti di me" la cosa più erotica del mondo, l'invito a tuffarmi in quel NON, perché sembrava un invito per donne coraggiose, e il coraggio non mi è mai mancato. Mi mancavano i Resterò. Con i NON ci facevo amicizia.



I miei spigoli si sono accentuati, le mie sfumature si sono moltiplicate, ho affrontato la vita con la solita leggerezza curiosa di chi ha aspettato tanto.

Solo per dirti che non servi più.
Che ormai mi arrangio. Che vivo con me stessa in armonia. Che te ne puoi anche andare affanculo.
Ah. Un'altra cosa.
Ti sei perso tanto, peggio per te. Perché mentre cercavo te, come una cercatrice di tesori antichi, è arrivato qualcuno che ha preso il tuo posto.
L'uomo giusto, forse.

Non mi interessi più. Rimani nascosto.




mercoledì 11 febbraio 2015

Statistiche speranzose per cuori solitari

Ogni anno, a ridosso di San Valentino, accade una cosa alquanto bizzarra.
Ognuno sente la smania di parlare d'amore. Come se non lo facessimo già tutto l'anno con le nostre amiche.
E siccome l'amore è una faccenda che potrebbe essere semplice, ma viene puntualmente gestita in maniera psycodramatic, non si sa mai come affrontare l'argomento.
E allora via, al parere degli esperti che oltre a esprimere preoccupazione per il freddo assolutamente atipico per l'inverno, a dirti che se esci in t-shirt potresti prenderti il raffreddore e che se te magni due chili di stinco di maiale con cotenna, c'è il rischio di disturbi digestivi, partono con le statistiche sui sentimenti.
Eccolalà.
Due cuori e una parentesi graffa. 
Gli scienziati non potendo più vomitare per il 36esimo anno consecutivo, frasi tipo Sei single? Nessuno ti fila? Stai serena. Arriverà una persona giusta anche per te, con quell'anche finale che sa da ultima sopravvissuta del Titanic, si cimentano in statistiche creative.
E poiché ormai di sapere che il 76% delle donne intelligenti sono sole, e che il 19% delle veline hanno una vita sessuale migliore della nostra, ci provoca incazzature magistrali, loro, i sapientoni, inaugurano algoritmi su come smettere di essere Bridget Jones, come se la donna moderna cercasse un compagno con lo stesso spasmodico desiderio di trovare dei collant contenitivi.
L'ultima teoria ce la infligge la professoressa Hannah Fry, docente in matematica all'University College di Londra, che ha sentito lo straziante bisogno di scrivere un libro (The Mathematics of Love), in cui afferma con una certa serietà, che l'uomo della nostra vita lo incontreremo dopo aver frequentato 5 persone sbagliate.
5.
Cinque.
C-I-N-Q-U-E.
Probabilmente la tenera Hannah vive in una contea del Surrey in cui a parte il panettiere e il postino non c'è molto altro, sennò sta minchiata non si spiega.

Facciamo un calcolo.
Il primo bipede sbagliato è quello sfigato che abbiamo baciato alle medie e che con cui abbiamo ballato un lento per cinque minuti prima di capire che avremmo potuto ambire a qualcuno di meglio.
Il secondo è il liceale che scioperava per un mondo migliore, che ci mise le corna con la scafata di quinta A.
Nel terzo potremmo rivedere il compagno di Università che ci dava sicurezza e gran lezioni sul sesso.
Poi è arrivato il Trombamico stronzo. Quello del Non me la sento di impegnarmi, ma continuerei volentieri a metterti a pecora.
E infine LUI. Il faro nella nebbia. Il principe azzurro su bianco destriero. La stella cometa dei Re Magi. Il protagonista della Casa nella Prateria che ci farà dimenticare tutte le relazioni precedenti andate in fumo e ci darà la speranza che la vita sia meravigliosa e finalmente, finalmente, completa.
Ehm. Hannah.
Hannah. Abbi pazienza.
Se le tue elucubrazioni fossero sensate, avrei dovuto sposarmi a 17 anni.
Cinque sono un numero assolutamente ridicolo.
Cinque sono gli psicopatici che ho incontrato solo nell'ultimo anno.
Cinque erano quelli con mi scambiavo teorie sulla 69 a 22 anni.
Cinque sono quelli da cui mi sono eclissata al primo appuntamento. Alzandomi e salutando senza nemmeno aver assaggiato il mio Mojito.
E siamo già a quindici.
Poi mettici quelli che mi sono piaciuti sul serio ma non mi cagavano, quelli che mi amavano e non erano ricambiati, quelli che ho incontrato per una notte, quelli con cui sono uscita per mesi per poi scoprire che erano sposati. I dementi. Gli emotivamente non disponibili. I rissosi. I polemici. Gli arroganti. Gli sfaccendati. Quelli che abusavano di droghe, vino e belle promesse.
Quelli del Ti chiamo domani e sono passati tre anni. Quelli del Sei bellissima ma la tua amica di più.
Quelli da cui sono fuggita, quelli dai quali mi sono negata, quelli che mi erano simpatici come il morbillo la notte di Natale.

Insomma Hannah.
Scrivici di quanto siamo meravigliose anche con un i fianchi larghi, suggeriscici tecniche per conquistare il mondo, pubblica un libro di ricette afrodisiache usando l'algoritmo della vita eterna.
Impegnati, insomma, che qua di sapere quando ci sposeremo non ce ne frega niente.
Vogliamo sapere piuttosto, quando qualcuno si degnerà di amarci come meritiamo, ma per questo un libro non serve a niente.

Serve la pratica. Le bestemmie. La chiarezza di quello che si vuole. E la fiducia.
Scambiando l'ordine degli addendi, il risultato non cambia.


mercoledì 28 gennaio 2015

La Leggenda degli Amori Impossibili

Ci sono storie d'amore che sono solo storie.
Ci sono storie d'amore che mai saranno storie.
Ci sono storie d'amore che vivono nella loro pienezza senza mai concretizzarsi.
Ci sono storie d'amore che non si vogliono, ma accadono.
Ci sono storie d'amore che ingenuamente non fanno i conti con il tempo, con la distanza o con un altro cuore.
Ci son storie d'amore che mai vedranno l'agognata ultima riga delle favole: E vissero per sempre felici e contenti.
Ci sono storie d'amore fatte di speranze e mai d'abbracci. 
Sono gli amori impossibili, plasmati su sogni che non si realizzeranno. Il dramma di tutti gli innamorati che amano a senso unico.
Bastardi amori impossibili, che ci fanno desiderare qualcuno che non ci vuole, che magari vorrebbe averci, ma di fatto, non ci vuole.


Come si sopravvive ad una passione così?
Come si fa a continuare a respirare quando pensi di aver trovato qualcuno per cui ne valga la pena, ma il destino è schifosamente avverso?
Smetto all'istante i panni di Jane Austen. Scusate, mi sono fatta prendere la mano.
Ma questo tema mi è caro perché mi ha reso vittima e mai carnefice.
Ho provato a definire l'amore impossibile, che è un po' come voler definire l'orizzonte.
Ma quando è effettivamente così, o quando invece è goffamente celato dietro una scusa?
1. Lui ci ama, ma non è proprio il momento.
Perché il lavoro fa schifo, a 40 anni non ha ancora lasciato il nido, la sua mamma è in punto di morte, la cagnetta è in calore, sta aspettando che nascano i girasoli o ha perso la Kamchatka a Risiko, tocco blu non gioco più. Insomma. Ci fornisce motivi più o meno validi per cui noi tecnicamente siamo anche le donne giuste, ma le nostre anime non possono essere legate da qualcosa che si chiami Relazione. Ci convince che in un'altra vita, in un altro momento, in un'altra galassia, saremmo più fortunati. E noi ci perdiamo dietro alle sue scuse, ci lamentiamo di questo Dio che (come disse la mia amica S., citando City of Angels), ci fa incontrare ma non ci dà la possibilità di stare insieme.  
Roba da attaccarsi alla bottiglia finchè morte non sopraggiunga.
Non è un amore impossibile e Dio non c'entra un cazzo. E' un amore dove uno stronzo non vuole stare con noi. No, non è amore. E' codardia.
2. Lui ci ama ma ha sposato la donna sbagliata. 
Dopo promesse di vita felice a due, lui si sposa. Non con noi ovviamente, sennò mica faremmo sto casino. Si sposa con quella sciapa, quella insulsa, quella che non esprime un pensiero manco sotto torture cinesi. Quella che può gestire e continuare a farsi i fatti suoi. Con noi.
E noi lo accettiamo perché poverino, ha fatto la scelta sbagliata, si è sposato per pigrizia, perché aveva una pistola alla tempia, per non far piangere il cuginetto, non si sa. Ma siamo relegate al ruolo infame di amanti, perché l'amore impossibile che lui elargisce con il contagocce, ci dà quel brivido al cuore, per cui tanto impazziamo.
No, non è un amore impossibile. E' un amore marcio ed egoista che ci farà stare da schifo.

3. Lui ci ama. Ma ha paura.
Di cosa? Boh. Forse delle implicazioni sentimentali, del dire Ti amo, come se un Ti amo si traducesse in matrimonio imminente con relativo trasferimento di nostra mamma nella sua tana, della convivenza, delle cavallette, dell'Isis, degli alieni o delle polpette al sugo che gli cuciniamo.
Non si sa il reale motivo, ma il cucciolo è terrorizzato.
E noi pazienti lo accudiamo come una foca che ha appena perso i parenti uccisi a mazzate, aspettando che il piccolino non tremi alla frase Questo week end stiamo insieme? 
No, non è un amore impossibile. E' un amore masochista che dovremmo riconoscere, per poi fuggire a gambe levate con il primo cubista del Cocoricò.
Lui non è un uomo. E' un mollusco.

Fondamentalmente sono arrivata alla conclusione che l'amore impossibile esista in rarissimi casi, e non contempli la parola Ma.
Se l'amore è amore, il Ma non sussiste.
L'amore impossibile è quella scusa che diamo a noi stesse per non ammettere che non siamo amate abbastanza. Che nessuno voglia rischiare per noi. O che noi, non vogliamo rischiare tutto per qualcun altro, perché ad amare si fa fatica e come dico sempre, La felicità fa più paura della tristezza.
Gli amori impossibili sono per donne infelici. E sono gli unici che, sfortunatamente, durano in eterno.

lunedì 19 gennaio 2015

Le trentenni e il romanticismo

Arriva un momento nella vita di una (quasi) trentenne, in cui occorre mettere in ordine.
Ci sono jeans che non mi entreranno mai più, che da anni giacciono in cantina, nello scatolone Per quando dimagrirò. 
Ci sono i correttori della Deborah, che appassiscono nel mio beauty da un decennio, e si vede, perché sono stati studiati per le occhiaie delle ventenni. Le mie hanno una speranza di essere mimetizzate solo con la malta.
Ci sono le mail dei vecchi fidanzati, quelli che giuravano che mi avrebbero amata anche in punto di morte, che per me avrebbero trasformato i deserti in oceani, e che mi mollarono al primo mesiversario per una strappona dell'est.

Arriva l'ora, per una quasi trentenne, di prendere i pezzi malconci del suo passato e buttarli nel cestino.
Perché è bellissimo avere una memoria di sé, per quando si invecchierà, custodire il proprio passato sotto la campana di vetro dell'innocenza, della spensieratezza, quando la vita era vita bella punto e non bella solo a giorni alterni.
Ma è anche giusto, che io smetta di prendermi in giro e capire che no, i jeans taglia 44 neanche dopo una terza guerra mondiale, mi si allacceranno. Me la sono voluta. E ora la pago. Che le occhiaie adesso sono delle puttane maledette che non se ne vanno con una pennellata di cipria sottile, che le lettere di quell'ex non sono bei ricordi, ma ricordi bugiardi.
E ora di mettere ordine, MaryG.
Anche nelle emozioni.
Anche nell'amore.
Credo di essere cresciuta quando ho capito che l'amore, non sono i Ti amo, ma i Resterò. 
Nonostante i caratteri di merda, l'affitto da pagare, la spesa del lunedì, le possibilità che tante mani estranee potrebbero anche piacermi. E' una resa?
No, è la consapevolezza che gli amori alla Romeo e Giulietta sono per donne infelici. Ed io non lo sono.
Metto ordine nelle emozioni quando non mi commuovo più davanti ad Un sei bellissima, amore, ma di fronte ad una colazione a letto. Specie se quel gesto è costato il dover mettere la sveglia alla domenica, seguito da una corsa alla pasticceria più buona della città, con conseguenti sgomitate davanti ai Macarons.
È ora di mettere in cantina quell'idea di romanticismo perfetto da Baci Perugina, perché raramente è supportato da intenzioni concrete. Il romanticismo che vale la pena di essere vissuto, a trent'anni, è quello in cui ti trovi il pigiama sul termosifone. Che ammettiamolo. A prima vista non regge il confronto con una dichiarazione d'amore fatta sotto la pioggia, condita da frasone come Ti giuro che amerò solo te. Ma fotte, a trentanni capisci che sono solo elucubrazioni vuote, che non vogliono dire assolutamente nulla.


Preferisco che il mio uomo, al calduccio del nostro salotto, mi dica Stai seduta, il gelato lo prendo io.
Questo è amore, santoddio. Far felice un'altra persona, mettendo da parte la pigrizia, la stanchezza, e tutti i cazzi del momento.
Ed è difficile dirlo ad alta voce. Confidarsi che crescendo la tua soglia di romanticismo è scesa ad altezza ginocchia.
Confessare, in silenzio, senza che nessuno ti senta, che stai cercando un uomo che voglia proprio te, non una che ti somigli, ma te, con la cellulite e le idee mischiate. E che sia abbastanza intelligente da saperti riconoscere. Perché è il riconoscersi, la parte difficile. 
Raccontarsi che tutto quello che sognavi a vent'anni era la copia di romanzetti Harmony. E che alla fine ti hanno portato solo lacrime e bestemmie.
Accettare che la vita a due sia meravigliosa, proprio perché non si rifà a nessun mito metropolitano sull'amore.
Ammettere che il romanticismo perde pezzi di connotazione dolciastra, per acquisirne altre terribilmente concrete.
E infine capire, che la quotidianità è molto più bella di quanto te l'avessero raccontata.

lunedì 12 gennaio 2015

Cosa NON è l'amore

Con l'anno nuovo le psicosi delle amiche single si moltiplicano.
C'è chi cerca l'amore come se cercasse di rientrare in una 42 dopo le abbuffate natalizie. Con quella dedizione caparbia e un po' incosciente.
C'è chi dell'amore si è stufata.
C'è chi credeva fosse amore, ed invece era pene. Nel senso di pisello, organo genitale maschile, che provoca gioie e pene nella medesima percentuale.
C'è chi si è fatta dei film mentali il primo di gennaio, per poi scoprire, il 2 gennaio, che il maschio medio che aveva promesso casette in Canadà, in realtà è padre di famiglia.
E tra un Sono davanti a WhatsApp da 4 ore, chissà quando il cerebroleso si degnerà di scrivermi un cazzo di messaggio, a un Io i maschi ormai li odio tutti, la domanda su cui ci scervelliamo è sempre la stessa: Ma che cazzo è l'amore?
Perché stabiliamo amicizie decennali senza nessun tipo di turbamento e poi impazziamo davanti ad un invito a cena che non arriva?

L'innamoramento è facile da definire.
E' quando anche le frasi di Fedez ti sembrano romantiche. E' quando scegli lo smalto in base al suo colore preferito. Sono le farfalle che svolazzano nello stomaco, e nessuna voglia di ingerire del veleno per ucciderle. E' quando passi metà giornata a pensare a cosa dirgli quando lo vedrai, e l'altra metà a sognare di quando lo vedrai.
E' quello dove si immaginano mani intrecciate e occhi che danzano insieme. Una corsa nel buio, senza sapere bene chi stia guidando.



E dopo?
E dopo son cazzi, amiche.

Perché se esci con una ragazza è facile, se c'è affinità diventerete amiche. Al massimo amiche del cuore. Nel peggiore dei casi solo amiche su Facebook.
Con l'amore le sfumature sono infinite.

E quello che sembra Amore ed invece è fuffa?

Ho stilato una lista di quello che potrebbe essere, ma fidatevi, non è.
C'è l'amore low cost. 
Quello che prendi all'ultimo minuto, come un volo Ryanair, e come con un volo Ryanair non hai nessuna aspettativa. Difficile che ti sorprenda. Gli snack sono sempre a pagamento, i sedili stretti, le turbolenze probabili.
Gli amori low cost sono quelli all'avventura. Quelli che sai quando parti e quando torni, nel mentre te la godi. Sono i viaggi ad Ibiza, mica a New York. Spendereste uno stipendio per un volo fino in Spagna? No. Breve, massimo profitto, costo basso, col cazzo che la felicità sia il tragitto e non la meta. Sbattimenti pochi, vantaggi diversi.
Poi arrivi ad un'età in cui vuoi viaggiare comoda. E allora passi ad Alitalia. Scioperi, cazzi e mazzi, ma quando sei a bordo sei serena. Puoi anche imbarcare il bagaglio senza il supplemento. E vogliamo parlare delle noccioline?
C'è l'amore in offerta.
Quello che come il latte in offerta, sai che costa meno perché è in prossimità di scadenza.
Lo acquisti perché è un'occasione, ma solo se lo consumi subito. Poi succede che te lo dimentichi in frigo e fa la muffa. Allora sopraggiunge la consapevolezza di aver buttato nel cesso i soldi.
Lo si prende e lo si cestina, senza manco averlo consumato. Di solito si traduce in un maschio che ti informa subito che non potrà darti nulla oltre allo scadere del tempo. Che decide lui. Te lo dice in anticipo, come se fosse un piccolo oracolo di Delfi, il controllore dei battiti del suo cuore. E' onesto? No, è un codardo.
C'è l'amore a profitto.
Avete presente le ragazze alla pari straniere? Tu le ospiti, loro non pagano l'affitto, ma in cambio ti rassettano casa. Do ut des.
Solitamente in alcune equazioni amorose è lo stesso. Cambiano i fattori. Compagnia in cambio di sesso. Verbi coniugati al plurale in cambio di un pompino. Variabili infinite. Con una costante.
Entrambi ci guadagnano solo se non si scomoda la parola Amore.
C'è l'amore piantina.
Come quella che compri al mercato. Tu di piante non capisci un cazzo. Ti sei detta mille volte che è colpa della genetica, dei traumi infantili, della Kryptonite, fatto sta che non sei dotata di pollice verde. E allora perché minchia continui a comprare le piante? 
Perché c'ho al speranza che questa non muoia.
Ah. Ok.
A volte con l'amore è uguale. Non è il tuo momento, non ci sei portata, o forse non ami i glicini, ma le querce. Insomma. Ucciderai anche questo amore e ti sentirai uno schifo.
Cambia hobby.
C'è l'amore dietetico.
Avete mai osservato la differenza tra i vostri carrelli della spesa, a dicembre e a maggio?
A dicembre sono un concentrato di grassi saturi, zuccheri, carboidrati, cioccolato, che metti che un giorno siate tristi. A maggio fotte se il morale è sotto ai tacchi, perché la prova costume è la priorità.
E quindi si aprono i battenti ad insalate, frutta, cracker poveri di sodio, biscotti al cartone pressato. Gnam!
Mangiamoci sto dolcificante, ma poco, che ingrassiamo. Andiamo a cena fuori. Ma ordiniamo un Cesar, che c'abbiamo la cellulite. Tutto è misurato. Pesato. Centellinato.
Con questa tipologia di amore, lo scenario è identico.

Non importa che siete voi le vittime o le carnefici.
Non importa che vogliate tanto un amore e che questo stronzo non arrivi.
La cosa fondamentale è l'uso delle parole.
Perché? Perché se chiamiamo Amore un Trombamico, lo colmiamo di significato romantico, perdendo la percezione della realtà, che no, se vi scopa e non vi chiama, difficilmente vi ama. Perché appunto è un Trombamico.
Si dice che in amore non occorra definire.
Io invece dico Definiamo.
Iniziando ad esempio col accomunare la parola Amore con Costruzione. Se si vuole Costruire, si può iniziare a dire AM.
Il resto, dopo.





lunedì 22 dicembre 2014

Perché compatisco le amanti

Nella mia vita ho recitato qualsiasi tipo di ruolo.
Nel palco delle buone intenzioni, sono stata protagonista di storie d'amore meravigliose con uomini che mi erano completamente devoti, ma ho avuto anche relazioni marce e scontate, la mia dignità è stata presa e buttata nel cesso più volte, mi sono disperata, ho giocato alla casalinga senza arte e sono stata l'altra donna.
L'altra donna, la puttana, la rovina famiglie, quella nel buio, quella messa in disparte durante le feste, quella da incontrare nei motel e nei ristoranti di periferia.
Le mie storie passate sono state sporcate e ripulite da tradimenti di esseri indegni, che preferivano una scopata di una notte con la prima ninfetta disponibile, che costruire un futuro con me. 
E' successo diverse volte, e per ognuna c'è stato un lutto da metabolizzare, la perdita di autostima, Che schifo l'amore, non ne voglio più sapere.
Da tre anni convivo con un uomo meraviglioso.
Questo per dire che ho varcato la barricata e mi sono spostata dall'una, all'altra trincea.
Però nonostante la mia imperfetta vita sentimentale, non ho mai capito l'accanimento verso le amanti.




Quelle single o impegnate, che decidevano di farsi un giro in giostra con il mio uomo, colui che ventiquattro ore prima aveva giurato di desiderare solo me.
Quello con cui pensavo di mettere al mondo tanti bambini biondi e di passare i successivi cinquanta Natali davanti ad un albero stracolmo di lucine colorate.
Lei, la strega che infangava la purezza della mia storia per del sesso - a mio avviso - troppo modesto, quella che si metteva in mezzo ad una favola, quella cagna che per spirito solidale femminile avrebbe dovuto dimostrare un po' di comprensione, farsi da parte, Un po' di amor proprio, un po' di rispetto verso una relazione felice.
Ed invece no, come un piccolo ragno tessitore, aveva creato la sua ragnatela intorno ai miei sogni, per poi distruggerli. Che stronza.

Devo dire però, che a parte quell'attimo di nervoso iniziale in cui avrei preso la puttana per i capezzoli per immergerla in una vasca di scorpioni velenosissimi, nell'equazione delle mie storie fallite, l'amante non l'ho mai considerata più di tanto.
Sono sempre partita dal presupposto che non esista essere umano così meraviglioso, da potersi inserire in una coppia felice. 
Nel momento in cui c'è una feritoia nel muro, la luce entra. Non ci sono cazzi.
Con commozione immensa recentemente ho letto quello che Paul Newman disse a proposito del suo matrimonio (che durò 50 anni, fino alla morte dell'attore) e delle tentazioni di Hollywood: "Perché dovrei volere un hamburger, quando ho un filetto a casa?" 



E non solo.
A me le amanti hanno sempre fatto un'infinita compassione.
Si trovano ad essere desiderate perché posseggono quel qualcosa che le fidanzate non hanno. Piccolezze, s'intende. Un po' di dolcezza, un po' di leggerezza, un po' di inconsapevolezza, sempre voglia di fare sesso, mai una rottura di palle.
Però raramente vengono scelte, proprio perché tranne le piccolezze, non hanno nulla di eccezionale.
E se, sporadicamente, si ritrovano ad essere loro, le ufficiali, si rendono conto di aver ereditato un pacco pesantissimo.
Perché fare l'amante è facile.
Si prende il bello di una persona e si lascia che la fidanzata si sorbisca i macigni. I colleghi, il lavoro, la famiglia, il mutuo. Ma la quotidianità non sono i weekend lontani, né il rotolarsi per una notte intera tra le lenzuola di lino.
Le amanti sono quelle a cui è destinata l'infelicità.
Pazienti e remissive per non disturbare l'equilibrio fragile del fedifrago, si trovano ad un certo punto o a non essere scelte, o a rendersi conto che quello che apriva loro la portiera della macchina, non è sempre così meraviglioso. Hanno la consapevolezza bastarda, che se il loro uomo ha tradito la ex, probabilmente lo stesso destino capiterà a loro.
Quindi;
- Precarietà
- Nessuna sicurezza
- La certezza che alla sera l'amato tornerà da un'altra persona
- Il dubbio di essere relegata per tutta la vita al ruolo marginale di concubina, trovandosi poi a quarant'anni senza aver costruito nulla, aspettando ancora un individuo che continua a non voler scegliere
- La certezza che prima che lui lasci la compagna, passerà tantissimo tempo
- La possibilità di essere tradita a propria volta
- Socialmente considerata una sporca meretrice, nonché donna indegna
Una vita d'inferno, povera donna.

E lui invece? Il porco, il traditore?
Ho visto donne, che volevano la testa dell'amante su un piatto d'argento, additandola pubblicamente, per poi riprendersi in casa il fidanzato appena 48 ore dopo aver scoperto il fattaccio.
Ecco, qui amiche, non ci siamo.
Cosa vi interessa se una donna ci prova con il vostro uomo?
Non dovrebbe essere lui a portarvi rispetto? Non dovrebbe essere lui che tiene le altre a distanza perché crede fortemente nel vostro progetto di vita in comune?
Non dovrebbe essere lui a dire No, grazie? Che c'entra lei?
Nel momento in cui non è una vostra amica, avrà pur il sacrosanto diritto di fare avances a chi vuole? Sarà lui a dover tutelare la sua relazione, mica lei.
Solo per dirvi, che è facile mettere una taglia sull'amante e poi far finta di niente con il fidanzato.
Volete qualcuno da sacrificare agli dei? Guardatelo, mangia alla vostra stessa tavola.
Ha preferito una scappatella alla vostra storia.
Prendetegli lo scalpo e andate a bervi un the con la sgualdrina, che probabilmente vi ha fatto anche un piacere, aprendovi gli cocchi sulla mediocrità accanto a cui dormivate ogni sera.

E poi parliamoci chiaro.
Se so che il mio uomo è stato con un'altra, quest'altra può anche tenerselo.
Poi andrò al canile, adotterò un cane e gli insegnerò ad avere il controllo del proprio pisello.



lunedì 1 dicembre 2014

A cosa NON rinunciare (per un uomo)

Che fine fanno le donne intelligenti, indipendenti, sicure di se stesse, che all'improvviso abbandonano la propria vita in favore di succulenti prelibatezze da infornare, casa da rassettare o visite dall'estetista neanche fosse la migliore amica?
Semplice.
Si fidanzano. 


Ultimamente sto conoscendo molte donne che, dopo un invito a cena, un amplesso più godereccio della media, o un cambio di situazione sentimentale su Facebook, abbandonano precocemente la propria esistenza a favore di un maschio conosciuto da poco. 
T. aveva una vita. Il pilates. Le amiche. Un bastardino da accudire.
T. aveva come idea di massima cucina,  gli gnocchi alla sorrentina di Quattro Salti in Padella. 
Ora T. aspetta davanti ad un telefono che il nuovo Lui la chiami per invitarla a cena, ha abbandonato la palestra per seratine casa-divano-fiumidiamore ed è già tanto che si ricordi di portare fuori il cane, abitudine sostituita dalla preparazione di elaborati manicaretti che T. ha cominciato a preparare, con la complicità del libro di Benedetta Parodi. 
T. non sapeva neanche di avere un forno. Ora T. conosce esattamente quanto tempo ci impiega la pasta sfoglia dal passare da croccante, a cartongesso. 
T. si è rincoglionita. 
Ma se fosse solo questo, pazienza. Sta vivendo i sintomi dell'innamoramento, che producono effetti meravigliosi sulla psiche femminile. Niente di male, ci mancherebbe. Anzi, da amica non posso che starnazzare tutta la mia felicità. 
Il punto è un altro.
T. ha abbandonato la sua vita per entrare in quella di un uomo che conosce appena. 
Se si sposeranno, avranno tanti bambini e una vita felice, T. sarà sempre consapevole che una volta era un'altra persona. T. dirà a se stessa che prima era infelice, che i cocktail con le amiche erano roba da Bridget Jones e che lei ora è contenta di fare la mamma, la moglie, la partner perfetta e pace all'anima sua.
Ma se con il nuovo amore, non dovesse funzionare, T. ad un certo momento, si renderà conto di aver perso tutto.  Tutta la sua vita. 


Guardando lo specifico caso di T., mi sono resa conto che il mondo è pieno di donne simili. 
Donne interessanti che non vedono l'ora di trovare un uomo, e quando ce l'hanno, gli mettono in mano la loro esistenza. 
Lasciatemi dire che dal mio punto di vista è una follia. 
Se abbiamo trascorso una quotidianità fatta di noia e privazioni, allora è sacrosanto volerla cambiare. Con la complicità di un uomo, o senza. 
Ma se la nostra vita ci piaceva e l'unico fattore negativo (che vivevamo come tale), era la mancanza dell'amore, allora stravolgerla completamente quando ci si fidanza, è un suicidio.
Ho provato ad elencare a cosa non bisognerebbe mai rinunciare in favore di un nuovo fidanzato. 
1. Le amiche. 
Le amiche c'erano prima, ci saranno durante la nostra relazione, e non se ne andranno dopo. 
Quando saremo così tristi da non riuscire neanche ad alzarci dal divano per andare a comprarci la cioccolata, loro guideranno fino al supermercato più fornito.
Sono quelle che ci metteranno in guardia se annuseranno che il tipo con cui stiamo uscendo è uno stronzo e sono quelle che ci asciugheranno le lacrime quando lo stronzo ci mollerà.
Sono anche quelle che piangeranno di gioia con noi, al nostro matrimonio e quelle che terranno in braccio i nostri bambini. Allontanarle per un pisello è un errore madornale.


2. Gli hobbies.
Non importa che siamo fanatiche del nuoto sincronizzato o della caccia al tesoro. 
Sono delle attività che ci hanno tenute impegnate, che abbiamo amato e che ci hanno rilassato quando il capo urlava in ufficio. 
Saranno utilissime anche quando litigheremo con il nostro uomo, o quando torneremo single. 
Perché abbandonarle? 

3. La dedizione al lavoro.
In un periodo di crisi come questo, sembra insensato, eppure succede. 
Donne che avevano una passione disarmante verso il proprio impiego, all'improvviso diventano apatiche. Il motivo? Stanno a pensare tutto il tempo a quel tipo carino che le ha invitate ad uscire. 
Non importa che siano stagiste o manager d'azienda. I loro pensieri sono concentrati verso un culo sodo. Ne vale la pena? No, ovviamente. Perché qui non si parla di una pausa sigaretta in cui si racconta alle colleghe di quanto sia sexy quel tale. Si parla di mettere in discussione una carriera (o potenziale) per un pisello che magari il mese prossimo non vorremo più. Donne!!!

4. Le abitudini.
Ogni lunedì andiamo a fare la spesa, ogni mercoledì abbiamo zumba ed ogni venerdì vediamo la mamma? E perché cambiare tutto questo, se ci abbiamo messo anni a incastrare ogni attività come un puzzle perfetto?
Quando ci fidanziamo, dobbiamo pensare che sia effettivamente utile fare un posticino nella nostra vita al nuovo maschio. Non stravolgerla e catapultarci nella sua.


Siccome avevo bisogno di un consiglio maschile, ho chiesto a dei conoscenti eterosessuali cosa ne pensassero dell'argomento. Ho preso appunti, giuro.
Beh amiche, è venuto fuori che:
a) Se loro conoscono una donna che ha degli interessi e a loro questa donna piace, trovano fastidioso che di punto in bianco lei smetta di fare quello che abitualmente faceva. 
b) Reputano un: Stasera non posso vederti, ho da fare, molto più intrigante di una che salga su un taxi appena il suo telefono inizi a squillare. 
c) Pensano sia odiosa la dedizione totale femminile all'inizio di una relazione, perché dà l'impressione di disperazione. 
d) Non riescono a comprendere come l'abbandono della propria esistenza in loro favore, possa essere ammirevole in una storia d'amore. Contrariamente sostengono TUTTI che il troppo impegno spinga un uomo a spaventarsi e a correre verso una ragazza meno emotivamente disponibile. 
(e noi non vogliamo spaventare questi cuccioli indifesi, giusto?)

Ecco. Solo per dire che un conto è trovare un fidanzato, innamorarsi, essere felici, un conto è infilarsi nell'armadio di Narnia per cambiare radicalmente la propria esistenza. 
Non solo non va bene per voi, ma manco piace ai maschi. 
Continuate a cucinare gli gnocchi alla sorrentina, così saranno incentivati a portarvi fuori a cena. E a pagare.





lunedì 10 novembre 2014

Tornare con l'ex? Meglio la lobotomia

Il cervello femminile funziona in modo molto bizzarro.
Prendiamo ad esempio una relazione amorosa dove l'uomo si è comportato di merda e l'idillio volge al termine.
Lei passa momenti di tragggedia alternati a istanti vivaci da single.
Poi una sera, magari a novembre, magari quando le strade iniziano a riempirsi di trashissime luminarie con Babbi Natali appesi col culo di fuori e i panettoni Bauli pullulano sui banchi dei supermercati, lei sente che le manca qualcosa. O meglio, un qualcuno.
Qualcuno che le dica Buongiorno amore mio, qualcuno a cui regalare storte sciarpe di lana, qualcuno che la accompagni ad interminabili pranzi con parenti cagacazzi che prima di sapere se il colesterolo la ucciderà, le domandano: "Allora, dov'è Tizio? Ci piaceva tanto".


Allo stesso tempo, prendiamo una relazione terminata perché lui era insopportabile e Lei aveva ben chiaro che piuttosto che finire all'altare con uno così, meglio una pustola vaginale.
Solita scena. Luminarie, parenti, nessuno che le regalerà il bracciale di Tiffany manco sto anno.
In entrambi i casi, Lei dimenticherà all'istante quanto Lui fosse la reincarnazione di Casanova o di Leone il cane fifone e prima di addormentarsi, ripercorrerà i momenti belli della sua storia d'amore. Quando il perfido maschio era adorabile e quando l'inetto era interessante.
Tutte le urla, le incazzature si dissolveranno all'istante, i problemi? Quali problemi!
A nulla serviranno le amiche come gruppo di sostegno.
"Ma se l'hai lasciato perché voleva farsi anche il tuo cane!"
"Ma va, era solo dolce, sono io che non l'ho compreso"
"Ma se l'hai lasciato perché era più simpatico il tavolo della cucina!"
"Ma no, ero io intollerante, lui era speciale".
"Ma se non scopavate da mesi!"
"Ma sì, non mi depilavo, la colpa era mia".
Lo so. La solitudine fa schifo e la paresi sessuale è anche peggio. Ma ha senso darsi millemila giustificazioni per non arrendersi al dato di fatto? Ovvero che cercare un nuovo uomo è molto più complicato che riscaldarsi un piatto di Quattro Salti in Padella. Anche se si sa che sarà immangiabile, perché la mozzarella filante il giorno dopo non sarà più filante e quelli che ci si aspettava rimanessero  gamberetti dell'Indonesia ora sono micro francobolli dal sapore di plastica.
Ma pazienza. Piuttosto che niente è meglio piuttosto, ho 30 anni, le amiche si accasano, ricominciare l'iter degli appuntamenti è un'agonia, solo rimasti liberi solo gli psicopatici, eccetera eccetera.
Tutto vero, ma...
Ho provato a stilare i 10 motivi per cui tornare con un ex, sarà un successo come chiedere al direttore della banca 10.000 euro senza interessi.

1. Hai provato il baccalà. Ti fa schifo il baccalà. Al pensiero del baccalà, vomiti. Perché costringerti a buttarlo giù per forza? Te l'ha ordinato il medico?

2. Le uniche persone che cambiano sono i personaggi Disney e quelle in punto di morte. Per gli altri è durissima. Gli esseri umani adulti possono smussare qualche spigolo vivo, ma non muteranno nella forma e nell'odore. Facciamocene una ragione.
L'hai lasciato perché non si lavava i piedi? C'è speranza.
L'hai lasciato perché era inaffidabile, immaturo e non voleva una famiglia? Ti risparmio lo sforzo. NON E' CAMBIATO NULLA.



3. Se pensi che è meglio mal accompagnate che sole, ti devo avvisare, sorella. La solitudine la puoi gestire. Una persona di merda no. E alla fine una persona di merda ti farà sentire più sola e più vuota di qualsiasi vigilia di Natale passata con il tuo gatto anafettivo.

4. Accontentati di usare per il secondo anno di fila quel golfino rosso infeltrito. Al massimo ti selezioneranno per una puntata di Ma come ti vesti?, che è sempre meglio di essere tra le concorrenti di La mia ossessione. 
Le persone devono essere volute nella propria vita. Ti puoi accontentare dei funghi al posto delle patate per cena, non della persona che si sveglierà tutti i giorni al tuo fianco.

5. Harmony docet. Ci siamo incontrati quando non era il momento giusto. Ci amavamo, ma non potevamo stare insieme. Siamo maturati e ora è il nostro momento. 
No baby. Se due persone sono compatibili lo sono ora e fra cent'anni. 
Lo insegnano le amicizie. Le mie ConfiAmiche per eccellenza, sono le stesse dai banchi da scuola. Certo, se ne sono aggiunte altre, con alcune ci sono più scontri, con altre c'è meno voglia di fare le 6 del mattino abbracciate al cofano della macchina per colpa di un Mojito di troppo, ma ci sono ancora. Tutte.
A 20 anni, in aula studio conobbi una ragazza che per me era insopportabile. Di quelle magre, fighe arroganti ed irritanti. L'ho rivista questo weekend. E' sempre magra, figa arrogante ed irritante.
Giustamente si circonda di amiche che l'apprezzano. Io non sono tra quelle.

6. Sei terribilmente curiosa di sapere se nel lasso di tempo in cui vi siete detti Addio e Ciao, come è bello incontrati di nuovo, lui abbia appreso delle nuove tecniche sessuali che l'hanno fatto progredire da Homo Inespertus a Homo Siffredus. Lo so, ci siamo cascate tutte.
Quindi ci rifai un giro in giostra e le possibilità sono tre: Ti piace un casino, ti lascia indifferenti, ti fa schifo. Se ti piace, inizia una paturnia degna da premestruo costante. A lui sarà piaciuto? Se non mi chiama? Se mi ha usata? Peggio dell'uomo nuovo con cui sei preparata a questo tipo di drammi, c'è l'ex con cui NON pensavi di provare più nulla del genere.
Se la performance è stata divertente come la Traviata in 7 atti per la durata di 8 ore consecutive, beh, sai di aver perso tempo = fritti grassi per cena che tirano su = +600 grammi sulla bilancia la mattina dopo.
Se fa schifo sei conscia che potevi stare a casa a guardare i tramacci sessuali di Brooke Logan, sapendo che lei, in fatto di sesso, non sbaglia mai. Tu sì. E correrai anche il rischio che il povero Lui ti si attacchi come una cozza. Cheppalle!!

7. Ci esci. Stare con Lui è bello. Più bello di prima. Poi finisce. Ancora.
Non importa di chi sia la colpa. Dovrai sollevarti di nuovo dalla stessa persona che ti ha deluso in passato. Dovrai raccattare i cocci della tua autostima andata in pezzi, again and again. 
Uscirne la prima volta è più semplice. La seconda avrai la certezza che potevate evitarlo, che ti sei fatta del male, nel pieno delle tue facoltà mentali. Patata bollente, da digerire.
Una tragica tempesta emotiva, che a confronto, l'Odissea era un trip di funghetti.



8. A 25 anni avevate bene o male gli stessi interessi. Uscite, bevute, sessioni di sesso no limits, porno, cinema e amici.
Ora hai 30 anni. Con tutto ciò che implica. Ti senti una donna che vuole concretizzare se stessa ed il suo universo. Lui ha 30 anni. Con tutto ciò che implica. Si sente incastrato in un'età in cui non è ben chiaro se vuole costruirsi una famiglia o una sala da biliardo.
Tu sei sicura di ciò che vuoi. Lui no. Sogna ancora un Labrador con te. Ma vorrebbe anche una squillo che gli massaggi il prepuzio alla fine di una giornata di lavoro. Ma la beffa è che lo sapevi che non era pronto ad una vita a 2. E allora perché hai insistito?

9. Le tue amiche lo odiano. Che ti abbia distrutto l'ego o che sia stato insopportabile per il 90% della vostra relazione, loro hanno dovuto sorbirselo a lauree, feste e cene. Quando vi siete lasciati hanno brindato come se fossero state sorteggiate per un weekend con Di Caprio. Ora chi glielo dice che dovranno far finta di esultare nel rivederlo?

10. Sei pronta ad affrontare cosa ha fatto tutto questo tempo senza di te? Perché non resisterai alla curiosità di sapere se si è blindato in casa a piangere o se si è scopato la nazionale russa di rugby femminile. Se facciamo una domanda, bisogna anche aspettarci di non amare la risposta.
Solo questo motivo dovrebbe spingerci a bloccare su Facebook tutti quelli con cui siamo andate a bere uno Spritz.

“A tutti gli amanti scartati dovrebbe venir data una seconda possibilità, ma con un'altra persona.” 
-Mae West-

martedì 4 novembre 2014

La sfiga in amore non esiste

Recentemente le mie amiche sembrano essere state colpite dall'Ebola delle single: la sfiga in amore. 
Si accoccolano sul divano come se stessero tra le braccia di George e con un bicchiere di vino in mano mi spiegano che loro proprio sì, sono sfigate.

Che quella tappa insulsa della loro collega ha un fidanzato carino e loro no, che in giro ci sono solo Homines non Erectus, che pure la filippina si è sposata con un manzo e che alla fine moriranno tristi e sole a quarantanni, con la casa piena di gatti.
Parbleu.
Ho cercato di spiegare loro che la sfiga in amore non esiste.
Non mi hanno badano, le miscredenti, per cui ho stampato degli utilissimi consigli che ho trovato su internet, per donne e vagine solitarie.
La più esilarante parla di karma.
Hai dato un due di picche al postino? Eccoti un Neanderthal che parla solo di calcio. In terza elementare stavi con Gino e Pino contemporaneamente? Beccati sto Paleolitico che al secondo appuntamento ti mette in mano un Mocio Vileda per farti rassettare casa sua, sgualdrina!
Per caso hai appoggiato la mano sul pisello del fratello del tuo amico? Comparti un cane, perché sarai isolata dal girone degli appuntamenti, così impari.

Poi ci sono teorie fantascientifiche che consigliano la fiducia in noi stesse.
Fondamentalmente se hai due paranoie per le dimensioni del tuo sedere, nessuno ti si scoperà mai, perché manderai un'immagine di te assolutamente negativa.
Sei insicura di piacere ad un uomo, perché quello stronzo del tuo ex ti ha detto che sei cornuta e brutta? Beh, mettiti l'animo in pace perché finché non ti sentirai Charlize Theron, nessuno verrà con te manco a bere un caffè.
Sicuramente sentirsi meravigliose aiuta tantissimo, ma questa teoria vacilla, se penso a tutti i casi umani che si fidanzano perché trasmettono un'immagine di sé che si avvicina pericolosamente a quella di un gattino da salvare.

Poi la terza che ho trovato (e qui ho iniziato a tremare), sostiene con una certa sicurezza che siamo fatti per una persona.
Cioè, noi ci spariamo film Disney, romanzi Harmony, i racconti romantici della vecchia zia, a cazzo.
Perché per noi ci sarà solo una persona destinataci in questa vita.
Che voglio dire. E se non la incontriamo? E se ha un incidente prima di uscire con noi e muore? E se ci sbagliamo e non ci riconosciamo?



Dopo queste teorie, le mie amiche disperate, mi hanno guardato e, con gli occhi pieni di speranza, mi hanno detto: "Raccontaci un po' perché la sfiga in amore non esiste?"
Ecco bambine, adesso zia MaryG. vi spiega un paio di cose.

Capire chi siamo e cosa vogliamo.
Siamo donne dolci, tutte casa e lavoro?
Siamo delle avventuriere che sognano di girare il mondo con uno zaino in spalla?
Siamo molto più concentrate verso la carriera che sulla famiglia?
Non vogliamo bambini ma tanti zeri sul conto corrente?
Non c'è niente di male. Ma siamo folli se pensiamo che un uomo ideale posso soddisfare tante categorie diverse. Capiamo chi siamo e cosa vogliamo. E credetemi, non è una cazzata.
Scegliere il target.
Realmente crediamo che se vogliamo una vita avventurosa, un uomo che abbia due interessi in croce ci farà felici? Che se desideriamo una famiglia il bello e dannato ci darà quello che vogliamo?
Anche qui. Sembra una banalità eppure la maggior parte dei problemi delle single si riassumono in questi due primi punti.
Cercare qualcuno simile a noi.
Gli opposti si attraggono solo nei film e durante i weekend. Stare con un uomo con cui discutiamo in continuazione è snervante e di certo non positivo per la relazione.
Scegliamo individui con cui abbiamo interessi in comune. Sapete cheppalle avere uno che sta a casa i weekend perché ama la Formula 1, mentre noi vorremmo andare a fare le gite? Con il tempo è meglio condividere le nostre passioni, non litigare per le sue.



Per quella che è la mia esperienza, è tutto qui.
Dico davvero.
Per anni ho cercato una storia d'amore con artisti anafettivi ed egocentrici. Grazie al cazzo che ero da sola, passando l'inferno. Mi ci sono voluti anni, amiche di sostegno, shopping e cazzi random per capire che il mio schema era sbagliato. Non universalmente sbagliato, ma sbagliato per me, per quello che desideravo in quel momento.
Così ho fatto una lista. Una cosa breve e non impegnativa, che servisse alla vita per accontentarmi.
Ho scritto su un foglio alcune caratteristiche irrinunciabili dell'uomo dei miei sogni e ci ho messo la determinazione per trovarlo.
E sapete cosa è successo? Che è arrivato. Così, come lo avevo chiesto, manco si trattasse di un cappello su Amazon.
Ve lo giuro, appena si capisce chi si vuole davvero accanto, arriva l'happy ending.
Parola di MaryG.


venerdì 31 ottobre 2014

La tragedia degli amori giovanili

Ci siamo cascate tutte.
E per tutte intendo proprio tutte.
Gli amori giovanili hanno mietuto più vittime di Leo in Titanic.
Ci hanno fregato. Disintegrato. Fatto nascere consapevolezza, ma soprattutto insicurezze.
Ci hanno obbligato a paragonarci a chi aveva una vita amorosa felice. Ci hanno fatto compagnia mentre piangevamo con un cuscino sulla bocca.
Una tragedia, lasciatemelo dire.

Nella pienezza della nostra adolescenza sognavamo. Sognavamo così tanto da poter mettere in scena almeno due lungometraggi della Disney. Eravamo come spugne che assorbivano impulsi e sentimenti.
Alla domanda cosa vuoi per te stessa da grande, le più coraggiose rispondevano:"L'amore",  le altre lo pensavano soltanto.
Ci siamo colmate di sentimentalismi, di libri dal finale felice, di illusioni.


Crescendo abbiamo conosciuto diversi ragazzi carini, con i quali abbiamo provato vagamente a sperimentare quell'idillio romantico di cui non riuscivamo a fare a meno.
E lì. La catastrofe.
Perché questi adolescenti mai una volta che abbiano azzeccato la cosa giusta da dire.
Mai una volta che sapessero dove mettere la mani.
Mai una volta che non capissero quanto amore eravamo propense a dar loro.
Se corrispondevano il nostro idillio, era perennemente in agguato una tragedia.

M. fu colui a cui diedi il primo bacio.
In un sottoscala del patronato. Non partivamo benissimo, me ne rendevo conto, ma non ci turbavamo. L'ottimismo era l'ingrediente principale delle storie delle medie, come la crusca nella dieta Dukan. Poi non mi chiamò più per 12 giorni. Alla fine mi mollò per telefono dicendo che l'amore non era sbocciato.
Grazie al cazzo, M.

La cotta per M2 avvenne a 15 anni. Era dannatamente bello ed io lo aspettavo tutte le mattina all'incrocio tra casa mia e il suo liceo. Ci conoscevamo, andavamo d'accordo e questo mi bastava per mettere la sveglia mezz'ora prima del solito ed aspettarlo. Al freddo, al caldo, se pioveva, se c'era la nebbia, io ero lì, a quell'incrocio, con le mani nei guanti di lana o con gli occhiali da sole nuovi.
Il semestre successivo M2 baciò una mia amica.
Come avevo fatto a pensare che un suo Ciao corrispondesse ad un Mi piaci?

Qualche anno dopo mi innamorai perdutamente di A., che palesemente mi voleva bene, ma non si esponeva. Cantavamo in macchina in un'età in cui io la patente me la sognavo. Ci distendevamo sui muretti a vedere le stelle. Mi diceva cose importanti. Un gesto non era solo un gesto, ma una promessa.
Ed io sognavo case nella prateria e bambine con le fossette sulle guance.
Capii molti anni dopo che A. aveva la stessa intenzione di fidanzarsi con me, che ha una matricola di sfidare sul ring Mike Tyson. Ma io c'ho creduto perdutamente. Per ben due anni.
A diciassette anni si ha una pazienza sorprendente, anche quando non si viene baciate.
A diciassette anni si ha la tenacia di pensare che sia amore, anche se non si viene toccate.


Poi arrivò P., l'ultimo della mia gioventù. Come l'ultimo uragano che distrugge una casetta fatta di assi di legno e di buoni intenzioni.
P. lo stronzo, P. la merda.
P. che mi fece decretare senza mezzo termini che era il caso di cambiare strategia.
E così via a notti folli, autostop, bottiglie di vino scolate in biblioteca, ed il cuore perennemente lasciato a casa.

Dopo P. ricordo amori volutamente sbagliati. Di quelli che sai che non c'è storia, di quelli con cui si sperimenta e basta, di quelli che usi per mettere la mani su un corpo maschile.
Sono state persone che hanno fatto parte della mia vita per un'ora o per anni, che sono inciampati nel mio groviglio di capelli, ed alcuni hanno deciso di fermarcisi.
Hanno immediatamente perso il candore di quell'attesa all'incrocio, sono stati accolti con meno entusiasmo, a nessuno è stato permesso di assentarsi per 12 giorni.
Hanno formato un minuscolo esercito di parole mai a caso, di frasi concrete, di richieste e di poco romanticismo, perché mai avrei permesso loro di sussurrare frasi dolciastre dopo una mera notte di piacere.
Ero diventata selettiva. Non con i miei amanti, ma con le parole che decidevamo di pronunciare.

A questo sono serviti i miei amori giovanili.
A pesare il peso delle richieste e delle parole.
A considerare il romanticismo per pochi.
A non concedersi emotivamente dopo il primo trillo del telefono.
Sto ancora imparando, sia chiaro.



martedì 21 ottobre 2014

Quando l'amore non basta

Ci hanno raccontato che l'amore può tutto.
Ci hanno raccontato che se due persone vogliono davvero stare insieme, sono in grado di superare qualsiasi ostacolo.
Bene.
Lasciatemi dire che io non ci credo.
Che l'amore, a volte, da solo non basta.
Che sarebbe fantastico se l'amore potesse far quadrare i conti a fine mese.
Se l'amore riuscisse a smussare gli angoli vivi della gente.
Se l'amore potesse sconfiggere le barriere culturali.
Se l'amore fosse in grado di spingerci oltre i nostri limiti.


Forse era possibile, un tempo, quando la singolarità delle persone non era quasi sempre in primo piano rispetto ai bisogni degli altri.
Adesso è tutto molto più complicato.
Siamo abituati a combattere fin da piccoli per la nostra indipendenza, per un pezzetto di successo, per essere riconosciuti al lavoro, per un aumento, per differenziarci dalla massa, per combattere per un'idea, per formulare strategie, che non abbiamo capito che se fossimo stati insieme, se avessimo formato delle squadre omogenee con individui simili a noi, sarebbe stato tutto più facile.
Ma siamo cresciuti da soli. Indipendenti e forti. Piccoli guerrieri che ogni giorno partono per una nuova missione.
Come si fa a cambiare tutto ciò, magari a trent'anni, magari quando vivi da sola da un po' e sei abituata a pagarti le bollette al 100% e non 50% io e 50% te, quando hai digerito più delusioni che caramelle, quando hai impostato mille sveglie senza nessuno che ti dicesse Buongiorno.
Ti ritrovi a condividere di punto in bianco, l'esistenza con un'altra persona e a cercare di non crollare, di provare a cambiare le tue abitudini Porta tu la spazzatura, No stasera tocca a te, tentare di condividere gli spazi comuni, un cane, il cassetto dei calzini, il frigo, la passione, il sesso.

Poi una mattina ti svegli e tutto questo ti fa schifo.
Pensi a quando eri da sola, a quanto paradossalmente fosse più facile, te l'hanno insegnato da bambina che Tu puoi farcela senza un uomo vicino ed è tutto assolutamente giustissimo, sacrosanto, l'indipendenza andrebbe imparata all'asilo, se non fosse che si sono dimenticati di farci apprendere la difficoltà di vivere con qualcun altro. Si sono dimenticati di metterci, tra la merenda e la pallavolo, il chip della pazienza, della sopportazione, del lottare per qualcuno che non siamo noi.
L'apprenderanno da grandi, pensavano. Ma si sa che le lezioni imparate in trincea sono quelle più dolorose, quelle che causano più morti, bisogna andare in guerra con la giusta attrezzatura sennò è un suicidio. Di massa.
E allora si getta via.
Perché?
Perché devo essere felice. 
Perché è la mia vita.
Perché non voglio combattere, combatto tutti i giorni in ufficio, cazzo, almeno quando torno a casa voglio stare bene. 
Perché non ho più tempo per me, per le mie amiche, per la mia mamma, per il mio gatto.

E' tutto una concentrazione primaria verso i propri bisogni.
Facciamo e distruggiamo con la stessa facilità con cui compriamo un paio di leggins, dimenticandoci che stiamo distruggendo vite, rapporti, legami, cuori.

Sono un'egoista, io.
Sono la prima che ha sempre messo in primo posto se stessa, proprio perché ho seguito il Mantra de: E' la mia vita, la MIA felicità. Finora mi è andata piuttosto bene. Ho condiviso pezzi di percorso con persone generose che accettavano il mio desiderio totalitario di amore, chiedendo poco in cambio, ma intorno a me, mai come in questo periodo, vedo coppie che si distruggono a vicenda e nella maggior parte dei casi le motivazioni di un singolo sono ad un livello superiore rispetto a quelle del partner.
Che si sta insieme a fare se non si desidera costruire, ma imporre?
Come si fa a stare insieme senza il bisogno di imporre?
Dov'è finito il C'eravamo tanto amati?

Non lo so, ovviamente. Spero che lo sappiate voi, perché dalla mia posso solo dire che l'amore, a volte, non basta.
Che ci sono storie d'amore che terminano per un'insoddisfazione che ad un certo punto diventa oceano.
Che ci sono persone che sanno cosa servirebbe a migliorare la propria relazione e si voltano dall'altra parte.
L'amore non basta, no.
Basterebbe un po' di amore in più. Forse.



lunedì 23 giugno 2014

Tutti i corteggiamenti della mia vita

Tutti i corteggiamenti della mia vita.

Nessuno.

Ieri ero con la mia mamma e si parlava della miriade di uomini che l'hanno corteggiata.
Chi con gesti plateali. Chi con dei fiori che fanno sempre una porca figura. Chi con bigliettini. Chi con serenate.
Ebbene si. Serenate.
Ad un certo punto lei si gira e mi dice: "Chissà quanti hanno corteggiato te"
"Manco uno, mami".
Il che lei inizia a guardarmi come se 29 anni fa avesse partorito una tartaruga gigante di rara oscenità e non se ne fosse mai accorta.  Ha fatto quella tipica espressione da mamma dilaniata da un dubbio atroce Non l'avrò mica fatta brutta? E' scema? E' colpa del culo grosso? 
Ci ho messo un po' a farle capire che come negli anni '80 andavano di moda le spalline delle dimensioni di un armadio 4 stagioni e ora non se ne vedono più in giro, così sono scomparsi i maschi romantici. Con la differenza che le donne della mia generazione sanno perfettamente che questa specie di Home ex Sapiens, lo fu un tempo,  non tornerà mai di moda.

La verità è questa. Io non sono mai stata corteggiata.
Un ex, a essere sincera, fece una cosa dannatamente tenera.
Durante il nostro primo weekend a casa sua, scrisse il mio nome sul pavimento con petali di rosa e mi costruì un baldacchino, sapendo quanto io fossi -soprattutto all'epoca- fottutamente Disney addicted.
Dico costruito nel senso di costruito. Le sua manine, sega, legno, chiodi, non so quale altra diavoleria abbia usato, o quante ore abbia passato a guardare Extreme Makeover Home Edition, ma il risultato fu superbo.
Però non conta, perché già gliel' avevo data e perché lui era terrone.
Il romanticismo al Sud è come gli occhiali specchiati al Nord. Ce l'hanno tutti, non fa testo.
La tragica verità, è che, appunto, io non sono mai stata corteggiata.
Nessun gesto d'amore folle, nessuna plateale dichiarazione, nessuna frase da Telefilm alla Se non sarai mia che senso avrà continuare a vivere?


Io nella mia vita, ho fatto un paio di cose spudorate per far sapere ad un uomo che ero interessata. Diciamo anche presa.
All'università organizzai una sorpresa a uno con cui stavo uscendo. Decisi di citofonargli alle 4 del mattino con due brioche appena sfornate e il mio reggiseno migliore. Mi sembrava una cosa romantica. E gli averi pure regalato del gran sesso.
Lui era a letto con un'altra e io mi mangia due cornetti alla faccia loro. 

La seconda volta mi presentai in un bar sui Navigli dove lavorava un cameriere con cui c'erano stati un paio di limoni, ed io ovviamente ero in quella situazione in cui razionalmente sapevo che non mi potevo permettere manco un castello in aria, ma emotivamente già pensavo se per il nostro matrimonio mi sarebbe stato meglio l'abito modello sirena, o quello di pizzo con la gonna ampia.
Arrivai in questo locale fighissimo. Lui mi accolse con un tenero Cosa ci fai qui. Sto lavorando. 
Io e il mio ego ce ne tornammo a casa distrutti.
L'unica sirena a cui pensai in futuro fu quella che canta In fondo al mar, c'è la sardina fa una moina, c'è da impazzirrrrr.

Successivamente ho capito che se noi donne commettiamo gesti plateali e fiabeschi, veniamo spesso scambiate per pazze psicopatiche che al primo No grazie stasera vado al cinema con mia mamma,  siamo pronte a bruciargli casa e rapirgli la sua sorellina.
Facciamo la parte delle disperate in cerca di marito come neanche i Templari in cerca del Sacro Graal.

In compenso posseggo (possediamo) una libreria stracolma di libri che avrebbero, con un ottimismo da premio Nobel, dovuto insegnarmi come non cedere subito al primo appuntamento, come non essere spaventata da un innocuo Mi dai il tuo numero? Anzi no, hai Twitter?, come provocare senza sembrare una sgualdrina.
Ci dicono che gli uomini sono cacciatori e noi dobbiamo fare le Mammut e fuggire, così sarà sicuro che verremo rincorse; ci suggeriscono di aspettare che un uomo si sbatta a corteggiarci così appariremo trofei ambiti, ci ricordano che Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere. 
Quello che si dimenticano di dirci gli autori, è che non ce la tiriamo dopo un corteggiamento, per il semplice fatto che il corteggiamento non sussiste.
Non esiste. Si è istinto. Come i dinosauri e gli zigomi naturali della Ferilli. 
Per cui possiamo stare serene.

Ho la sensazione che nell'era moderna e tecnologica, tra i maschi medi sia in auge una regola ferrea. Non fare capire ad una donna che si è interessati, perché se lei decide che no, quell'uomo non fa proprio per lei, l'uomo in questione vorrà morire e sprofondare.
Magari ha passato l'adolescenza a guardare film avventurosi, per poi farsela nelle mutande davanti ad un No, grazie.
Meglio quindi non rischiare e mandare degli input.
Che non impegnano mai.
Un invito a cena frettoloso, un like ad uno status di Facebook, un poke (ebbene si, esistono ancora i poke e gli uomini che li utilizzano), e se proprio proprio il tipo è un temerario, può commentare una nostra foto azzardando anche un complimento seguito da numero 2 di punti esclamativi.
Che fortunatissime, che siamo.
E pensare che gli uomini che rischiano, che lottano, che corteggiano, che ci dedicano canzoni e film, che cucinano per noi, li troviamo assolutamente irresistibili.
"E' un mondo all'incontrario", ha detto ieri mia mamma.
"Già!"
"Ma no aspetta. Che fine ha fatto quel bambino bellissimo che a 10 anni ti mandava delle lettere d'amore?"
"Ora è gay".
"Ah."


lunedì 9 giugno 2014

Io, che ho rubato il vostro amore

Che tu ne faccia meraviglia o spettacolo banale
lacrime a rendere o scherzo di Carnevale,
neve ad agosto o macchina per sognare
musiche per i tuoi occhi o parole da conservare,
[…] come una medicina, un dolore da rinnovare,
un desiderio spietato che non puoi rifiutare.
Ed è così, che ti lasci guardare,
è così che ti piace, così che ti fai immaginare.
(F. De Gregori, L'amore comunque)

Salgo sul treno che mi riporta a casa, anche se una parte della mia casa l'ho lasciata lì, tra quel rumore e quelle macchine, quel rombo assordante di festa, di biglietti pagati, e di quelli regalati.
Mi guardo intorno.
Vicino a me c'è una ragazza bellissima che sta guardando fuori dal finestrino.
Uno chignon le fissa i capelli. Noto che i capelli degli altri sono sempre perfetti, disciplinati, ordinati. Con i miei devo patteggiare ogni mattina. Forse i capelli prendono l'anima della persona che li indossa. Indossare. Non riesco a trovare un accessorio che si indossi meglio dei propri capelli.
Sulla banchina immobile, con le braccia conserte, la sta guardando un ragazzo. Ha i ricci neri e uno sguardo fiero.
Lei guarda lui. Vetro del finestrino. Lui guarda lei.
La scena riempe l'aria in un modo talmente commovente da indurmi a scattare una foto.
Lei guarda lui. Vetro del finestrino. Lui guarda lei.
Sono immobili.
Fino a che uno dei due non inizia a scrivere all'altro dei messaggi.
Lei guarda lui. Vetro. Lui guarda lei. Scrive. Lei guarda il telefono. Scrive. Lui guarda il telefono. Scrive. E si ricomincia.








Penso di pubblicare la foto su qualche canale Social, perchè l'amore per me è esattamente questo.
Una serie di sguardi, e la voglia di comunicare che riesce a trovare qualsiasi strada.
E' un ammirarsi impotenti.
E' una parola sussurrata e mai udita.
E' una mano sul cuore.
Il treno parte.
Lei si appoggia le dita sulle labbra come per mandargli un bacio.
Poi si infila gli occhiali da sole. Forse piange. Forse rimette le sue maschere al proprio posto.
Sto per condividere quel loro momento assolutamente intimo con il mondo.
Poi mi fermo.

Non penso alla violenza nel trovare una propria foto sulla rete, né allo smarrimento di quando si scopre di essere stati osservati. 
Penso solo che magari non è come sembra.
Che forse, nella città eterna, quei due si siano amati solo per un weekend.
Penso a un sacco di cose.
Penso che potrei rovinare una storia ufficiale. Penso ad un uomo che ritrova su Facebook la foto della sua donna mentre guarda con aria sognante uno sconosciuto sui binari di una città nella quale non avrebbe dovuto essere.
Penso che l'amore sia cosa privata, e l'esibizione in un luogo pubblico, per quanto celata, non giustifichi un'esposizione mediatica senza richiesta.
Penso tanto che alla fine giungo ad una conclusione.
Io, a quella sconosciuta, ho rubato l'amore.
Le ho rubato la magia di un momento con pensieri di infedeltà e con macchinosi risvolti degni del peggior filmetto di terza categoria.
Le ho rubato la favola con congetture di galeotti weekend.
I suoi sguardi sono diventati nascosti, infidi, traditori.
Le sue mani mandano baci che sanno di Non scrivermi tu, ti scrivo io e poi cancello.
Le sue promesse sono piene di dubbi.
Scusami bellissima sconosciuta.
Perdona la mia pochezza, il mio cinismo, il mio descriverti come reticente, il voler trovare schifo ovunque , solo perchè lo schifo l'ho assaggiato, l'ho assaporato, l'ho masticato.

E nonostante io ora abbia l'amore, faccio ancora fatica a riconoscerlo.
Il treno rallenta. Vedo che lei scende alla mia stessa fermata.
Le cammino un po' dietro perchè le valige mi pesano e io sono stanca.
Poi la guardo. Vedo che inizia a correre.
Ed è un attimo.
Si getta tra le braccia di un ragazzo alto.
Parte un bacio lunghissimo.
Inchiodo.
Sbarro gli occhi.
Per un attimo fingo a me stessa una reazione spropositata. Il mio ego vorrebbe gridare allo scandalo.
E poi fanculo, sorrido.
Perchè alla fine non c'è nessuna vittoria nella mia predizione.
Perchè alla fine non c'è scandalo, ma amore.
Amore moltiplicato e non diviso.
Sorrido perchè alla fine chissenefrega. Ma soprattutto.
Beata lei che ha 4 occhi che la guardano così.


Quella foto che ritrae i due giovani che si guardano dal vetro di un treno, è ancora nel mio telefono.
Non la cancellerò. Non le farò perdere significato. Non ci leggerò l'imminente rovina che colpisce gli amanti, i fedifraghi, i dispersi, coloro che attendono un treno che sta per arrivare.
No.
La terrò, perché mi ricorderà che l'amore riempie l'aria. Tutto il resto non importa.